Le reti sociali contro la ragione

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Le Reti Sociali contro la Ragione
Le Reti Sociali contro la Ragione

Crisi di sincerità, un «rumore così forte» che impedisce l’attenzione, con le reti sociali onnipotenti: «Su Twitter, il vano tumulto delle “interazioni” nutre la spirale dei “clash” assordanti. L’odio riecheggia l’odio. La cattiva fede si spande dappertutto» scrive su «Le Monde des Livres» del 30 novembre Jean Birnbaum, responsabile del supplemento settimanale dell’autorevole quotidiano parigino. Ma ogni tanto ecco il «piccolo miracolo», quando «una voce si apre un cammino verso un’altra voce», nel silenzio di una «fiducia vivace» e di quell’amicizia che forma «uno spazio di una sonorità totale», come scriveva Roland Barthes. Ma bisogna tornare ai libri, afferma senza esitare Birnbaum presentando la corrispondenza tra Maritain, Bernanos, Claudel e Mauriac appena pubblicata con il titolo Un catholique n’a pas d’alliés (Les Éditions du Cerf). Quattro intellettuali cattolici anche in aspro disaccordo tra loro, ma uniti da una stessa volontà di mettersi «all’ascolto del suono delle anime» diceva Raïssa Maritain, moglie di Jacques. Come a proposito dei dissensi sul movimento dell’Action Française condannato da Pio XI, sulla guerra di Spagna, sul conflitto mondiale. Franchezza e sincerità percorre questa corrispondenza, grazie a testi che non solo hanno valore storico ma «possono riarmare spiritualmente, qui e ora, ogni spirito che ripugna la twitterisation del dibattito intellettuale» conclude Birnbaum. E a dare il colpo di grazia alle reti sociali, nello stesso numero del «Monde des Livres», è la filosofa Elisabeth Badinter che denuncia un’opinione pubblica divenuta su questi nuovi canali spesso «poco sfumata, poco avvertita e di una violenza inaudita». Un potere senza precedenti che Badinter, intervistata da Birnbaum, avverte «come una censura», né più né meno. Studiosa dell’illuminismo (al quale ha dedicato Les passions intellectuelles, appena riunite in un volume da Robert Laffont), la filosofa francese sa benissimo che anche nel Settecento le polemiche erano violente. «Ma all’epoca questo riguardava un microcosmo. La quantità di odio personificato, questo cambia le cose. Se questa tendenza twitteusel’avesse vinta oggi, questo significherebbe la fine della riflessione e della conoscenza fuori dai conventi! Nello stesso tempo resto abbastanza ottimista: questo falso sapere, queste provocazioni, questo odio… se ne ha già abbastanza, ci si stancherà presto di tutto questo, spero». Raffinata lettrice dei carteggi settecenteschi, Badinter conclude: «Io non penso che si possa parlare liberamente su internet. Non ho mai partecipato a una polemica intellettuale per posta elettronica! Del resto per posta elettronica non intrattengo alcuna corrispondenza degna di questo nome. Quando scrivo una lettera ho più fiducia. Lei no?». (g.m.v.)

Fonte Osservatore Romano

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