Redazione Il Vaticanese

La vostra liberazione è vicina – XXXIII Dom. del T.O.

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Gesù ci offre due profezie, cioè il senso profondo degli avvenimenti che vivranno gli uomini fino alla fine. Questo si chiama “Apocalisse” cioè: rivelazione. Gesù fa la descrizione degli avvenimenti che si effettuano tutti i giorni. Fa anche una predizione che non è tra le più rosee: le divisioni tra gli uomini e i conflitti dell’uomo con la natura continueranno (terremoto, epidemie, fame….) anzi, si aggraveranno. La profezia di Gesù è nella tradizione delle Apocalisse bibliche che potremmo tradurre così: gli uomini vogliono costruire il loro mondo ignorando Dio quindi sulla mutua violenza e imponendo i loro rapporti con l’universo intero. E’ tutta la natura che ne è coinvolta.
Al progetto della creazione di Dio corrisponde il progetto della distruzione. Al capitolo di Luca che ascoltiamo oggi (21) siamo alla vigilia della Passione e morte per mano degli uomini. La meraviglia sarà che attraverso di essa arriverà la salvezza, il testo infatti conclude “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,28)
La violenza e la dolcezza. L’errore sarebbe di credere che è Dio che distrugge il mondo che ha creato. Dio è il creatore della vita, mai distruttore. Dobbiamo resistere a delle fantasmagorie dell’immaginario che ci farebbero credere ad avvenimenti miracolosi. No. Il mondo si autodistrugge perché il peccato va per natura sua contro l’atto creatore. Il mondo è negato nello stesso momento in cui neghiamo Dio. Per questo motivo le “apocalissi” rievocano il ritorno al caos originale “le potenze dei cieli saranno sconvolte”. Dinanzi alla violenza del mondo ecco le immagini della dolcezza di Dio “io vi ispirerò un linguaggio e una sapienza“, “anche la violenza sarà disarmata” “nemmeno un capello del vostro capo perirà“, “salverete le vostre anime“. Malgrado l’apparenza questi testi invitano alla speranza in mezzo alle catastrofi che dobbiamo attraversare. Dio ci dice che non ignora il male che fa l’uomo, ma che lo prende in carico e lo fa concorrere al suo disegno.
Che fare? In questi testi tutto ha un’aria passiva. Dio lascia che il male si scateni sul mondo; i discepoli di Cristo, malmenati dagli uomini sono talmente assistiti da Dio da non dover neppure preparare una difesa. Questa passività però non è che apparente. Dio, avendoci affidato la creazione e creando attraverso di noi non imbroglia la nostra libertà, ma non ci lascia mai arrivare al punto in cui assassiniamo completamente questa nostra libertà. Potremmo dire che utilizza il nostro male e la nostra morte per fare la nostra vita.
Quanto a noi abbiamo la nostra parte da giocare: non seguendo chi o qualcosa “molti verranno sotto il mio nome, non seguiteli” ma avere la sicurezza che viene dal confidare nell’amore di Dio per noi.
“Vegliate e pregate”, in effetti attraverso la contemplazione costante del disegno di Dio possiamo resistere al decadimento del mondo. Anche noi dobbiamo essere profeti, cioè guardare più lontano degli avvenimenti immediati. Nell’immediato c’è il deserto, ma all’orizzonte c’è la terra promessa, i cieli nuovi e la terra nuova. La seconda lettura ci dice cosa dobbiamo fare nell’attesa del ritorno di Cristo.

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