Fabio Gallo

Via Liberio Andreatta dall’Opera Romana Pellegrinaggi. Inizia nuova epoca

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Sostituito Mons. Liberio Andreatta Amministratore dell’Opera Romana Pellegrinaggi. Lascia anche la direzione dell’ufficio per l’edilizia di culto. Al suo posto il Vicario di Papa Francesco Mons. Angelo De Donatis ha scelto Mons. Remo Chiavarini (Opr) e don Luigi Stolfi

Liberio Andreatta

Liberio Andreatta

La Redazione/

L’Arcivescovo Vicario Generale di Roma, Mons. Angelo De Donatis, ha nominato Mons. Remo Chiavarini nuovo amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi (Orp). Ne dà notizia il sito della diocesi ripreso da Avvenire, che informa anche della promozione di don Pierluigi Stolfi a direttore dell’ufficio per l’edilizia di culto, di cui è stato vicedirettore dal 2008. Mons. Chiavarini è nato a Sassoferrato (Ancona) nel 1953, ordinato sacerdote nel 1978, è parroco di San Clemente a Roma dal 2015.

Remo Chiavarini e Pierluigi Stolfi subentrano, dunque, a monsignor Liberio Andreatta, 76 anni, cui vengono tolte tutte le deleghe. Inizia una nuova epoca. I cinici non ci credevano.

Opera Romana Pellegrinaggi

Opera Romana Pellegrinaggi

CHIUSA LA PAGINA DI LIBERIO ANDREATTA ALL’ORP
Mons. Liberio Andreatta ricopriva l’incarico di amministratore delegato dell’Orp dal 2013 e quello di direttore dell’ufficio per l’edilizia di culto dal 2011. La sua sostituzione è stata accolta con giubilo da molti e sembra essere parte del raccolto attesa dai cattolici che seguono la riforma della Chiesa seminata da Papa Francesco e che oggi starebbe prendendo vita. In un momento in cui prevale la desertificazione dei valori e l’umanità vive un nuovo momento critico, la Chiesa di Cristo è di grande conforto e indirizzo. E perché ciò possa essere non credibile ma vero, gestione del potere e del danaro devono essere amministrati con intelligenza evangelica, perché siano riconducibili al bene della Comunità e non dei singoli.

Liberio Andreatta

Liberio Andreatta

Mons. Liberio Andreatta è stato un uomo molto discusso e i suoi possedimenti, non proprio stile evangelico, hanno riempito le cronache finendo per pesare sul fardello della Diocesi di Roma. Per ultimo il caso del Concerto nei Fori Romani che ha suscitato l’ira dell’Associazione delle Guide Turistiche riconosciute di Roma e non solo.

AI NUOVI INCARICATI I NOSTRI AUGURI E UN PICCOLO BAGAGLIO UTILE
Con l’augurio sincero alla nuova gestione, questa redazione desidera ricordare alcune pagine di cronaca perché il passato sia di auspicio ad un futuro sempre più consapevole a beneficio del grande lavoro che Papa Francesco e la Chiesa di Roma stanno portando avanti con grande difficoltà. Ricordiamo due redazionali, in modo particolare. Il primo, dedicato ai “Paperoni” del Vaticano. Il secondo, di Curzio Maltese, dedicato ai termini che traggono in inganno. Termini che una Chiesa matura non deve utilizzare perché provenienti dalla società economico-finanziaria dell’inganno.

Ora, però, inizia una nuova epoca.
I cinici non ci credevano.
Ora potranno toccare con mano.

I “PAPERONI DELLA CHIESA”
Da Il Mattino di Padova”
“Mons. Andreatta paperone di Marca”

“Li chiamano già i Paperoni della Chiesa, o i cardinali possidenti, se hanno la carica. Sono gli altissimi prelati della Chiesa italiana, che in un libro appena pubblicato… CRESPANO DEL GRAPPA. Li chiamano già i Paperoni della Chiesa, o i cardinali possidenti, se hanno la carica. Sono gli altissimi prelati della Chiesa italiana, che in un libro appena pubblicato – «Vaticash», scritto da Mario Guarino, edizioni Koinè (Guarino è il giornalista che fra i primi scavò negli albori affaristici di Berlusconi sin dagli anni ’90) – emergono come proprietari di beni immobili regolarmente denunciati e dichiarati. E sugli scudi, come ribadisce un servizio dell’Espresso sul libro-inchiesta di Guarino, c’è anche il monsignore trevigiano Liberio Andreatta, da anni ai vertici dell’Opera romana pellegrinaggi (Orp), agenzia vaticana per il turismo religioso, che organizza pellegrinaggi nei luoghi santi. Una «macchina» del turismo religioso. Nato a Fietta di Crespano 73 anni fa, Andreatta risulta dalla visure esaminate da Guarino (oltre 38 fogli, quelli del fascicolo delle proprietà del prelato trevigiano) uno dei più facoltosi ecclesiastici italiani, almeno alla voce immobili. Al catasto dello Stato italiano risultano intestato a monsignore un patrimonio personale di assoluto rilievo: l’ecclesiastico crespanese, oggi incardinato allo diocesi di Roma, possiede a titolo personale stabili rurali e immobili, ettari di terreni coltivati a uliveti, frutteti, boschi da taglio, castagneti. Sono centinaia e centinaia di ettari fra Marca e Maremma. A Crespano è proprietario di un immobile di 1432 metri quadrati e, con i parenti è comproprietario di altri tre stabili, ma in usufrutto. Ma possiede anche fabbricati nella zona di Saturnia (Toscana), tra Fibbianello e Semproniano: sono casolari e altri edifici rurali. E Guarino documenta anche come il patrimonio si sia ingrandito negli ultimi tempi: il monsignore crespanese l’ha accresciuto, acquistando, prima del 2011, altre centinaia di ettari di uliveti in Maremma. Guarino non è nuovo a inchiesta negli ambienti vaticani e della Chiesa, in particolare sui flussi di denaro sin dai tempi dell’Ambrosiano per arrivare all’attuale Ior. Guarino passa al setaccio il patrimonio di un centinaio di alti prelati, con dati aggiornati al 2014. Si chiaro: le proprietà sono tutte regolarmente dichiarate alle autorità italiane, dal catasto al fisco. E tutti i beni censiti da Guarino figurano tra le proprietà personali di vescovi e cardinali , come persone fisiche, non alle organizzazioni o associazioni ecclesiastiche. Certo un approccio non francescano, almeno nella proprietà immobiliare. È fresco il caso del superattico di Roma riconducibile al cardinal Bertone, intestato al Vaticano. Bertone risulta nullatenente, ma vengono esaminati i patrimoni di cardinali come Ruini, Angelini, Calcagno, arcivescovi (Balestrero) e vescovi. E ci sono anche i patrimoni di ecclesiastici a suo tempo indagati per legami con la mafia o la criminalità”.
Vedi http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2014/07/16/news/monsignor-andreatta-paperone-di-marca-1.9607617

IL DOSSIER SULL’OPR GIUNTO AL CONCLAVE
Da LaStampa.it
“Sul deficit dell’Opera Pellegrinaggi circolava un dossier in Conclave”

Tra i vari dossier che Papa Francesco sta esaminando in questo inizio di pontificato, ce n’è anche uno che riguarda la situazione finanziaria dell’Orp, l’Opera Romana Pellegrinaggi. «Attività del Vicariato di Roma, organo della Santa Sede, alle dirette dipendenze del Cardinale Vicario del Papa», come si spiega sul sito dell’ente vaticano, l’Orp è una delle più grandi realtà del pellegrinaggio a livello mondiale, particolarmente attiva verso mete classiche dei fedeli di tutto il mondo come Lourdes, la Terra Santa e la stessa Roma, capitale mondiale della cristianità.

Cresciuta fortemente negli ultimi anni grazie all’intraprendenza prima del suo vice presidente mons. Liberio Andreatta, poi del suo ex amministratore delegato padre Cesare Atuire, negli ultimi mesi l’Orp ha vissuto una fase travagliata con le improvvise e mai ufficialmente comunicate dimissioni di padre Atuire, il ritorno della gestione dell’ente interamente in mano a mons. Andreatta e una situazione finanziaria disastrata da rimettere in sesto. Le indiscrezioni su quanto stava avvenendo all’Orp sono rimbalzate al punto da raggiungere, nei giorni precedenti al Conclave, gli stessi cardinali riuniti a Roma nelle Congregazioni generali.

I quali, apprende ora l’ANSA, hanno voluto vederci chiaro, oltre che nello Ior e nelle altre realtà economiche della Santa Sede, anche nei conti di un ente che è stato a lungo un fiore all’occhiello del Vaticano. È stato così incaricato il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), esperto di materie economiche e finanziarie, di redigere una relazione accurata sullo stato dell’ente vaticano leader nei pellegrinaggi. Il dossier è già stato consegnato al Papa Francesco che, dalla sua elezione, ha avuto diversi momenti di incontro con il cardinale Calcagno nella residenza Santa Marta dove, per il momento, ha stabilito il suo `quartier generale´.

Secondo quanto si apprende, si parla di un deficit nei conti arrivato fino a punte di 3,5 milioni di euro. Cifre dettagliate sono comunque difficili da rinvenire. La situazione finanziaria dell’Orp viene rendicontata ogni anno dall’economo del Vicariato per essere trasmessa alla Prefettura degli Affari economici e poi inserita nelle voci che compongono il consuntivo finale del bilancio della Santa Sede di cui, però, viene pubblicato il totale senza entrare nel dettaglio delle voci.

Sta di fatto che, dalle parti dell’Orp, non è un segreto per nessuno che il forte passivo riscontrato nei conti dell’ente ha costretto a prendere in mano una situazione che rischiava di precipitare. Circa tre mesi fa è tornato a svolgere un ruolo di amministratore unico mons. Andreatta, a sua volta precedentemente allontanato per un periodo dalla gestione dell’Orp e poi nominato alla Provvista delle chiese nuove (incarico che continua a mantenere). Contestualmente, in modo improvviso, si è dimesso padre Atuire, intraprendente prete-manager, il cui nome è scomparso dall’organigramma dell’ente (come si evince consultando il sito Internet) senza che l’avvicendamento sia mai stato comunicato ufficialmente.

Secondo i bene informati, il disavanzo nei conti dipende da diversi fattori. Certamente ha giocato la crisi che ha fatto calare i pellegrinaggi a livello mondiale, ma sotto accusa ci sarebbe anche una gestione poco assennata dell’ente. Sarebbero infatti state troppe le assunzioni non giustificate da reali esigenze negli ultimi anni, mentre l’Orp avrebbe avuto anche problemi a rifondere le agenzie di viaggio a cui si appoggia per i pellegrinaggi. Una situazione che avrebbe spinto il cardinale vicario Agostino Vallini, presidente dell’Orp, a rimettere Andreatta al suo posto per fare fronte al «rosso» nel bilancio, ma che ha anche scatenato l’interesse dei cardinali nelle Congregazioni, che hanno voluto essere informati nei dettagli sull’ente vaticano per sapere come si sia arrivati a un tale passivo e se vi siano stati degli ammanchi.

DI CURZIO MALTESE: TURISTI NEL NOME DI DIO
Da Repubblica.it
DAL BLOG di papa Ratzinger, ufficioso ma benedetto dal Santo Padre, si legge: “Nell’era del low cost, l’Opera Romana Pellegrinaggi si adegua”. La ricerca di Dio si affida a voli rigorosamente a basso costo. Il Boeing 707-200 della flotta Mistral, fondata nel 1981 dall’attore Bud Spencer, e ora targato Orp, è decollato il 27 agosto da Roma con destinazione Lourdes.

I pellegrini, 148 fra i quali l’invitato Luciano Moggi, hanno intrapreso il viaggio spirituale supportati da una guida d’eccellenza: il cardinale Camillo Ruini. Il rettore della Pontificia Università Lateranense ha elargito la sua benedizione ai devoti. All’ingresso, le hostess in completo giallo e blu, spilla del Vaticano e fazzoletto giallo al collo, accolgono i passeggeri e li accompagno al posto. Sul poggiatesta si legge: “Cerco il tuo volto Signore”.

È nato insomma con un lancio pubblicitario in grande stile l’accordo fra il Vaticano e la Mistral nel settore del turismo della fede. Per una “ricerca di Dio con voli rigorosamente a basso costo”, la Chiesa si affida al testimonial Luciano Moggi, all’epoca già rinviato a giudizio, e alla chiacchierata compagnia delle Poste Italiane. La Mistral, fondata da Bud Spencer e salvata durante il governo Berlusconi con un’operazione giudicata fuori mercato perfino da alcuni parlamentari della destra e ancora oggi avvolta nel mistero.

Un’interrogazione del deputato di An Vincenzo Nespoli sul perché le Poste sborsavano fino a quindici volte il valore nominale delle azioni Mistral, per fare oltrettutto concorrenza all’Alitalia in crisi, non ebbe mai risposta dal governo. Il patto fra Mistral e Opera Romana Pellegrinaggi per trasportare il primo anno 50 mila pellegrini italiani verso i santuari d’Europa e Terra Santa, con la previsione di arrivare a 150 mila nel 2008 (centocinquantesimo anniversario dell’apparizione di Fatima) non è che la punta dell’iceberg di un affare gigantesco: il turismo religioso. Quasi sempre esentasse.

Il turismo è il primo settore commerciale del mondo per espansione, terzo per margini di profitti dietro il petrolio e il traffico di armi. In Italia, una delle principali mete del pianeta, la chiesa cattolica è di gran lunga il dominus del settore. Secondo l’indagine Trademark la chiesa cattolica controlla ogni anno un traffico di 40 milioni di presenze, 19 milioni di pernottamenti, 250 mila posti letto in quasi 4 mila strutture. Il volume d’affari supera i 5 miliardi di euro all’anno, il triplo del fatturato dell’Alpitour, primo tour operator italiano. In cima alla piramide organizzativa del turismo cattolico sta l’Opera Romana Pellegrinaggi, che ha convenzioni con 2500 agenzie e una rete con migliaia di referenti sul territorio.

L’Opr è presieduta da Camillo Ruini, Vicario di Roma, con Liberio Andreatta già amministratore delegato e ora vice presidente, alle dirette dipendenze della Santa Sede. A fianco dell’Opr svolge un ruolo importante l’Apsa, l’amministrazione patrimoniale della Santa sede, che gestisce gli immobili della Chiesa e spesso gli utili alberghieri. Entrambe le società hanno sede nella Città del Vaticano, godono dunque di un regime di extraterritorialità che significa in pratica non dover presentare bilanci e sfuggire alle leggi italiane in materia fiscale, di igiene, prevenzione eccetera.

In più, in tutte le convenzioni fra l’Orp e i clienti, esiste un comma (16) che rimanda “per tutte le eventiali controversie” alla “legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano”. E qual è la legge fondamentale della Città del Vaticano? Questa, che su qualsiasi controversia legale, civile o penale, l’ultima parola spetta al Papa. Il turista cattolico o no, ma in ogni caso al novanta per cento cittadino italiano, che volesse reclamare contro il servizio offerto, dovrebbe dunque aspettare la parola definitiva del Santo Padre. Nonostante questo, lo Stato italiano favorisce in vari modi l’Orp, patrocinata anche dal ministero delle Comunicazioni.

L’extraterritorialità del resto è una regola piuttosto diffusa per le attività commerciali della Chiesa, come nella sanità privata. L’ospedale pediatrico romano del Bambin Gesù, per fare un esempio, notissimo ai genitori della capitale, riceve numerosi finanziamenti statali e della Regione Lazio. Ma né l’amministrazione statale né quella regionale hanno il potere di rivedere gli accordi col Bambin Gesù perché ogni modifica deve essere trattata direttamente dal ministro degli Esteri con il Vaticano.

In un settore ricco e in forte espansione come il turismo, l’extraterritorialità si traduce in un formidabile ombrello fiscale. Non si tratta soltanto dell’Ici non pagata per alberghi, ristoranti, bar di proprietà degli enti ecclesiastici. Ma anche del mancato gettito di Ire (ex Irpef), Ires (ex Irpeg), Irap e altre imposte. Su questo lungo elenco di privilegi fiscali, nel rispetto del Trattato Comunitario, la commissione europea ha chiesto da tempo chiarimenti al governo italiano. I lavoratori delle “case religiose”, sempre più spesso veri e propri alberghi rintracciabili sul circuito commerciale normale, sono spesso suore o preti o volontari o legati da contratti anomali di collaborazione. Quindi gli enti ecclesiastici non devono pagare le imposte e i contributi previdenziali sul lavoro dipendente.

Nel sito della Cei, a questo proposito, si legge negli ultimi tempi una ricorrente lamentela per il fatto che, visti gli indici di crescita, la catena turistica religiosa deve ricorrere sempre più spesso al personale “esterno”. “Il personale esterno non garantisce le stesse prestazioni” di suore e preti, pretende di essere pagato per gli straordinari e cerca di introdurre tutele sindacali. Sia pure con i limiti enormi di libertà imposti dalla giurisdizione pontificia. I privilegi fiscali della Chiesa si traducono in un vantaggio sulla concorrenza e nella possibilità di praticare prezzi fuori mercato.

Se il settore turistico cresce ovunque in Italia, l’espansione di quello religioso ha tratti spettacolari, con un aumento di quasi il venti per cento all’anno.

Nel volgere di quattro o cinque anni il volume d’affari potrebbe sfondare il tetto dei 10 miliardi di euro. Non si tratta soltanto di turismo “povero” o “low cost”. “Sono ormai un centinaio i monasteri-alberghi entrati nei network Condè-Nast, Relais & Chateaux o Leading Hotel of the world” scrive il Sole 24 Ore. Ma si tratti di due, tre, quattro o cinque stelle, i prezzi sono sempre inferiori alla concorrenza, grazie alle minori spese.

Abbiamo parlato nelle puntate scorse dell’hotel delle Brigidine, 190 euro a notte, ma in una zona dove un quattro o cinque stelle costa quasi il doppio. I casi soltanto nella capitale sono decine. Dai Carmelitani di Castel Sant’Angelo, che offrono camere con frigobar, tv satellitare e aria condizionata a 120 euro, fino ai “tre stelle” a 60 o 70 euro. La spendida abbazia di Chiaravalle alle porte di Milano costa 300 euro, ma è un cinque stelle a tutti gli effetti. Lo stesso vale per le celebri Orsoline di Cortina e per il monastero di Camaldoli nell’aretino, mete di turismo intellettuale, culturale e politico d’alto bordo.

Se si scende al livello del turismo di massa, i prezzi calano ma il fatturato esplode. E lo stato italiano favorisce in ogni modo. Con le esenzioni e con i finanziamenti diretti. I 3.500 miliardi di lire versati dall’erario alla Chiesa per il Giubileo sono serviti in buona parte a riorgazzare la rete di accoglienza turistica. Ma quella pioggia di soldi non si è mai davvero fermata. In varie forme, governo ed enti locali continuano a sovvenzionare la rete alberghiera religiosa. Per il rilancio dell’antica Via Francigena, che nel medioevo collegava Roma a Canterbury, l’ultimo finanziamento statale è stato di 10 milioni di euro.

Ma bisogna aggiungere le centinaia di contributi degli enti locali. Visto il successo, l’Orp ha deciso di rilanciare anche altri pellegrinaggi: il Commino di Sigerico, da Milano a Roma; la Via dell’Est, che da Venezia attraversa Romagna e Umbria; l’antico cammino del Sud da Roma a Otranto. L’ultimo con un passaggio d’obbligo al santuario di San Giovanni Rotondo, il cui boom turistico ha messo di gran lunga in secondo piano le recenti rivelazioni sui dubbi di Giovanni Paolo XXIII a proposito della santità di Padre Pio, i suoi rapporti con le fedeli e l’origine reale delle stimmate.

In tutti questi progetti non c’è stato comune o provincia o regione o comunità montane, governata da destra o da sinistra, che non si sia accollata finanziamenti, agevolazioni fiscali, oneri di ristrutturazione. Non stupisce insomma che l’Opera Romana Pellegrinaggi allarghi di settimana in settimana il raggio d’azione. Il 2007 è stato l’anno dei voli della fede in Europa e Terra Santa. Il 2008 sarà l’anno dello sbarco nel mercato americano con il progetto “Christian World Tour”. “Fra il 2008 e il 2009 – dichiara l’amministratore delegato dell’Orp, padre Cesare Atuire – i progetti saranno estesi all’America Latina e all’Oriente, in particolare Cina, India e Filippine”. Tutto “rigorosamente low cost”.
(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/chiesa-commento-mauro/opera-pellegrinaggi/opera-pellegrinaggi.html