Il Vaticanese

Don Patricello scrive al Prefetto: Istituzioni siano più vicine a Cittadini sfiduciati

Il Sacerdote anticlan Don Patricello
Il Sacerdote anticlan Don Patricello

Roma – a cura di Fabio Gallo, direttore editoriale ComunicareITALIA – “Dopo avere guardato con i miei occhi il video in cui il Prefetto rimprovera il sacerdote anticlan Don Patriciello, mi sento mortificato.
Se S.E. il Signor Prefetto di Napoli avesse voluto solo ricordare al sacerdote che nel rivolgersi al prefetto suo collega sarebbe stato meglio dire “Signor Prefetto” oppure “Eccellenza”, sarebbe bastata una semplice e garbata richiesta. Essa, certamente, sarebbe stata sufficiente perché un sacerdote di prima linea, educato e rispettoso del senso civico al punto tale da rischiare la vita ogni giorno per una Comunità, oltre che Pastore di una comunità difficilissima, stabilisse un rapporto più istituzionale.
Si, mi sento profondamente mortificato da Cittadino della Repubblica Italiana fedele alle istituzioni e al Presidente della Repubblica, così come alla mia fede tradizionale e al Sommo Pontefice della Sacra Romana Chiesa. Spero Sua Santità, con tutti i gravissimi problemi che la nostra Chiesa affronta e paga con puntuali versamenti di Sangue nelle Missioni, non abbia visto il video. Quel crescendo di parole contro Don Patricello ha avuto il potere di oscurarmi il cuore. Ecco un gesto più triste di tutti i telegiornali di questo periodo messi insieme.
Un eccesso assolutamente sproporzionato in relazione alla causa scatenante, ha procurato, viceversa, un’altrettanto grave mancanza di rispetto nei confronti di una Istituzione Religiosa locale che si batte per i Diritti dell’Uomo come quello alla Salute. Il sacerdote, con amore e buone maniere per la causa di carattere sociale che stava rappresentando, ha fatto rientrare ogni cosa chiedendo le sue scuse ma ultimando con precisione l’argomento per cui si trovava al cospetto dei SS. Prefetti e delle Alte Istituzioni presenti.
Il Video: brutto, brutto, brutto! Come una macchia su un candido abito bianco. Come una bruttissima notizia nel giorno più bello. Una pessima immagine a livello internazionale; una nuova prova del potere della Rete nel testimoniare la Verità alla Società Civile.
Sarebbe una bella cosa se il Signor Ministro della Repubblica Italiana all’Interno volesse invitare il Signor Prefetto di Napoli e Don Patricello per farci tornare al sorriso e, magari, per definire eventuali termini degli interventi richiesti dal sacerdote in difesa della Comunità dei Cittadini della sua Parrocchia di Caivano. Noi rimaniamo in attesa mentre i click in rete sono decine di migliaia.

Intanto, per consentirvi di inquadrare meglio i motivi per cui Don Patricello si travava innanzia ai Signori Prefetti e ad altre istituzioni Civili e Militari, vi offriamo qualche link di approfondimento:

http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/patriciello-e-il-prefetto-di-caserta.aspx
http://www.ilmattino.it/napoli/citta/il_prete_chiama_signora_il_prefetto_de_martino_lo_bacchetta_video/notizie/226605.shtml
http://www.dongiorgio.it/02/08/2012/camorra-e-rifiuti-tossici-don-maurizio-patriciello-parroco-a-caivano-stiamo-morendo-di-cancro/

Il VIDEO SU YOU TUBE: http://www.youtube.com/watch?v=te7Buvsfji8

Fabio Gallo – Direttore Editoriale Gruppo ComunicareITALIA.

 

RIPROPONIAMO L’ARTICOLO DI AVVENIRE
«In mezzo a tanti problemi, mentre nei nostri paesi tanta gente scoraggiata non crede più a niente e a nessuno, mentre la camorra ancora ci fa sentire il suo fiato puzzolente sul collo, mentre i roghi tossici continuano a bruciare come se niente fosse, il signor Prefetto di Napoli mette alla berlina un prete perché anziché dire “signora prefetto” ha detto semplicemente “signora”»; è la conclusione della lettera che don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, ha inviato al Prefetto di Napoli Andrea De Martino poche ore dopo l’audizione di mercoledì scorso in prefettura a Napoli aveva rimproverato aspramente il sacerdote.

Una vicenda che è stata filmata da un partecipante alla riunione, e che ha fatto rapidamente il giro del web. Nella lettera don Patriciello ammette di essere “mortificato” di fronte alla parole di De Martino, “gridate senza motivo”. “Se a me, prete di periferia, è concesso ignorare che chiamare semplicemente “signora”, la signora Prefetto di Caserta fosse un’ offesa tanto grave, non penso che fosse concesso a lei, arrogarsi il diritto di umiliare un cittadino italiano colpevole di niente, presente in prefettura come volontario per dare il suo contributo alla lotta contro lo scempio dei rifiuti industriali interrati e bruciati nelle nostre campagne”, continua il sacerdote nella sua lettera. Oltretutto la “signora Prefetto di Caserta” non era per nulla sentita offesa.

“Se una cosa mi addolora è constatare che tante volte è proprio la miopia delle istituzioni, la pigrizia di tanti amministratori, il cattivo esempio di tanti politici che fanno man bassa di denaro pubblico a incrementare la sfiducia in tanti cittadini”.

Io alla mortificazioni sono avvezzo – scrive don Maurizio -. Spendo la mia vita di prete nella terra del Clan dei Casalesi. La mia diocesi, Aversa, è quella di Don Peppino Diana. Quante mortificazioni, signor Prefetto. Quante intimidazioni. Quanti soprusi. Quante minacce da parte dei nemici dello Stato o di semplici delinquenti. Ma io dei camorristi non ho paura. Lo so, potrebbero uccidermi e forse lo faranno. Io l’ho messo in conto dal primo momento che sono stato ordinato prete”.

Poi si rivolge direttamente al Prefetto: “Ha voluto mortificare il prete o il volontario impegnato sul dramma dei roghi tossici? Ha voluto insegnarmi l’educazione – a 57 anni! – o mettermi a tacere perché già immaginava ciò avrei denunciato? Le nostre campagne languono, signor Prefetto. I giovani sono scoraggiati. I tumori sono aumentati a dismisura. La gente muore. Le amministrazioni locali non riescono a tutelare il loro territorio e la salute dei loro cittadini. E sarebbe proprio a costoro che viene ricordato il dovere di farlo. È una serpe che si morde la coda. Siamo prigionieri in questo “ Triangolo della morte”, in questa “ Terra dei veleni” dalla quale desideriamo uscire quanto prima, pur sapendo che per tanti di noi i danni alla salute sono ormai irreparabili”.

Ci ripensi adesso”.

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