Il Vaticanese

Il messaggio d’amore di Gesù cambia le aspirazioni dell’uomo

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Il messaggio di Gesù cambia le aspirazioni dell’Uomo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una recensione del dott. Paolo Lorizzo sul libro “Gesù scartato” di Giordano Tantucci che esprime una rielaborazione dell’immagine del Cristo attraverso un messaggio semplice e profondo, nell’Amore.

Fin dalla sua morte, l’immagine di Gesù è stata sviscerata in ogni più piccolo dettaglio, cercando di comprenderne l’essenza più profonda. In questo modo si è cercato di mettere a nudo anche le realtà umane del Cristo, che forniscono ancora oggi numerosi spunti di dibattito.

“Questa immagine di uomo – scrive nel libro Giordano Tantucci – così eroicamente coerente, ci attrae e ci scandalizza contemporaneamente. Egli viene a scuotere la nostra coscienza, sopita e apparentemente soddisfatta della verità propinataci dalla cultura del consumismo e dell’edonismo. Egli viene a provocare la nostra coscienza che, di fronte alle innumerevoli trasgressioni morali, si sente tranquillizzata dall’idea di “normalità”, in nome dell’emancipazione, della modernità, del progresso”. E’ questa l’essenza che l’autore esprime illustrare il suo lavoro che ruota intorno alla figura del Figlio di Dio, alla luce del fatto che non esiste una figura terrena più dibattuta e il trattamento che l’uomo gli ha riservato durante la sua ‘permanenza terrena’ è soltanto l’introduzione di quanto avrebbero espresso sul suo conto in duemila anni di storia.

La vita umana di Gesù viene interpretata come il rifiuto da parte dell’uomo a considerare come verità l’esistenza del Cristo e della Sua parola, scartando sia l’uno che l’altra per cecità ossessiva. Nella Sua vita Gesù ha sopportato (con la consapevolezza di volerlo e doverlo fare) tutto il peso della croce, l’essenza divina della sua venuta sulla terra. E’ mediante la crocifissione infatti che si materializza quel rifiuto dell’uomo ostentato durante la presenza di Gesù sulla terra, perché soltanto la Sua eliminazione fisica ha permesso al rifiuto di lasciare il campo alla fede, il mezzo con cui viene sublimata la Sua immagine.

Il significato è ancora più profondo se ci soffermiamo a riflettere sul fatto che l’uccisione di Gesù sia stato soltanto l’ultimo (e il definitivo) atto della volontà da parte dell’uomo di volerlo ‘scartare’. Egli ha portato sulle spalle un fardello (la Sua croce) in silenzio, senza clamore, con una sofferenza talmente interiore da non essere visibile e condivisibile. Si scarta ciò che ci fa paura o quello che si ritiene non ci serva, salvo poi cercarla ossessivamente in caso di bisogno.

La questione del rifiuto è spesso motivata dalle paure più profonde dell’uomo. Seppur vicini a lui, gli Apostoli non furono in grado di cogliere la piena essenza del Cristo, quanto da Lui vissuto in termini ‘di Croce’, così come il Padre aveva stabilito per Lui. Gesù, dunque, visse la Sua croce nella più completa solitudine interiore, un sottofondo che lo ha accompagnato durante tutta la sua esistenza terrena, culminato con l’abbandono dell’Orto degli Ulivi detto Getsemani. Uno scarto morale ed emotivo che risuona da secoli nelle orecchie di chi è andato oltre ad un semplice evento storico. Seppur uomo ‘fisico’ come tutti gli altri, Gesù era Figlio di Dio, diverso nella sua essenza dagli altri uomini che non erano in grado di percepire la sua vera essenza. Gesù usava un linguaggio comprensibile a tutti ma la parte più profonda era inafferrabile. Chiunque si avvicinasse a lui poteva soltanto percepire ciò che diceva e capirne il significato, ma le sue emozioni per il compito cosi gravoso che lo attendeva, era irraggiungibile per tutti. Sostenere di essere il ‘Figlio di Dio’ fu probabilmente l’ulteriore elemento di discriminazione. Era discriminato da chi non gli credeva spacciandolo per impostore, ma era discriminato anche da chi sentiva che lo fosse, per paura, per vigliaccheria, perché è nella natura dell’uomo cercare disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi, salvo poi rifiutarla per paura delle conseguenze. L’autore con questo concetto di lapalissiana spontaneità, vuole porre in evidenza due aspetti fondamentali, la sua identità, nascosta, ma percepita dietro l’immagine di uomo diverso dal normale e dall’altra, per tutto ciò che esprimeva rispettando pienamente alla sua identità.

Secondo il Tantucci è durante l’Ultima Cena che si manifesta chiaramente l’essenza della vita dell’uomo: l’amore. E’ Gesù ad insegnarcelo subito dopo aver pronunciato le sue ultime parole agli Apostoli. Qui si avvicina Pietro, che gli manifesta tutto il suo amore esprimendogli la volontà di volerlo seguire, confessandogli di voler ‘morire per lui’, salvo poi rinnegandolo per ben tre volte prima che il gallo cantasse (Gv. 13,31-38). L’amore a cui Gesù si riferiva è un amore viscerale, l’amore che l’uomo deve dimostrare in modo disinteressato, senza calcolo alcuno, allo stesso modo di come Lui aveva amato i suoi Apostoli. Questo amore non è necessariamente un amore che si manifesta donando la propria vita ‘fisica’, ma in senso morale, facendolo “l’uno per l’altro”, ma in modo più profondo di come si potrebbe apparentemente intendere. Gesù infatti diede la Sua vita per la salvezza del mondo senza chiederla in cambio. Dare la vita “l’uno per l’altro” quindi, deve intendersi in modo “unilaterale”, senza reciprocità. L’amore di Cristo è l’amore più grande che ciascuno può dimostrare, quello di dare qualcosa col cuore senza aspettarsi nulla in cambio. Questo grande messaggio, poi disatteso dagli stessi apostoli nell’orto degli ulivi, è stato non casualmente trasmesso prima di una delle prove più dure vissute da Gesù proprio nel giardino del Getsemani. Quella notte rappresentò l’emblema di ciò che l’uomo deve evitare di realizzare. La mancata condivisione degli Apostoli ha rappresentato probabilmente il punto più alto dell’abbandono dell’uomo, insegnando come la partecipazione di tutti al cammino della fede, sia un cammino verso la perfezione cristiana.

“Quel ‘Gesù scartato’ ci incita continuamente ad imitarlo nella ricerca della verità, scegliendolo come modello, come ideale per dare un senso alla nostra vita. “Tuttavia – scrive Tantucci nel libro – in questa nostra condizione umana così debole, così piena di incertezze e di dubbi, quante volte siamo costretti a constatare che la nostra strada per il Paradiso è lastricata più di buone intenzioni che di risultati concreti! Alti e bassi si alternano in noi come le onde in un mare in tempesta.”

Uno degli elementi essenziali della vita di Gesù è la centralità del ruolo della Vergine Maria, quello amorevole e misericordioso.

“Stretti tra la Madre e il Figlio – sottolinea Tantucci – come in una morsa di misericordia, ci sentiamo amati per quello che siamo, nonché incoraggiati ad andare avanti fra tentativi ed errori, sicuri di poter contare sulla loro comprensione e pazienza. Infatti Gesù scartato, che ci invita alla perfezione rinnegando noi stessi e prendendo ogni giorno la nostra croce, come potrebbe non avere comprensione per noi, proprio Lui che ha tanto stentato a portare la sua croce? Anzi, per il fatto che ha dovuto farsi aiutare dal cireneo, Gesù vorrebbe quasi suggerirci – in certi casi – di non portare la croce tutta intera, ma di scomporla, per portarne un’asse alla volta. E come potrebbe non avere pazienza con noi, proprio Lui che non ha fatto davvero la maratona per portare la sua croce?”

 La preghiera più completa alla Madre e al Figlio, raccomandata dalla Madonna stessa nelle sue apparizioni e recitata dai più grandi santi, è il Rosario. E’ vero che in questa nostra vita frenetica non è facile trovare il modo e il tempo per recitarlo, tuttavia c’è un rimedio: possiamo recitarlo tutto intero o solo in parte; tutto in una sola volta o a più riprese; in privato o in pubblico. In quest’ultimo caso, possiamo farlo pregando mentalmente e contando con le dita, come sostiene Padre Manelli nel libriccino ‘Il santo rosario e i santi’.

Questa piccola pubblicazione di Giordano Tantucci, incentrata sull’esistenza e gli insegnamenti del Cristo, con linguaggio semplice ma rigoroso, ci trasmette il messaggio di un Gesù rifiutato fino all’ultimo suo respiro, ma grazie al quale è stato possibile cambiare da allora la mente dell’uomo e le sue aspirazioni.

Paolo Lorizzo

 

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