Il Vaticanese

Papa Francesco: “Spogliamoci dei nostri idoli e poniamo Gesù al centro della vita”

Papa Francesco sulla Cattedra di San Giovanni Laterano
Papa Francesco sulla Cattedra di San Giovanni Laterano

Le parole di Papa Francesco e gli interrogativi della Fondazione Paolo di Tarso. Nella terza domenica pasquale Papa Francesco celebra la Santa Messa nella Basilica di San Paolo fuori Le Mura e prega sulla tomba dell’apostolo Paolo.

La Fondazione Paolo di Tarso è sempre attenta a sostenere le parole del Santo Padre perché abbiano dalla fonte massima diffusione, accanto alla sorgente della Santa Sede e dei relativi e specifici strumenti di comunicazione.

La Fondazione che trae il nome da San Paolo apostolo che è proprietaria del Gruppo Comunicare Italia, predisposto dalla Coordinatrice funzionale e redazionale Eleonora Cafiero, tra cui il Vaticanese che segue le news della Chiesa Cattolica, ha come obiettivo la comunicazione etica in rete, divulgando il messaggio della fede cristiana, su ispirazione del grande comunicatore Paolo di Tarso. Il portale istituzionale dell’Ente il Paolo di Tarso.it è stato piattaforma ufficiale dell’anno paolino, nel 2008, indetto da Papa Benedetto XVI, piattaforma che si è fatta portavoce per prima, ad esempio, della diffusione in rete degli itinerari pietrini e paolini, dei Santi Pietro e Paolo, che fino a quel momento non erano molto chiari, dalla fonte all’applicazione ed alla fruizione dei siti, stimolando tutti gli enti preposti a fare lo stesso. Gli storici dell’arte della Paolo di Tarso, in questo caso, hanno sintetizzato e comunicato i luoghi dei Santi perché tutti li amassero e li vivessero a Roma, nella città del primo Vescovo di Roma, nella loro coerenza, nel loro essere anche umani e normali, come ha sottolineato di recente Papa Francesco, a proposito proprio dei Santi tutti. La Fondazione Paolo di Tarso non ha tralasciato la parola e la bibliografia del grande comunicatore Francesco d’Assisi, cui la Fondazione è anche ispirata, tenendo ben presente il dialogo tra Francesco e Chiara e l’apertura agli altri e al mondo.

Spogliandoci dei nostri idoli, piccoli o grandi, il gruppo della Fondazione Paolo di Tarso è progredito, solo lavorando, in Gesù. Un percorso difficile che è stato avviato da un uomo che noi della Fondazione Paolo di Tarso desideriamo ringraziare che è Fabio Gallo, il responsabile e ideatore dell’area progetti, che aveva tutto, al quale è stata tolta ogni cosa e la cui vita, sottratta paradossalmente dalla giustizia umana, è stata riscattata dalla giustizia divina. Ad onore proprio del vero anche dalla giustizia umana dal momento che la Corte Costituzionale Europea ha condannato l’Italia per la prima volta per la violazione dei diritti umani nel caso di un cittadino, grazie ad un giornalista di cronaca giudiziaria, Roberto Ormanni, l’unico ad avere creduto all’epoca, non a caso destinatario del riconoscimento “La Carta della Pace per la Tutela dei Diritti dell’Uomo e dell’Ambiente”. E così nelle diverse competenze di ballerino e regista un tempo, di sociologo e antropologo e oggi di massimo esperto di intelligenza connettiva, accanto a lui, Fabio Gallo, abbiamo fatto una scommessa. Se per davvero le soluzioni per le problematiche relative al recupero della Bellezza e della tradizione italiana, come ad esempio nei beni culturali in senso ampio, possano essere proposte da un gruppo eterogeneo composto da diverse professionalità e non solo da specifiche, che si pongono interrogativi, continuamente, come quelli un giorno proprio sulla tomba dell’apostolo Paolo, che si aggiornano per migliorare e fare meglio, anche nei tanti e rinnovati riferimenti accademici. Una sfida che si è concretizzata nella realizzazione dello standard di trasposizione fotografica a partire dal lavoro svolto e testimoniato nel Capitolo Lateranense, dove è stato restituito al mondo, in un agile sistema di sfoglio, il più importante fondo musicale della tradizione cristiana, con il codice 56 e 59 di Pier Luigi da Palestrina. Una sfida costruttiva e sana, rappresentata anche dall’Italia all’estero, nella collaborazione con le istituzioni italiane, con il compimento della prima digital library, esperienza che è andata poi avanti nel produrre il sistema di visualizzazione dell’Italia, visibile in DigItalia Bank, l’unico database fotografico italiano di un milione di immagini, che nessuno ha al mondo sull’Italia. E così via oggi con il Gruppo Comunicare Italia nella direzione portata avanti da dieci anni della trasmissione in rete di una “comunicazione vera, bella, buona”, come suggerisce oggi Papa Francesco e con le iniziative etiche nel settore del turismo e agro-alimentare con il Brand Simply med, perché la rete possa generare grosse economie che restino in Italia, nel nostro amato Paese, e ripristinino il corretto rapporto uomo-natura, nelle esigenze primarie da parte di tutti di accedere al cibo sano 100% Italia. E così via.

Una rassegna veloce, da ripercorrere con maggiore puntualità negli sforzi compiuti, riportata sponte nel diario di questa giornata speciale.

Occhi puntati sul Paoloditarso.it che a breve mostrerà, come a bambini, grazie all’uso corretto e agile della tecnologia che può incentivare collettività e singoli a scelte giuste, ciò che la Fondazione Paolo di Tarso ha realizzato nei suoi dieci anni di attività. E’ arduo spogliarsi di ciò che ci impedisce di amare il Signore, che è l’unica verità e via. E anche le nostre testate d’informazione hanno il dovere e il compito di trasmettere la verità perché tutti possano acquisire dati oggettivi, senza distorsioni, nella bellezza che, fin dalle emozioni che genera e dai valori in sé insiti, è comune a tutti.

Per questo ci sentiamo particolarmente vicini a Papa Francesco, sempre ma soprattutto, sul sepolcro di Paolo, una delle tombe vuote “aperte alla vita”, dove un tempo abbiamo ascoltato Giovanni Paolo II, nel 2003, anno di istituzione della Fondazione Paolo di Tarso, poi nel 2008, nell’Anno Paolino, Papa Benedetto XVI.

Per questo, per noi, per i nostri figli, per gli altri, ci chiediamo come proseguire a “spogliarci dei tanti idoli piccoli o grandi che abbiamo e nei quali ci rifugiamo, nei quali cerchiamo e molte volte riponiamo la nostra sicurezza”. “Sono idoli – ha detto Papa Francesco nella Basilica di san Paolo – che spesso teniamo ben nascosti; possono essere l’ambizione, il carrierismo, il gusto del successo, il mettere al centro se stessi, la tendenza a prevalere sugli altri, la pretesa di essere gli unici padroni della nostra vita, qualche peccato a cui siamo legati, e molti altri”.

Nel nostro cuore risuona la domanda posta dal Vescovo di Roma: “ho pensato io a quale idolo nascosto ho nella mia vita, che mi impedisce di adorare il Signore?” perchè continua Papa Francesco “Adorare è spogliarci dei nostri idoli anche quelli più nascosti, e scegliere il Signore come centro, come via maestra della nostra vita”.

Viviana Normando

Di seguito riportiamo l’omelia integrale di Papa Francesco nella Basilica di S. Paolo invitando agli approfondimenti su www.vatican.va.

 

“Cari fratelli e sorelle! È per me una gioia celebrare l’Eucaristia con voi in questa Basilica. Saluto l’Arciprete, il Cardinale James Harvey, e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto; con lui saluto e ringrazio le varie Istituzioni che fanno parte di questa Basilica, e tutti voi. Siamo sulla tomba di san Paolo, un umile e grande Apostolo del Signore, che lo ha annunciato con la parola, lo ha testimoniato col martirio e lo ha adorato con tutto il cuore. Sono proprio questi i tre verbi sui quali vorrei riflettere alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato: annunciare, testimoniare, adorare.

1. Nella Prima Lettura colpisce la forza di Pietro e degli altri Apostoli. Al comando di tacere, di non insegnare più nel nome di Gesù, di non annunciare più il suo Messaggio, essi rispondono con chiarezza: «Bisogna obbedire a Dio, invece che agli uomini». E non li ferma nemmeno l’essere flagellati, il subire oltraggi, il venire incarcerati. Pietro e gli Apostoli annunciano con coraggio, con parresia, quello che hanno ricevuto, il Vangelo di Gesù. E noi? Siamo capaci di portare la Parola di Dio nei nostri ambienti di vita? Sappiamo parlare di Cristo, di ciò che rappresenta per noi, in famiglia, con le persone che fanno parte della nostra vita quotidiana? La fede nasce dall’ascolto, e si rafforza nell’annuncio.

2. Ma facciamo un passo avanti: l’annuncio di Pietro e degli Apostoli non è fatto solo di parole, ma la fedeltà a Cristo tocca la loro vita, che viene cambiata, riceve una direzione nuova, ed è proprio con la loro vita che essi rendono testimonianza alla fede e all’annuncio di Cristo. Nel Vangelo, Gesù chiede a Pietro per tre volte di pascere il suo gregge e di pascerlo con il suo amore, e gli profetizza: «Quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi» (Gv 21,18). E’ una parola rivolta anzitutto a noi Pastori: non si può pascere il gregge di Dio se non si accetta di essere portati dalla volontà di Dio anche dove non vorremmo, se non si è disposti a testimoniare Cristo con il dono di noi stessi, senza riserve, senza calcoli, a volte anche a prezzo della nostra vita. Ma questo vale per tutti: il Vangelo va annunciato e testimoniato. Ciascuno dovrebbe chiedersi: Come testimonio io Cristo con la mia fede? Ho il coraggio di Pietro e degli altri Apostoli di pensare, scegliere e vivere da cristiano, obbedendo a Dio? Certo la testimonianza della fede ha tante forme, come in un grande affresco c’è la varietà dei colori e delle sfumature; tutte però sono importanti, anche quelle che non emergono. Nel grande disegno di Dio ogni dettaglio è importante, anche la tua, la mia piccola e umile testimonianza, anche quella nascosta di chi vive con semplicità la sua fede nella quotidianità dei rapporti di famiglia, di lavoro, di amicizia. Ci sono i santi di tutti i giorni, i santi “nascosti”, una sorta di “classe media della santità”, come diceva uno scrittore francese, quella “classe media della santità” di cui tutti possiamo fare parte. Ma in varie parti del mondo c’è anche chi soffre, come Pietro e gli Apostoli, a causa del Vangelo; c’è chi dona la sua vita per rimanere fedele a Cristo con una testimonianza segnata dal prezzo del sangue. Ricordiamolo bene tutti: non si può annunciare il Vangelo di Gesù senza la testimonianza concreta della vita. Chi ci ascolta e ci vede deve poter leggere nelle nostre azioni ciò che ascolta dalla nostra bocca e rendere gloria a Dio! Mi viene in mente adesso un consiglio che san Francesco d’Assisi dava ai suoi fratelli: predicate il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole. Predicare con la vita: la testimonianza. L’incoerenza dei fedeli e dei Pastori tra quello che dicono e quello che fanno, tra la parola e il modo di vivere mina la credibilità della Chiesa.

3. Ma tutto questo è possibile soltanto se riconosciamo Gesù Cristo, perché è Lui che ci ha chiamati, ci ha invitati a percorrere la sua strada, ci ha scelti. Annunciare e testimoniare è possibile solo se siamo vicini a Lui, proprio come Pietro, Giovanni e gli altri discepoli nel brano del Vangelo di oggi sono attorno a Gesù Risorto; c’è una vicinanza quotidiana con Lui, ed essi sanno bene chi è, lo conoscono. L’Evangelista sottolinea che «nessuno osava domandargli: “Chi sei?”, perché sapevano bene che era il Signore» (Gv 21,12). E questo è un punto importante per noi: vivere un rapporto intenso con Gesù, un’intimità di dialogo e di vita, così da riconoscerlo come “il Signore”. Adorarlo! Il brano dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato ci parla dell’adorazione: le miriadi di angeli, tutte le creature, gli esseri viventi, gli anziani, si prostrano in adorazione davanti al Trono di Dio e all’Agnello immolato, che è Cristo, a cui va la lode, l’onore e la gloria (cfr Ap 5,11-14). Vorrei che ci ponessimo tutti una domanda: Tu, io, adoriamo il Signore? Andiamo da Dio solo per chiedere, per ringraziare, o andiamo da Lui anche per adorarlo? Che cosa vuol dire allora adorare Dio? Significa imparare a stare con Lui, a fermarci a dialogare con Lui, sentendo che la sua presenza è la più vera, la più buona, la più importante di tutte. Ognuno di noi, nella propria vita, in modo consapevole e forse a volte senza rendersene conto, ha un ben preciso ordine delle cose ritenute più o meno importanti. Adorare il Signore vuol dire dare a Lui il posto che deve avere; adorare il Signore vuol dire affermare, credere, non però semplicemente a parole, che Lui solo guida veramente la nostra vita; adorare il Signore vuol dire che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, il Dio della nostra storia.

Questo ha una conseguenza nella nostra vita: spogliarci dei tanti idoli piccoli o grandi che abbiamo e nei quali ci rifugiamo, nei quali cerchiamo e molte volte riponiamo la nostra sicurezza. Sono idoli che spesso teniamo ben nascosti; possono essere l’ambizione, il carrierismo, il gusto del successo, il mettere al centro se stessi, la tendenza a prevalere sugli altri, la pretesa di essere gli unici padroni della nostra vita, qualche peccato a cui siamo legati, e molti altri. Questa sera vorrei che una domanda risuonasse nel cuore di ciascuno di noi e che vi rispondessimo con sincerità: ho pensato io a quale idolo nascosto ho nella mia vita, che mi impedisce di adorare il Signore? Adorare è spogliarci dei nostri idoli anche quelli più nascosti, e scegliere il Signore come centro, come via maestra della nostra vita.

Cari fratelli e sorelle, il Signore ci chiama ogni giorno a seguirlo con coraggio e fedeltà; ci ha fatto il grande dono di sceglierci come suoi discepoli; ci invita ad annunciarlo con gioia come il Risorto, ma ci chiede di farlo con la parola e con la testimonianza della nostra vita, nella quotidianità. Il Signore è l’unico, l’unico Dio della nostra vita e ci invita a spogliarci dei tanti idoli e ad adorare Lui solo. Annunciare, testimoniare, adorare. La Beata Vergine Maria e l’Apostolo Paolo ci aiutino in questo cammino e intercedano per noi. Così sia”.

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