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	<title>Commenti per Il Vaticanese</title>
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	<description>News Chiesa Cattolica</description>
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		<title>Commenti su Benedetto XVI: Etica per accettare sacrifici e impegni. Manca forza per applicare i Valori di alberto monticelli</title>
		<link>http://www.ilvaticanese.it/2011/12/benedetto-xvi-etica-per-accettare-sacrifici-e-impegni-manca-forza-per-applicare-i-valori/comment-page-1/#comment-17868</link>
		<dc:creator>alberto monticelli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 11:58:03 +0000</pubDate>
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		<description>Papa Ratzinger afferma che - la “crisi economica e finanziaria” dell’Europa “si fonda sulla crisi etica” che la “minaccia”. Ebbene, credo che al cospetto dell&#039;etica, il valore della morale abbia un più elevato peso decisionale nel dominio di tutte le scelte individuali e sociali per cui, piuttosto che all&#039;etica, la prioritaria causa è da attribuire alla morale. Ora, essendo gli attuali uomini dello Stato Vaticano, rappresentanti e responsabili cultori del potere morale, con coraggio e dignità dei princìpi che rappresentano nella storia della cristianità, dovrebbero avere ed agire con quel coraggioso esempio sconvolgente che caratterizza il nostro pensiero. E&#039; vero, “Manca la forza motivante” per indurre “singoli e grandi gruppi sociali ad accettare i sacrifici”. Lo dice il Papa, chiedendo dove sia possibile trovare la “luce” che spinga ad accettare “imperativi concreti”. Non è forse la nostra Chiesa il primo e più grande gruppo morale, etico, socialmente organizzato della storia che dovrebbe manifestare nell&#039;Opera della Parola e della Parola in Opera, la prima responsabilità qualificativa al cambiamento? Questa Verità non è assolutamente manifesta oltre le parole. Dov&#039;è la luce dei rappresentanti del Vaticano? Dove sono gli adeguati &quot;imperativi concreti&quot; di meritevole giustizia cristiana a cui responsabilmente appartengono per l&#039;altissima Virtù che rappresentano come Principi della Chiesa? L&#039;Annuncio del Vangelo è una realtà storica troppo seria per essere ingannata. Le sole parole? senza opere sono vuote e vacue. Amo troppo ciò che sono per fingere sui miei stessi princìpi e zittire. Amo troppo la mia appartenenza cristiana per assentire e fingere. Amo troppo l&#039;Essenza a cui appartengo e sono, per attendere. Agiamo nella comune Verità  o siamo semplici stolti. Crediamo di agire come un solo corpo secondo un vaticinio di appropriata coerenza ed invece, in una divisione di progressiva vuotezza o peggio, rappresentiamo solo il nostro pontificare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Papa Ratzinger afferma che &#8211; la “crisi economica e finanziaria” dell’Europa “si fonda sulla crisi etica” che la “minaccia”. Ebbene, credo che al cospetto dell&#8217;etica, il valore della morale abbia un più elevato peso decisionale nel dominio di tutte le scelte individuali e sociali per cui, piuttosto che all&#8217;etica, la prioritaria causa è da attribuire alla morale. Ora, essendo gli attuali uomini dello Stato Vaticano, rappresentanti e responsabili cultori del potere morale, con coraggio e dignità dei princìpi che rappresentano nella storia della cristianità, dovrebbero avere ed agire con quel coraggioso esempio sconvolgente che caratterizza il nostro pensiero. E&#8217; vero, “Manca la forza motivante” per indurre “singoli e grandi gruppi sociali ad accettare i sacrifici”. Lo dice il Papa, chiedendo dove sia possibile trovare la “luce” che spinga ad accettare “imperativi concreti”. Non è forse la nostra Chiesa il primo e più grande gruppo morale, etico, socialmente organizzato della storia che dovrebbe manifestare nell&#8217;Opera della Parola e della Parola in Opera, la prima responsabilità qualificativa al cambiamento? Questa Verità non è assolutamente manifesta oltre le parole. Dov&#8217;è la luce dei rappresentanti del Vaticano? Dove sono gli adeguati &#8220;imperativi concreti&#8221; di meritevole giustizia cristiana a cui responsabilmente appartengono per l&#8217;altissima Virtù che rappresentano come Principi della Chiesa? L&#8217;Annuncio del Vangelo è una realtà storica troppo seria per essere ingannata. Le sole parole? senza opere sono vuote e vacue. Amo troppo ciò che sono per fingere sui miei stessi princìpi e zittire. Amo troppo la mia appartenenza cristiana per assentire e fingere. Amo troppo l&#8217;Essenza a cui appartengo e sono, per attendere. Agiamo nella comune Verità  o siamo semplici stolti. Crediamo di agire come un solo corpo secondo un vaticinio di appropriata coerenza ed invece, in una divisione di progressiva vuotezza o peggio, rappresentiamo solo il nostro pontificare.</p>
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		<title>Commenti su Benedetto XVI: Etica per accettare sacrifici e impegni. Manca forza per applicare i Valori di Marina Palmieri</title>
		<link>http://www.ilvaticanese.it/2011/12/benedetto-xvi-etica-per-accettare-sacrifici-e-impegni-manca-forza-per-applicare-i-valori/comment-page-1/#comment-17861</link>
		<dc:creator>Marina Palmieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 15:34:22 +0000</pubDate>
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		<description>Sintesi che giunge con grande conforto, sintesi efficace e quantomai pregnante quella di Papa Benedetto XVI: 
Con l&#039;occasione di questo spazio, mi permetto di aggiungere - sommessamente e tuttavia in modo convinto - che troppe energie positive sono state e vengono tuttora mortificate nella società, energie potenzialmente rigeneranti e proficue anche per il benessere collettivo. C&#039;è in giro una diffusa sensazione di dramma, di sconforto, di dimenticanza e abbandono, sensazione che purtroppo in tanti casi si è e si sta tramutando in situazioni di vita terribili, pressocché irreversibili: ahinoi, spesse volte, fino al suicidio, come purtroppo i fatti di questi tempi fanno registrare.
E ancora: ci sono sì i (più) giovani che stanno attraversando un lungo momento di difficoltà, ma c&#039;è anche tutta una generazione praticamente &quot;gettata via&quot;, una generazione cui è stato chiesto moltissimo negli anni precedenti e che ha dato, si è spesa, si è inventata e reinventata in ogni modo pur di andare avanti, anche in mezzo a tante difficoltà e a tante invidie sociali per la qualità e la tenacia che pure essa andava esprimendo .. una generazione che è stata, come si suol dire, &#039;spremuta come un limone&#039; e che poi, di fatto, è stata dimenticata.
E&#039; la generazione degli attuali 45-55enni in su, e in particolare dei tanti che non hanno accettato scadimenti di qualità nelle loro attività e nel loro stesso modo di essere, dei tanti che pur essendo partiti da soli, senza appoggi importanti né rendite di posizione di famiglia/clan/dinastia, non hanno seguìto la subdole sirena della cosiddetta &quot;convenienza&quot; (altra parola di cui andrebbe rinverdito, rispolverato, tutto l&#039;orrore che essa contiene e che attorno a sé può generare), dei tanti che fino all&#039;ultimo hanno cercato di proteggere il valore del tale o talaltro talento (valore, quello del talento che viene alla luce con ogni vita, che occupa un posto rilevantissimo nel Vangelo), fosse pure di un talento mesto, in tono minore, apparentemente piccolo agli occhi degli altri.
Personalmente, auspico che volontà illuminate contribuiscano a riaprire una strada anche per quei &quot;tanti&quot;, una strada di speranza e nel contempo di nuove possibilità fattive. Una strada da ripercorrere con gioia, e perlomeno con la serenità cui ogni essere, già per il fatto stesso di essere nato e di esistere, ha diritto (diritto in senso naturale, che non viene dagli uomini, ma dal cielo, da un&#039;origine eterna).
Ma auspico anche che non si abbiano più casi di persone che si gettano dal balcone perché non sanno più come pagare l&#039;affitto, persone che non avendo alcun contatto privilegiato non hanno neanche potuto avere qualche istante di attenzione da chi, invece, anche istituzionalmente e anche territorialmente (dunque anche sindaci, assessori etc.), avrebbe dovuto fornirlo.
Auspico che anche la dimensione sociale già di oggi e di domani sia pervasa, schiarita, dalla luce di una dimensione esistenziale &quot;in verità e in spirito&quot;. Che spazzi via l&#039;ignavia, il vizio dell&#039;omissione, la pratica dell&#039;abbandono.
(Marina Palmieri)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sintesi che giunge con grande conforto, sintesi efficace e quantomai pregnante quella di Papa Benedetto XVI:<br />
Con l&#8217;occasione di questo spazio, mi permetto di aggiungere &#8211; sommessamente e tuttavia in modo convinto &#8211; che troppe energie positive sono state e vengono tuttora mortificate nella società, energie potenzialmente rigeneranti e proficue anche per il benessere collettivo. C&#8217;è in giro una diffusa sensazione di dramma, di sconforto, di dimenticanza e abbandono, sensazione che purtroppo in tanti casi si è e si sta tramutando in situazioni di vita terribili, pressocché irreversibili: ahinoi, spesse volte, fino al suicidio, come purtroppo i fatti di questi tempi fanno registrare.<br />
E ancora: ci sono sì i (più) giovani che stanno attraversando un lungo momento di difficoltà, ma c&#8217;è anche tutta una generazione praticamente &#8220;gettata via&#8221;, una generazione cui è stato chiesto moltissimo negli anni precedenti e che ha dato, si è spesa, si è inventata e reinventata in ogni modo pur di andare avanti, anche in mezzo a tante difficoltà e a tante invidie sociali per la qualità e la tenacia che pure essa andava esprimendo .. una generazione che è stata, come si suol dire, &#8216;spremuta come un limone&#8217; e che poi, di fatto, è stata dimenticata.<br />
E&#8217; la generazione degli attuali 45-55enni in su, e in particolare dei tanti che non hanno accettato scadimenti di qualità nelle loro attività e nel loro stesso modo di essere, dei tanti che pur essendo partiti da soli, senza appoggi importanti né rendite di posizione di famiglia/clan/dinastia, non hanno seguìto la subdole sirena della cosiddetta &#8220;convenienza&#8221; (altra parola di cui andrebbe rinverdito, rispolverato, tutto l&#8217;orrore che essa contiene e che attorno a sé può generare), dei tanti che fino all&#8217;ultimo hanno cercato di proteggere il valore del tale o talaltro talento (valore, quello del talento che viene alla luce con ogni vita, che occupa un posto rilevantissimo nel Vangelo), fosse pure di un talento mesto, in tono minore, apparentemente piccolo agli occhi degli altri.<br />
Personalmente, auspico che volontà illuminate contribuiscano a riaprire una strada anche per quei &#8220;tanti&#8221;, una strada di speranza e nel contempo di nuove possibilità fattive. Una strada da ripercorrere con gioia, e perlomeno con la serenità cui ogni essere, già per il fatto stesso di essere nato e di esistere, ha diritto (diritto in senso naturale, che non viene dagli uomini, ma dal cielo, da un&#8217;origine eterna).<br />
Ma auspico anche che non si abbiano più casi di persone che si gettano dal balcone perché non sanno più come pagare l&#8217;affitto, persone che non avendo alcun contatto privilegiato non hanno neanche potuto avere qualche istante di attenzione da chi, invece, anche istituzionalmente e anche territorialmente (dunque anche sindaci, assessori etc.), avrebbe dovuto fornirlo.<br />
Auspico che anche la dimensione sociale già di oggi e di domani sia pervasa, schiarita, dalla luce di una dimensione esistenziale &#8220;in verità e in spirito&#8221;. Che spazzi via l&#8217;ignavia, il vizio dell&#8217;omissione, la pratica dell&#8217;abbandono.<br />
(Marina Palmieri)</p>
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