Redazione Il Vaticanese

Seguire Gesù – III Dom. T.O – 22 gennaio 2017

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Abbiamo contemplato il Verbo fatto carne, adesso comincia la tappa seguente, la ragione della sua venuta tra noi: l’inaugurazione del Regno. Dall’inizio della sua predicazione Cristo associa uomini e invita quelli che diverranno apostoli a camminare al suo seguito per diventare “pescatori di uomini”. Membra del corpo di Cristo e associati alla missione della Chiesa anche noi riceviamo questa domenica la chiamata di Gesù a seguirlo come gli apostoli perché il Vangelo che salva il mondo giunga alle estremità della terra. E’ sulla sequela di Cristo che il Vangelo di oggi vuole intrattenerci ei anche noi ci soffermiamo.
Rispondere alla chiamata. Gesù incontra coloro che devono divenire suoi discepoli e dice loro “Venite dietro di me”. Seguire Gesù è soprattutto un appello. La cosa sembra banale ma all’epoca di Gesù erano i discepoli che cercavano un maestro. Con Gesù non è così. E’ il maestro che chiama e lo fa con autorità. Il regno bussa alla porta di ogni uomo che vuol sentire questa chiamata e conformare la propria vita con un itinerario di conversione. Questa è la scelta con cui ciascuno di noi deve confrontarsi e che suscita la nostra libertà. Voglio io rispondere a quest’appello e tirarne tutte le conseguenze? Tanti sono i simpatizzanti di Cristo ma non accettano di seguirlo come si presenta perché tirarne le conseguenze per la loro vita fa paura .
Seguire Cristo non è seguire un’idea che va di moda e a cui ci si attacca. Seguendo il Salvatore e mettendosi alla sua scuola siamo iniziati alla vita stessa di Dio e ai misteri della sua persona. Facilmente ci si può sbarazzare di un’idea ma è più difficile con una persona. La nostra libertà è diversamente impegnata quando si decide per Gesù.
Seguire Cristo richiede la morte a se stessi. E’ andare “dietro di Lui”. Lui è il primo , è Lui che apre la strada e noi lo seguiamo secondo il sentiero tracciato andando al ritmo di Gesù. Come Pietro siamo tentati di prendere altre strade che riteniamo più veloci ed efficaci, invece dobbiamo accettare come Pietro “di andare dove noi non desideriamo andare”. Questo mortifica il nostro amor proprio ed è una scuola di fede e di fiducia.
Davanti a questa chiamata così precisa gli apostoli rispondono con radicalità. Lasciano tutto, non tergiversano e non esitano. La strada che oggi Gesù inaugura è bella e rude. E’ quella del dono di se che culmina nel mistero d’iniquità della Croce e discepolo di Gesù è colui che accetta di portare la croce. “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Gesù ci dice di condividere il suo destino “se soffriamo con Lui , regneremo anche con Lui”
Questo cammino potrebbe anche intimorirci. La strada è fatta di esigenze e di rinnegamento di se. Il giovane ricco ebbe paura, ma la sequela di Cristo è anche pieno compimento dell’uomo: da pescatori di pesci a pescatori di uomini. Gesù qualifica positivamente tutto per portare alla perfezione tutte le qualità. Con Gesù c’è un vero “salto qualitativo”per ciascun uomo. L’uomo è condotto al termine di ciò che il Signore attende da lui e spera per lui. Alla sequela di Cristo raggiunge la statura dell’uomo perfetto. Così il mistero dell’uomo si illumina veramente se accetta di seguire Gesù, il Verbo fatto carne che apre a tutti noi una nuova strada.
Possiamo noi “seguire l’Agnello ovunque vada” perché il servo sia dove regna il suo Maestro che ha seguito, servito e amato.

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