Redazione Il Vaticanese

Un miliardo contro la fame

Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

La Fao spera di raccogliere fondi per soccorrere ventisei paesi

famenelmondo

Fame nel Mondo: La Fao spera di raccogliere fondi per soccorrere ventisei paesi

Dopo decenni di cifre in calo, i conflitti e le emergenze legate ai mutamenti o climatici hanno fatto aumentare il numero delle persone che soffrono la fame in tutto il mondo.  E così l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) chiede 1,06 miliardi di dollari per affrontare la fame acuta in 26 paesi. Con il sostegno dei donatori, la Fao spera di raggiungere più di 30 milioni di persone che si affidano all’agricoltura per il proprio sostentamento, attraverso una serie di interventi che cercano di ripristinare rapidamente la produzione alimentare locale e migliorare la nutrizione. «La realtà è che mentre le vite di milioni di persone sono state salvate grazie a una rapida risposta umanitaria nel 2017, tantissime altre rimangono ancora sull’orlo della fame», ha dichiarato Dominique Burgeon, direttore della divisione emergenze e riabilitazione della Fao e leader del programma strategico sulla resilienza. L’appello di quest’anno si concentra sull’assistenza alle persone colpite nei 26 dei paesi più esposti all’insicurezza alimentare. Tra questi vi sono ovviamente lo Yemen, il paese con il maggior numero complessivo di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Qui l’organizzazione delle Nazioni Unite intende raggiungere 5,7 milioni di persone. C’è molto da fare anche in Africa. Nella Repubblica Democratica del Congo, la Fao prevede di assistere quasi 2,8 milioni di persone. Nel Sud Sudan, 3,9 milioni di persone beneficeranno del sostegno di emergenza. In Siria, dove tre quarti delle famiglie rurali continuano a produrre il proprio cibo, la Fao fornirà a 2,3 milioni di persone i mezzi per farlo. E in Somalia, l’organizzazione assisterà 2,7 milioni di persone che affrontano una situazione di fame acuta.

 

Fonte Osservatore Romano