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a cura di S.E. l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Mani/

Ciò che è avvenuto è estremamente semplice. E’ sorto un profeta in Galilea che ha suscitato un po’ di interesse nella piccola regione che va dalla Galilea alla Giudea. I suoi comportamenti hanno sorpreso per cui la gente si è posta la questione di chi fosse e da dove venisse. Si è associato dei discepoli che col loro comportamento hanno inquietato le autorità tanto da metterlo a morte. Nessuno scrive su di Lui e a quel momento neppure un articolo sulla stampa. Tutto viene scritto nella memoria. Giunge una notizia stupefacente: è ridiventato vivo. Si può sempre dire una cosa del genere e trovare dei testimoni che lo hanno visto vivo. Pascal dice di credere a dei testimoni che si fanno uccidere per sostenere la loro testimonianza ma la cosa non convince totalmente. Si trovano persone capaci di morire per sostenere un’idea o una causa non per sostenere un fatto.
Impressionante è il seguito. Questo genere di notizia non è mai stata rimossa completamente dal mondo ma anzi, fatto unico con Gesù, misteriosamente sempre più persone si son messe a credere a questo. “Misteriosamente” perché il fatto ha dell’incredibile, d’altra parte i destinatari del messaggio non hanno che la parola e gli atti dei testimoni per fondare la loro fede. La resurrezione di Gesù non ha una prova e non ha delle prove: è una chiamata alla fede. Altro fatto unico è il dinamismo straordinario dei testimoni. Potremmo dire sorprendente. Un dinamismo che li fa parlare e agire ma che dona loro anche una specie di potere sulle cose (si pensi ai “miracoli e segni” che compivano). La potenza che ha risuscitato Gesù è all’opera nei credenti, è là e si può toccare col dito. Questi testimoni sono dei Giudei: scoprono che la risurrezione è in coerenza con tutto ciò che hanno detto le scritture, anzi che sono state una preparazione e che tutta la storia doveva finire lì “Gesù è risuscitato secondo le scritture”.
Tutto continua. Ecco dei testimoni coscienti che sono in possesso della chiave di tutta la storia. Questo Gesù che era all’inizio, perché tutta la storia lo ha preparato, è anche l’uomo della fine: tutta la storia cammina verso di Lui, verso il suo ritorno e noi siamo in cammino per raggiungerlo dove Egli è e risorgere con Lui. Questo dinamismo è lo Spirito stesso. La Parola diventa scritto e lo scritto esce dalla comunità dei credenti portatori dello Spirito; uno scritto a partire dal quale la comunità si costituisce e si perpetua. Questo scritto è redatto in modo da mostrarci che il Cristo è la Parola che fonda, sostiene , conduce e riempie l’universo. IL corpo dei credenti è il luogo in cui prende carne il Cristo – Parola.
E ora. Parlando dei discepoli di Cristo, il dottore della legge Gamaliele diceva “Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini, lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, sarebbe distrutta, ma se viene da Dio non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio” (Atti 5, 35-39). Noi siamo qui. Nessuno è stato capace di “far sparire quest’opera”. Il miracolo dei miracoli, quello che testimonia la potenza della Resurrezione è che venti secoli dopo la morte di Gesù di Nazareth, uomini e donne continuano a credere. La prova della fede è la nostra stessa fede. Una fede “in Dio che dalla morte fa sorgere la vita”(Rom 4,7). Il miracolo è che la Parola continua a donarsi un corpo che è la chiesa.

Fonte www.lamiavocazione.it

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