Redazione Il Vaticanese

Il Saluto di Mons. Angelo De Donatis al Clero Romano

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Il Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma S. E. Mons. Angelo De Donatis – Foto: Ufficio Comunicazione Vicariato di Roma

a cura della Redazione/

Mons. Angelo De Donatis, nuovo Vicario della Diocesi di Roma, inizierà il suo mandato il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni dell’Urbe. Ha iniziato il suo discorso citando una frase degli Atti degli Apostoli, rivolta a S. Paolo: “Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso”. Poi ha aggiunto: “Iniziare questa giornata con questa Parola è stato proprio liberante. L’ho sentita piena di Spirito Santo”.

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Il Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma S. E. Mons. Angelo De Donatis – Foto: Ufficio Comunicazione Vicariato di Roma

Il Saluto al Clero Romano

All’inizio del mio mandato desidero salutarvi con molto affetto. Sento il bisogno di condividere con tutti i fedeli e il presbiterio della nostra diocesi i sentimenti che ho nel cuore. 

Vorrei prima di tutto ringraziare il Cardinale Agostino Vallini. Ho ancora nel cuore l’abbraccio che egli mi ha dato, è un dono che conservo insieme con la benedizione ricevuta dal Papa a cui va il mio grazie per l’accompagnamento paterno ed il nutrimento ricevuto dal suo magistero in questi quattro anni.

Papa Francesco ha detto scherzosamente una volta: solo se si hanno seri problemi psichiatrici si può aspirare a diventare Papa! Ecco… riguardo al diventare Vicario di Roma, vi assicuro che io non ho mai avuto di questi problemi!

Accolgo questa chiamata del Signore e della Chiesa con umiltà profonda e sincera, consapevole dei miei peccati e dei miei limiti, e mi metto nelle sue mani. Solo il suo amore fedele e il suo perdono sempre generoso sono il motivo per cui si può dire di sì e conservare la fiducia, nonostante tutto, nonostante se stessi.

So che mi è chiesto (ancora di più) di essere padre. Chiedo a Dio il dono di esserlo sempre, di esserlo con tutti. Il mio servizio sarà annunciare la misericordia di Dio, con la parola e con la vita. E’ la misericordia la Pentecoste dei nostri giorni, la nuova e perenne effusione dello Spirito Santo! Ritengo di non sapere altro che “Cristo e questi crocifisso”, sacramento della misericordia di Dio per tutti.

Sono chiamato in particolare a custodire e promuovere la comunione ecclesiale. Questa comunione è il frutto più bello della misericordia. Possiamo riscoprirci figli amati da sempre da Dio, fratelli che hanno in comune l’esperienza della debolezza e della grazia. Siamo e saremo sempre dei misericordiàti! E’ questa la sorgente della nostra gioia, della dolce gioia di stare insieme e di evangelizzare!

In questi anni, dal mio punto di osservazione, che è quello di chi ha accompagnato nel cammino tanti fratelli, soprattutto preti, ho avuto la possibilità di contemplare i grandi miracoli di cui è capace la grazia. Il Signore è fedele e agisce! Per questo possiamo non perdere la speranza, possiamo sempre avere fiducia di ritrovarci tra le braccia del Padre, accanto a Cristo, a Maria e a tutti i nostri fratelli.

Guidati dal nostro Vescovo, Papa Francesco, stretti intorno a lui, seguiamo il Signore. Egli ci inviterà ancora una volta a prendere il largo, a farci vicini, amici e solidali con tutti gli abitanti di questa città di Roma.

Un biglietto che recentemente ho ricevuto, esattamente per la Pasqua di quest’anno, mi ricordava che per un vescovo due sono le cose da tenere bene a mente: l’autorevolezza consiste nell’amore, la forza di persuasione nel martirio.

Sono convinto che ci custodirà la preghiera del cardinale Vallini, espressione della sua paternità, come pure quella del Cardinale Camillo Ruini e del Papa emerito Benedetto. Chiedo fin da adesso la preghiera di tutti voi. Chiedo dal cielo la preghiera di intercessione di tutti quei vescovi, preti, consacrate e laici che hanno reso bella la vita della nostra diocesi, in particolare penso a San Giovanni Paolo II ed al Cardinale Ugo Poletti. Chiedo la protezione di Maria Salus Populi Romani, di Maria Madre della Fiducia e della Perseveranza, dei SS.Pietro e Paolo e di san Filippo Neri. 

Lunedì scorso il Papa ci ha detto alla Cei che noi vescovi siamo tutti un po’ bravi e un po’ stupidi! Chiedo fin da adesso perdono per la mia stupidità. Assicuro a tutti la mia preghiera“.