Il lavoro non è una merce ma un dono che possiede dignità e valore

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Papa ti vogliamo tanto bene“All’inizio della creazione, Dio ha creato l’uomo custode della sua opera, incaricandolo di coltivarla e di proteggerla”. Parte dalla originaria opera divina, Francesco per ricordare al signor Guy Ryder, direttore generale dell’ILO, che il lavoro è “un dono” oltre che un dovere.

Francesco scrive in occasione della 103a Sessione della Conferenza dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, avviata oggi a Ginevra fino al 12 giugno. E chiarisce sin dalle prime righe il punto di vista del Papa, e dunque della Chiesa, sul lavoro umano.

Trascriviamo il testo integrale delle parole del Santo Padre:

Al Sig. Guy Ryder

Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro

All’inizio della creazione, Dio ha creato l’uomo custode della sua opera, incaricandolo di coltivarla e di proteggerla. Il lavoro umano è parte della creazione e continua il lavoro creativo di Dio. Questa verità ci porta a considerare il lavoro sia un dono che un dovere. Il lavoro perciò non è meramente una merce, ma possiede la sua propria dignità e valore. La Santa Sede esprime il suo apprezzamento per il contributo dell’ILO alla difesa della dignità del lavoro umano nel contesto dello sviluppo sociale ed economico attraverso la discussione e la cooperazione tra i governi, i lavoratori e i datori di lavoro. Tali sforzi sono al servizio del bene comune della famiglia umana e promuovono dovunque la dignità dei lavoratori.

Questa Conferenza si riunisce in un momento cruciale nella storia economica e sociale, che presenta sfide per il mondo intero. La disoccupazione sta tragicamente espandendo le frontiere della povertà (cf. Discorso alla FondazioneCentesimus Annus Pro Pontifice, 25 maggio 2013). Questo è particolarmente sconfortante per i giovani disoccupati, che possono troppo facilmente demoralizzarsi, perdendo la consapevolezza del loro valore e sentendosi alienati dalla società. Impegnandoci per accrescere le opportunità di lavoro, affermiamo la convinzione che solo “nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita” (Evangelii gaudium, 192).

Un altro grave problema, correlato al precedente, che il nostro mondo deve affrontare è quello della migrazione di massa: già il notevole numero di uomini e donne costretti a cercare lavoro lontano dalla loro Patria è motivo di preoccupazione. Nonostante la loro speranza per un futuro migliore, essi frequentemente incontrano incomprensione ed esclusione per non parlare di quando fanno l’esperienza di tragedie e disastri. Avendo affrontato tali sacrifici, questi uomini e donne spesso non riescono a trovare un lavoro dignitoso e diventano vittime di una certa “globalizzazione dell’indifferenza”. La loro situazione li espone ad ulteriori pericoli, quali l’orrore della tratta di esseri umani, il lavoro coatto e la riduzione in schiavitù. È inaccettabile che, nel nostro mondo, il lavoro fatto da schiavi sia diventato moneta corrente (cf.Messaggio per la Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati, 24 settembre 2013). Questo non può continuare! La tratta di esseri umani è una piaga, un crimine contro l’intera umanità. È giunto il momento di unire le forze e di lavorare insieme per liberare le vittime di tali traffici e per sradicare questo crimine che colpisce tutti noi, dalle singole famiglie all’intera comunità mondiale (cf. Discorso ai nuovi Ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, 12 dicembre 2013).

È anche il momento di rafforzare le forme esistenti di cooperazione e di stabilire vie nuove per accrescere la solidarietà. Questo richiede: un rinnovato impegno a favore della dignità di ogni persona; una più determinata realizzazione degli standard internazionali sul lavoro; la pianificazione per uno sviluppo focalizzato sulla persona umana quale protagonista centrale e principale beneficiario; una nuova valutazione delle responsabilità delle società multinazionali nei Paesi dove esse operano, includendo i settori della gestione del profitto e dell’investimento; e uno sforzo coordinato per incoraggiare i governi a facilitare gli spostamenti dei migranti a beneficio di tutti, eliminando in tal modo la tratta di esseri umani e le pericolose condizioni di viaggio. Un’efficace cooperazione in questi campi sarà notevolmente favorita dalla definizione di futuri obiettivi sostenibili di sviluppo. Come ho recentemente manifestato al Segretario Generale e ai Capi Esecutivi delle Nazioni Unite: “I futuri obiettivi dello sviluppo sostenibile dovrebbero quindi essere formulati e realizzati con generosità e coraggio, affinché arrivino effettivamente a incidere sulle cause strutturali della povertà e della fame, a conseguire ulteriori risultati sostanziali nella protezione dell’ambiente, a garantire un lavoro decente per tutti e a dare una protezione adeguata alla famiglia, elemento essenziale di qualsiasi sviluppo umano e sociale sostenibile”.

Cari Amici, la dottrina sociale della Chiesa Cattolica si pone a sostegno delle iniziative dell’ILO, che intendono promuovere la dignità della persona umana e la nobiltà del lavoro. Vi incoraggio nei vostri sforzi nell’affrontare le sfide del mondo attuale, rimanendo fedeli a tali nobili obiettivi. Nel medesimo tempo, invoco la benedizione di Dio su tutto quanto fate per difendere ed incrementare la dignità del lavoro per il bene comune della famiglia umana.

FRANCESCO

Fonte: www.vatican.va

 

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