Il Vaticanese

Bibbia che parla. Una mostra itinerante unica

A 50 anni dalla Dei Verbum, nell’Anno della Fede dopo esser stata a Marcianise, a Viterbo, a Matera, fa tappa a Foggia una mostra senza precedenti, unica nel suo genere dal titolo: “La Bibbia, libro di vita e di cultura”. Una mostra curata e voluta da P. Michele Perruggini dell’Ordine dei Frati Minori con l’Alto Patrocinio del Consiglio Pontificio della Cultura e all’interno dell’iniziativa “Il Cortile dei Gentili”. E’, per chi ha avuto la fortuna e la bellezza di visitarla un percorso storico, bibliografico ed iconografico che lascia veramente d’incanto il visitatore perché incentrata su tutte le forme di produzione e fruizione del libro sacro nei secoli come quelli presenti all’ingresso del padiglione dove esposte da vivo si possono vedere ma non toccare suggestivi papiri risalenti al VI sec. d.C. di rotoli di pergamene con salmi in aramaico, codici etiopi e antiche preghiere su pelle di cammello e i rotoli di Ester dell’Esodo, del Deuteronomio e dei Numeri. “La mostra –ci dice P. Michele – intende ripercorrere il cammino compiuto nel corso dei secoli da quella forma scritta che è la Parola di Dio, attraverso tre distinte sezioni. Una sezione archeologico storica che è introdotta da 8 pannelli esplicativi e 13 riassuntivi dell’evento biblico più 7 modalità sulla trasmissione della Bibbia nelle varie epoche a partire dal VI sec. d.C. Una sezione poi bibliografica composta da 50 bacheche divise in 15 sezioni i cui i testi biblici, appoggiati all’interno di speciali teche di cristallo, coprono un arco di tempo che va dal XV al XIX secolo. Si tratta di opere di codici etiopi ebraici e latini e di stampe delle prime Bibbie, di traduzioni, di commenti di Padri della Chiesa, di grammatiche e studi sulla lingua biblica. E infine vi è una sezione iconografica con dipinti del Rembrandt e incisioni di Durer e Holbein il giovane. La Parola di Dio senza interruzione di stupore in un percorso suggestivo che mette il visitatore di fronte alle prime Bibbie, quelle per intenderci di Johann Gensfleisch, Giovanni Gutenberg. E di fronte agli incunaboli veneziani del 1478 alla Bibbia nella versione parigina della Vulgata o alla versione di Koberger (1489), uno dei più celebri stampatori dell’epoca. E, ancora, al Nuovo Testamento di Erasmo da Rotterdam, stampato da Froben (Basilea, 1516) alla Bibbia di Melantone e a quella di Lutero con il suo commento al salmo XXIII per proseguire ancora alla produzione delle Bibbie di Lovanio, Sisto-Clementina e alle Bibbie poliglotte, come quella inglese di Waltondel 1657 o siriaca e terminante solo, si fa per dire, con gli Opuscola del De Civitate Dei nella prefazione del Froben – un’opera quella di Agostino come ricorda Perruggini – messa all’indice – e finalmente alle lastre in rame incise di Durer e di Hans Holbeine ai nove dipinti dipinto di Rembrandtrievocanti la Deposizione, Fuga in Egitto, Crocifissione, il Getzemani, l’Adorazione, i Miracoli di Gesù, la Sacra Conversazione e la Sepoltura. Come dire. Cosa di più di un percorso della natura profonda delle sacre scritture,testimonianza in forma scritta della Parola di Dio mai venuta meno per noi ? Alla mostra di P. Perruggini auguriamo un fecondo successo.

 

Antonello Cavallotto

 

 

 

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