Redazione Il Vaticanese

Festa di Cristo Re – XXXIV Dom. del T.O.

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a cura di S.e. l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Mani/

Siamo arrivati alla fine dell’anno santo della Misericordia ed è naturale dare un’occhiata agli avvenimenti che lo hanno caratterizzato. Più che della Misericordia sembra essere stato l’anno della guerra e della paura. Della guerra, il Papa l’ha definita la terza guerra mondiale, gli attentati si sono moltiplicati, la chiesa ha pagato il suo tributo di martiri, migliaia di persone sono morte nel mare alla ricerca di una patria migliore e anche se c’è stata una vera gara di carità nell’accoglienza non son mancati e non mancano quelli che alzano muri o votano partiti politici che esprimono chiusura e rifiuto di accesso ai fratelli emigrati. Nonostante le parole e i segni profetici del Papa, non si è mai tanto parlato dei poveri , i poveri sono più poveri e i ricchi sempre più ricchi.
Di questo tragico mondo Gesù si presenta Re e ci ricorda che anche noi siamo re e non possiamo mai dispensarci da un atteggiamento regale. Milioni di volte al giorno sale dalla terra al cielo la preghiera “Venga il tuo Regno” e siamo certi che questo regno verrà quando il Re tornerà e dividerà il buon grano dalla zizzania, i buoni dai cattivi.

Chiediamoci due cose: Cristo come esercita oggi la sua regalità su un mondo che lo esclude e lo ignora e noi cosa possiamo fare per esercitare la nostra regalità di cui siamo stati onorati col Battesimo?
Gesù è Re perché a sua immagine sono state create tutte le cose e tutte in Lui sussistono, perché delle cose non è soltanto il creatore ma anche il Redentore. Gesù regna anche sul mondo malato dal peccato perché ne è il Redentore, è il cuore misericordioso del Padre che vede tutto attraverso la sua Croce , e Gesù sta davanti al Padre ad intercedere sempre per noi. Nonostante il nostro rifiuto Dio ci ama di un amore misericordioso che è più grande e potente del nostro peccato. Nel mondo c’è il male ma non vincerà il bene che è più grande del male che verrà vinto dal bene perché Dio non rifiuta i cattivi ma ne vuole e aspetta la loro redenzione.
Su questo mondo di guerra regna la Croce di Cristo: “Stat Crux dum volvitor orbis“. Sul mondo che gira sta ferma la Croce, dicono i certosini. Qual’è il nostro ruolo. Pensando che finché non tornerà il Signore ci saranno sempre guerre divisioni e lotte viene la tentazione di starcene calmi in attesa che torni Lui a mettere a posto le cose. La tentazione di “Chi me lo fa fare” è immediata. Invece Lui ci ha ordinato di annunciare il Vangelo, di costruire parabole evangeliche che possano suscitare la nostalgia del Regno, anticipando quella che sarà la conclusione della storia. Come Gesù diceva “Il Regno di Dio è simile a…….” Così anche noi dobbiamo poter dire “Il Regno di Dio è simile alla mia famiglia, alla mia parrocchia, alla mia diocesi, al mio ufficio ecc.”. Questo impegno dei cristiani deve essere accompagnato dalla preghiera “Venga il tuo regno”. Questa preghiera sarà ascoltata soltanto se sarà accompagnata dalla nostra operosità evangelica.
Nel mondo c’è tanto male ma ci sono anche tante parabole evangeliche che suscitano la nostalgia del Regno di Dio e stimolano al bene. Celebrare la Festa di Cristo Re vuol dire riscoprire la nostra dignità regale e sentirsi di nuovo arruolati nella costruzione del Regno che ha nel Vangelo il suo piano di azione.
Si chiude l’anno Santo della Misericordia il cui risultato non si conta né col numero dei pellegrini che hanno raggiunto Roma ne da quello dei pellegrini che hanno passato le varie porte Sante aperte in tutta la chiesa ma dal cuore dei fedeli che è diventato più misericordioso lasciando passare il fiume delle opere di misericordia. Quella del Papa è stata una scelta di alto valore religioso e politico: in un tempo in cui si fanno guerre in nome di Dio la Chiesa Cattolica ha proclamato che il nome di Dio è Misericordia.

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