Redazione Il Vaticanese

Solennità dell’Epifania 2018: “La Stella e la sua Eclisse”

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Adorazione dei Magi (Giotto)

a cura di Mons. Guido Mazzotta/

I misteri dell’infanzia di Gesù, raccontati da Luca e Matteo, dicono con chiarezza quale sarà il compimento. E il fatto che la strada verso quel compimento appaia certamente aspra e anzi minacciosa non riesce a turbare la qualità fondamentale di quei misteri: sono misteri letteralmente gaudiosi.
Sopra tutti i misteri dell’infanzia promettente e gioioso, eppur così carico di pericolo, è quello della visita dei Magi. L’identità di questi personaggi è appena accennata nel Vangelo di Matteo: e tuttavia la meditazione del testo assai conciso consente di schiuderne la straordinaria forza suggestiva.
Intanto, essi vanno in giro a fare domande, e la cosa appare, ed è, sommamente sovversiva: il re, ossia il potere, si preoccupa e, con lui, tutta Gerusalemme ne rimane turbata.
Ma più evidentemente i Magi sono sapienti e ricchi, eppure anche invincibilmente inquieti: si direbbe che la ricchezza e la sapienza hanno consentito loro soltanto un vantaggio, quello di riconoscere che per quelle vie non si può trovare l’adempimento della speranza e dell’attesa più profonda dell’uomo. Inoltre, essi sono stranieri: e proprio questa circostanza consente loro – così sembra – di riconoscere quello che i più vicini, i prossimi, non sanno o non riescono a riconoscere. La loro inquietudine li fa stranieri, li induce ad affidarsi al segno remotissimo e arcano d’una stella.
Ogni uomo può riconoscersi come rappresentato nella persona dei Magi: perché ogni uomo può e deve riconoscere che non è di questa terra, non appartiene ad alcuna patria, non è garantita da alcuna sapienza in potere dell’uomo quella luce di cui la sua vita ha irrinunciabile bisogno. Per conoscere quella luce occorre interrogare i cieli, e quindi acconsentire a che una tale interrogazione renda come spaesati e stranieri.
I Magi non si lasciarono scoraggiare dall’esilità del segno loro offerto dalla stella al suo nascere: intrapresero decisi il cammino. Non furono scoraggiati soprattutto – e la cosa appare assai più difficile – dal fatto che la stella sembrasse come oscurarsi man mano ch’essi si approssimavano al luogo da essa indicato. Si sa infatti che tutte le promesse diventano meno sicure e meno splendenti man mano che si avvicinano i giorni che dovrebbero conoscerne l’adempimento.
Anche nel cammino di Gesù la stella si oscurò, nel momento in cui egli giunse a Gerusalemme: eppure proprio per quel momento egli aveva cominciato il suo viaggio. Gesù non si fermò, non smise di camminare e di attendere.
Neppure i Magi si fermarono; e subito oltre la vecchia Gerusalemme, quella che faceva ombra alla nuova, la stella di nuovo brillò, ferma su una casa che apparteneva a questa terra, e non a cieli remoti. Ed essi provarono una gioia grandissima: seppero infatti alla fine che cosa fare dei loro beni, a chi donarli perché non rimanessero inutili nelle loro mani.
Dunque, non deve apparirci cosa strana e deludente che per un momento la stella si oscuri: per un momento, uno soltanto, assai rapido e presto superato, è necessario camminare ricordando e attendendo la luce che non si vede. Solo al di là di quell’ostacolo la promessa luminosa che è agli inizi del cammino umano trova il proprio adempimento.