Redazione Il Vaticanese

Mons. Francesco Nolè su COSENZA CRISTIANA: “Ma chi glielo ha fatto fare? L’Amore per la Fede”

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l’Arcivescovo Metropolita di Cosenza Bisignano Mons. Francesco Nolè

S.E. Rev.ma l’Arcivescovo Metropolita di Cosenza Bisignano Mons. Francesco Nolè

Introduzione a cura di Fabio Gallo/

Cari Amici, COSENZA CRISTIANA è il progetto di “rigenerazione territoriale” realizzato sia per la valorizzazione della Città Storica di Cosenza, abbandonata dalla classe politica, che per la tutela del Grande Patrimonio Culturale custodito nelle sue Chiese. E’ il progetto innanzi alla cui bellezza il Ministro dei Beni e Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, ha deciso di inserire quale “pilota” la Città Storica di Cosenza, nell’elenco di quelle storiche italiane finanziate per il loro ripristino. Un grande successo dovuto alla disponibilità dell’Arcidiocesi Metropolitana di Cosenza – Bisignano e del suo Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali diretto da Don Massimo Iaconianni, alla professionalità degli esperti della Fondazione “Paolo di Tarso” e alla collaborazione degli esperti del Movimento Cattolico NOI che, senza fondi pubblici o sponsor privati, hanno lavorato per la sua realizzazione e per offrire un punto di vista eccellente sui valori culturali, artistici e cristiani, al mondo della Rete, in occasione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018. Qui di seguito, la relazione dell’Arcivescovo Metropolita di Cosenza – Bisignano S. E. Mons. Francesco Nolè, in occasione della presentazione ufficiale del progetto. Ci auguriamo che con la sua guida di Minore, Cosenza Storica possa sempre più somigliare ad Assisi con il suo significato per il mondo della Pace.

RELAZIONE DI S. E. REV.MA MONS. FRANCESCO NOLE’

Non era mia intenzione dando l’incarico a Massimo (Don Massimo Iaconianni, ndr.) fargli scoprire anche la presenza religiosa, questa è un dono di Dio. Però, quando ci si mette a servizio si scoprono cose straordinarie.
Allora, un giorno, al Vescovo chiedono tanti di venire a parlare e molti prima io non li conosco; però, questa volta, veniva qualcuno che accompagnava, dava garanzia Padre Colatorti, per cui ho detto, sarà una persona credibile. Ma quando ha cominciato a parlare di questo progetto, ho pensato, dove andrà a finire e quanto costerà questo progetto, quanto costerà un progetto così, lui parlava di 8.000 euro a scatto, dobbiamo vendere la Diocesi. E pensavo che finisse come finiscono questi che vendono cataloghi e opere d’arte, alla fine arriva e dice: no, tutto gratis, certo, se volete comprare una ventina di copie. E quanto costano? Due o tremila euro ciascuno. E, non è gratis!

C’E’ UN MONDO DI GRATUITA’: LO FACCIO PER AMORE
Alla fine, ecco, ho scoperto, perché per me è stata una scoperta straordinaria, non l’Arte, la Gratuità. Spesso noi guardiamo a un mondo dove c’è solo profitto, solo interesse, dove c’è venalità, e invece c’è un mondo di gratuità che non riusciamo a individuare, non ci crediamo. Abituati come siamo all’idea commerciale, ci viene difficile pensare che qualcuno possa fare questo e dire, si, io devo vivere, ma non lo faccio per questo, lo faccio per amore. E questa è una parola che sconvolge, ed è uno stile di vita che diventa contagioso e diventa esso stesso evangelizzazione, al di là di tutta la Bellezza e della tecnologia che ci sta facendo entrare in questi particolari. Al di là di questo, rimane la persona che è capace di mettere la sua arte, i suoi talenti, la sua bravura, il suo tempo, la sua perizia gratuitamente, a disposizione degli altri.

Ma chi glie lo faceva fare d’estate, quando Cosenza, ho scoperto è invivibile, d’estate, luglio e agosto è difficilissimo, bisogna andare a rifugiarsi in qualche parte fresca, ma bisogna trovarla, per cui, chi glie lo ha fatto fare, l’amore. L’amore per l’arte diciamo noi, ma io direi un amore più grande che è quello della Fede, che una volta che si è scoperto, non lo si può tenere chiuso in noi stessi, dobbiamo manifestarlo. E questa è l’idea dell’amore che si diffonde, si allarga. L’amore non può essere racchiuso, come diceva Don Massimo, giustamente, nove mesi sta chiuso, ma perché si prepara a qualcosa di esplosivo, di grande, di unico. Nove mesi per fare un capolavoro, che è l’uomo. Io non voglio aprire nessuna parentesi, ma voi pensate che significa non accogliere un capolavoro di Dio. Che significa solo pensarlo, il poter distruggere un Capolavoro del genere, è qualcosa di impensabile, però succede.

IL SIGNORE CHIAMA ALCUNI A COMPENSARE QUESTA DISTRUZIONE: A SUSCITARE BELLEZZA E BONTA’
E allora, il Signore chiama alcuni quasi a compensare questa distruzione, creando e dandole la possibilità di rinnovarsi continuamente, la vita si rinnova. E l’altro aspetto è, perché sono stati fatti tutti questi capolavori, solo per l’arte? Per il godimento artistico? No. Sono stati fatti da artisti, ma l’idea era un’altra. Era di avvicinare tramite l’arte l’Uomo a Dio. Sono nati per la preghiera. Sono nati per la devozione. Sono nati per suscitare insieme bellezza e bontà, come è stato ben detto dalla dottoressa, perché la bellezza in sé stessa ha bisogno della bontà e la bontà ha bisogno della bellezza e questo nome è Cristo. Ha un nome, Cristo.

L’ARTE CI SERVE MA NON E’ FINE A SE STESSA: E’ PER DARE UN’IMMAGINE
Quando Pilato mostra Gesù con un volto ormai sconvolto e sporco di sangue, di lividure e dice: ecco l’Uomo. Lui voleva dire, vedete come l’ho ridotto, adesso sappiamo. E in realtà, ha detto una cosa profetica, che anche dietro l’immagine così sporca dell’uomo, c’è l’uomo, c’è il capolavoro di Dio, c’è qualcosa di più grande, che dobbiamo vedere oltre quello che si vede. Ecco, la Bellezza che viene dal di dentro. E non si ferma all’esteriorità. Questi quadri, non sono nati per i musei, sono nati per la preghiera, e direi, oserei dire, poi c’è il capo dell’ufficio liturgico, che questa volta coincide anche con il parroco della Cattedrale, direi per un uso liturgico, perciò si trovano nelle chiese. Ancora di più l’immagine la rende Assisi, con gli affreschi dell’Antico e Nuovo Testamento, era il Vangelo dei poveri, molti non sapevano leggere, non esistevano tanti libri di diffusione come oggi, troppi, alla fine non sa più cosa, come scegliere questi libri. Una volta erano rarissimi, allora quello era il Vangelo dei poveri, l’evangelizzazione dei poveri. Uno andava lì e vedeva impressa sul muro quella che era la storia della salvezza. E andando sul telefonino a vedere queste immagini e ripresentandole alla nostra mente, dobbiamo pensare a questo: davanti a questo quadro hanno pregato. Hanno ammirato, si sono uniti al Divino, qualcosa di più grande. L’arte ci serve ma non è fine a sé stessa, è per dare un messaggio, e il messaggio va oltre. Ecco allora la valorizzazione, anche fermarsi difronte a una immagine. E diventa difficile in una Cattedrale, in una chiesa dove ce ne sono tante immagini.

IL VIAGGIO NELLA BELLEZZA DI ASSISI INSIEME AL PAPA’
Io ricordo una volta, portai mio padre ad Assisi no, padre contadino, e, alle prime immagini è rimasto ammirato, poi Siamo andati nella chiesa di Santa Chiara, poi nella chiesa di San Rufino, poi a S. Maria degli Angeli, ha fatto mio padre “ma son tutte uguali, disse, ne abbiamo vista una basta”. Perché, erano talmente tante le cose che siamo andati a vedere che per lui bastava quella. Fermarsi su una immagine e meditare, pregare, andare oltre, andare al messaggio che l’artista voleva dire ma ancora di più, a chi lo ha commissionato, perché chi lo ha commissionato ha detto voglio che questo quadro serva per quella cappella per quel messaggio, per dare qualcosa, anche i simboli, gli strumenti che i Santi hanno in mano dicono la loro vita, la loro spiritualità il loro messaggio. Allora potersi fermare in maniera diretta su una immagine sacra, composta di questa bellezza, di questo messaggio che si voleva fare arrivare agli altri, significa avere un patrimonio su cui non solo godere, ma anche meditare, ma anche farci rapportare a quello che il messaggio autentico ci vuol dire, cioè, tu non sei solo, ci sono altri che hanno pensato a te, che l’hanno pensato nel migliore dei modi, facendoti dono di quello che essi stessi hanno ricevuto in dono, e quindi questo immenso patrimonio di arte, di religiosità, di storia, di cultura, ma anche di devozione. Molti quadri sono nati per devozione, ex voto, volevano dire grazie, e l’hanno detto in maniera mirabile. E allora, entrare in quel grazie, significa metterci anche noi dalla parte di chi vuol dire grazie a colui che vi ha dato magari altri doni, che però vi dice devo utilizzarli.

LA DIVERTENTE ESPERIENZA DELLA VISITA IMMERSIVA IN VIRTUAL REALITY
Ecco il messaggio, ognuno di noi è ricco di doni che magari nemmeno conosce. Noi non conoscevamo tanti particolari delle nostre immagini, particolari straordinari e che magari sono stati messi troppo in alto, troppo nascosti, o sono troppi in una stessa chiesa per cui uno si perde. Io pensavo quando si girava in chiesa, poi se avete occasione fate esperienza con quello strumento li (Visore VR), sembra che tu stai in chiesa, e stai su una parte sollevata, quindi devi stare attento anche a non cadere, perché si gira, loro ti girano con la sedia e man mano che giri vedi tutti questi quadri messi tutti in fila davanti per cui li puoi ammirare, puoi godere, ma puoi anche pregare, puoi anche riflettere, si può fare una meditazione, lo dico alle suore, vedete quante bellezze ci sono? Anche nelle vostre chiese, magari uno ci passa la mattina, la sera, di pomeriggio, non curante di quello che invece è un messaggio che vuole arrivare a tutti noi.

cosenza cristiana mons. francesco nole

S.E. Rev.ma l’Arcivescovo Metropolita di Cosenza Bisignano Mons. Francesco Nolè

ALLA FONDAZIONE “PAOLO DI TARSO”: SIATE FIERI DI PORTARE UN MESSAGGIO GRANDISSIMO
Allora, con il telefonino si arriva, si arriva con questi strumenti tecnologici diciamo avanzati che si mettono a disposizione anche della fede. I così detti pulpiti virtuali. Abbiamo visto dei pulpiti, sia in Cattedrale sia in San Francesco, perché prima non c’erano i microfoni e quindi c’era bisogno di parlare dall’alto per fare ascoltare la parola di Dio a tutti. Oggi, ci sono questi pulpiti virtuali, tecnologici. E’ da lì che si parla, è questo che dobbiamo utilizzare. E allora, io dico alla Fondazione, grazie, continuate e, soprattutto, siate fieri di portare un messaggio, grandissimo, più grande di voi, di noi, di tutti noi messi insieme, che è un messaggio che speriamo esploda proprio in Cosenza e siamo fieri che inizi a Cosenza. Vedete, la nostra Diocesi ha qualcosa di, dei doni straordinari, abbiamo tanti santi, l’ultimo l’altra domenica, abbiamo tante vocazioni, abbiamo tanto volontariato, abbiamo tanta accoglienza da parte di comunità cristiane e anche non cristiane, ora tutto questo bisogna metterlo in rete, si dice oggi, per poterlo apprezzare.

E allora, non abbiamo niente da invidiare neppure alla Puglia, carissimo Questore (il Questore di Cosenza, ndr.) e carissimo Colatorti (Padre Gregorio Colatorti, Correttore Provinciale dell’Ordine dei Minimi, ndr.) Che la Puglia dice che…no, siamo noi adesso, mi dispiace, mi dispiace per voi. Bene, grazie, veramente grazie di questo dono grande, io non finirò mai di ringraziare il Signore per questi doni che sto vivendo in questi due anni e quattro mesi di vita qui nella Diocesi, ma, è veramente qualcosa di meraviglioso, una scoperta continua, una scoperta continua. Quindi grazie a chi ci fa scoprire e ci fa godere di queste bellezze straordinarie. Grazie.