Il Vaticanese

E’ veramente il nostro Pastore? – IV Domenica di Pasqua

a cura di S. E. l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Mani/

Ogni anno la chiesa ci fa confrontare con questa pagina evangelica che si conclude drammaticamente a causa dell’ultima frase “Io e il Padre siamo una cosa sola”. Ma questo passaggio, che è quanto mai attuale nella chiesa, sembra essere rinviato all’attenzione di altri momenti per porre una sola questione, molto semplice: Siamo noi le sue pecore? E’ Lui il nostro vero pastore?
Gustando ciascuna delle sue parole troviamo il criterio per rispondere alle domande che ci siamo posti. E’ nostro pastore se ascoltiamo la sua voce, lo seguiamo, ci lasciamo conoscere e diamo la vita. Se la nostra risposta è positiva cresce la speranza perché se siamo davvero sue pecorelle “Non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla sua mano”. Lasciamoci interrogare dal Vangelo di oggi.
Ascoltare ci richiama l’atteggiamento di una reale disponibilità di spirito e di cuore. Non sentire con l’orecchio distratto dal rumore senza penetrare la nostra vita, ma ascoltare colui che da senso alle nostre scelte e che si dona totalmente per il suo gregge.
Conoscere e lasciarci conoscere. Lontano da ogni curiosità, ciò che è proposto dal Buon Pastore è l’apertura in ciò che mi rivela della sua vita, dell’amore del Padre, del progetto di Dio per l’uomo di oggi. Conoscere Cristo è scoprire la sua intimità col Padre, la sua sete di giustizia e di verità per l’uomo e il mondo .
Seguire Cristo, che avventura! Seguirlo con fiducia perché la sua voce è rassicurante ma anche seguirlo nell’incognito perché non ha una pietra dove posare il capo. Come coloro che , come gli apostoli, dall’origine della chiesa hanno osato. Questa audacia è particolarmente importante in periodi in cui avere delle garanzie sembra importante prima di correre qualsiasi rischio e impegno. “Mi devo tutelare!”
Donare la vita e riceverla nella sua pienezza perché si tratta della vita eterna.
Siamo nella dinamica della domenica di preghiera per le vocazioni. Avremo noi la disponibilità per assumere con il soffio dello Spirito Santo la missione di seguire il Buon Pastore nell’ascolto, nella conoscenza e nel dono totale? Rispondere ad una chiamata larga non è nelle abitudini della nostra società:una chiamata senza prospettive di carriera, di un rientro o di un riconoscimento sociale, ma una chiamata che apre all’essenziale e che dice il dono di Dio, il suo amore per l’umanità, una chiamata all’altezza del livello di Cristo.
“La messe è molta ma gli operai sono pochi” Perché? Forse il Signore li fa mancare o manca la nostra collaborazione. Dio che ci ha creati senza di noi non vuol far niente senza di noi. Perché mancano le vocazioni? La risposta è semplice: manca una evangelizzazione vocazionale. Nessuno più annuncia che si può scegliere Cristo come unica ragione della vita, si può vivere solo di Vangelo. E “come crederanno se non c’è chi annuncia?” La chiesa è invitata a questo annuncio e oggi ci invita tutti a pregare perché il Signore mandi operai alla sua messe ma anche apra la mente ai vescovi, ai sacerdoti e ai cristiani sul modo con cui proporre una vita di totale sequela di Cristo . Siamo chiamati ad uno stato di vera mobilitazione generale per annunciare fino agli estremi confini della terra che nessuno è dispensato da mettersi alla sequela di Cristo.

Per tutta la settimana troverete su Fb e su You tube (Giuseppe Mani) una riflessione sui vari modi di seguire Cristo.

www.lamiavocazione.it

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