Fabio Gallo

Vescovi Calabria preoccupati per crisi: “quale?” dicono i giovani

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Una nota diffusa dai Vescovi della Calabria, pur sostenendo i convincimenti della chiesa locale, diventa testimonianza della palese dicotomia tra la facciata barocca del “dire” e quella assai più essenziale del “fare“.
La prima è animata da una fitta tessitura di eventi di Palazzo sempre seguiti da una marea di TV regionali; la seconda, la facciata del “fare” è scarna, mostra il lato debole della Calabria dei proclami che mostra il suo punto debole: l’assoluta incapacità di essere costanti e di operare quotidianamente nella direzione dei proclami enunciati.

In questo clima giunge oggi il pensiero dei Vescovi che denunciano la loro preoccupazione sia per il presente che per il futuro dell’ “amata terra”, a meno che non si verifichi una inversione di tendenza a partire da una presa di coscienza profonda, personale e comunitaria. Cosa che sembra per davvero impossibile, almeno per chi cammina e non vola.

QUESTA PARTE DELLA NOTA DEI VESCOVI
La Calabria – cita la nota dei Vescovi – come il Meridione e l’Italia intera è “colpita dagli effetti di una profonda crisi economico-finanziaria globale, che coinvolge l’intero pianeta”. Lo scrivono i vescovi calabresi in una nota pastorale dal titolo “L’importanza della solidarietà. Nota sulle politiche sociali in Calabria”, diffusa oggi, sabato 23 giugno, nel corso di una conferenza stampa e pubblicata integralmente sui siti delle varie diocesi della regione. I vescovi sottolineano l’importanza della solidarietà e si dicono “preoccupati” sia per il presente, sia per il futuro di “questa nostra amata terra” e “convinti che tale problema può trovare soluzione solo con una chiara presa di coscienza, personale e comunitaria, dell’importanza di partecipare alla vita pubblica per promuovere, da una parte, il riconoscimento dei diritti, di tutti e di ciascuno; e, dall’altra, l’impegno a compiere fino in fondo i propri doveri”. Senza tale presa di coscienza – scrivono – non si potrà né “rafforzare” il “sistema Italia”, néaffrontare il problema del mancato sviluppo del nostro Mezzogiorno, e della Calabria in particolare”.

UNA CONSIDERAZIONE
Chi scrive ritiene che sia un bene per la comunità cattolica assumere uno spirito critico, soprattutto quando tale contributo si anima nel rispetto della verità e della persona.
In Calabria sono proprio la “Verità” e la “Persona” ad essere quotidianamente scalfiti, offesi e indeboliti. Insieme ad esse la creatività, l’intelligenza dei giovani, l’onestà, la giustizia, la cultura, la fede. Valori compromessi al punto tale, da rendere, a volte,  impossibile l’identificazione tra bianco e nero, tra bene e male.

La nostra domanda è: cosa intendono fare i Vescovi per esorcizzare le temute preoccupazioni citate nella loro lettera? Cosa hanno fatto? Cosa stanno facendo? Sono loro i nostri Pastori.

Ovviamente, siamo convinti che nessuno di noi possa assumersi la responsabilità di affermare una Verità come assoluta o anche in senso sociale, proponendola esattamente come noi la immaginiamo. Dunque, per capire dove si trova la “Verità” cosa dobbiamo fare? Attendere i risultati di tanta oratoria: attendere e valutare dai fatti. Dai frutti.
Dai frutti, siamo convinti, si può capire chi ha seminato bene e chi male. Chi ha promosso solo parole e chi ha dato vita a qualcosa di vero, di utile ai fini personali e sociali e non di futile.

La Calabria è una regione che si regge sulle colonne massoniche di ogni ordine e grado, sul potere finanziario della ‘Ntrangheta inteso quale modello economico che prevede l’eliminazione fisica dell’avversario, su fiumi di droga e su una classe politica che nessuno, ma per davvero nessuno, riuscirà mai a distogliere dal continuare a sfruttare e a mantenere subalterna la società civile del territorio. La Calabria proviene da una scuola politica che non ha secondi al mondo nel riuscire a creare forme di subalternità e legacci culturali.

Dall’altra parte di questa Calabria ci sono i Vescovi e tra essi alcuni che sembrano vivere una realtà parallela e che a volte dimenticano di essere i Pastori di tutti; indicano orizzonti futuri ma sono incapaci di costruire la quotidianità, finendo per essere funzionali a quanto essi stessi dicono di volere combattere.
In Calabria, infatti, è difficilissimo costruire il presente, mentre il futuro è sempre facile immaginarlo poiché esso non cambia. In calabria, dunque, è molto facile dire: …”sono preoccupato per il futuro…!” E i giovani che sono incapaci di adeguarsi alla cultura subalterna del territorio? Essi, per fortuna, sono tanti! Di loro non importa niente a nessuno ma sono molto utili per dare effetto e colpi di scena a tutti i discorsi.

Dunque la Calabria va valutata dai fatti che sono sotto gli occhi di tutti.

Non lo nega Don Ciotti che “il problema siamo noi” e non lo nasconde il Procuratore Antimafia Nicola Gratteri che nella Chiesa della Calabria c’è troppa contaminazione culturale che sconfina dalle mura delle parrocchie per entrare nel mondo del baciamo le mani.
Inoltre: come si può pensare – diciamo ai Vescovi della Calabria – di rafforzare il sistema Italia se la Regione Calabria, “Obiettivo 1 dell’UE”dunque letteralmente strapiena di danaro – riesce a non spenderli? Vogliamo parlare del Turismo e dell’assoluta incapacità di dare spazio a persone competenti? Vogliamo parlare del settore Agroalimentare e degli straordinari risvolti positivi che sui giovani potrebbero avere una serie di progetti mirati con coscienza? Vogliamo parlare dell’assoluta incapacità di dare spazio a progetti innovativi per i giovani, capaci di fruire la conoscenza del territorio al fine di dare vita a nuovi modelli economici e dunque lavoro? Vogliamo parlare di Mari, laghi e Monti, tra i più belli del mondo che sono assolutamente inutilizzati quale investimento di punta di una programmazione finalizzata al lavoro?

Anche noi siamo preoccupati. La soluzione c’è: basterebbe un parroco di campagna.

A cura di Giovani & Giovani