Redazione Il Vaticanese

Papa: pastori non siano principi, ma vicini alla gente come Gesù

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I pastori della Chiesa non si allontanino dalla gente
, ma seguano l’esempio di Cristo che stava in mezzo ai poveri per donare loro la salvezza di Dio. Così il Papa nella sua catechesi all’udienza generale in Piazza San Pietro.

Nella Chiesa nessun pastore dev’essere principe
Con Gesù la misericordia di Dio “si è fatta carica delle povertà degli uomini”, donando a tutti “la possibilità di salvezza”. Nel giorno della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, Papa Francesco spiega infatti come Cristo si sia fatto “vicino a tutti”, in particolare “ai più poveri”: “Era un pastore che era tra la gente, tra i poveri: lavorava tutto il giorno con loro. Gesù non era un principe. E’ brutto per la Chiesa quando i pastori diventano principi, lontani dalla gente, lontani dai più poveri: quello non è lo spirito di Gesù. Questi pastori Gesù rimproverava, e di loro Gesù diceva alla gente: ‘fate quello che loro dicono, ma non quello che fanno’”.

Tra i semplici
Commentando il passo del Vangelo di Matteo in cui il Signore chiama a seguirlo proprio persone semplici e “gravate da una vita difficile”, “che hanno tanti bisogni”, promettendo loro “che in Lui troveranno riposo e sollievo”, il Pontefice ricorda che quell’invito “è rivolto in forma imperativa”. Gesù dice: “Venite a me”, “prendete il mio giogo”, “imparate da me”: “Magari tutti i leaders del mondo potessero dire questo!”.

Il ristoro che solo Cristo può dare
Gli “sfiduciati della vita”, i poveri, i piccoli, spiega Francesco, “non possono contare su mezzi propri, né su amicizie importanti”, ma “solo confidare in Dio”. Consapevoli di una “umile e misera condizione”, sanno di “dipendere” dalla misericordia del Signore, “attendendo da Lui l’unico aiuto possibile”. Divengono così suoi discepoli, ricevendo la promessa “di trovare ristoro per tutta la vita”. Una promessa estesa poi “a tutte le genti”. E in particolare nell’Anno Santo, in cui “nelle cattedrali, nei santuari e in tante chiese nel mondo, negli ospedali, nelle carceri”, i pellegrini varcano la Porta della Misericordia per una ragione precisa: “Per trovare Gesù, per trovare l’amicizia di Gesù, per trovare il ristoro che soltanto Gesù dà. Questo cammino esprime la conversione di ogni discepolo che si pone alla sequela di Gesù. E la conversione consiste sempre nello scoprire la misericordia del Signore. Essa è infinita e inesauribile: è grande la misericordia del Signore”.

Cristo, centro della relazione con Dio
Ricevendo inoltre il “giogo di Gesù”, prosegue il Papa, ogni discepolo entra “in comunione con Lui“, perché Cristo è “al centro della loro relazione con Dio”: “Gesù pone sui suoi discepoli il suo giogo, nel quale la Legge trova il suo compimento. Vuole insegnare loro che scopriranno la volontà di Dio mediante la sua persona: mediante Gesù, non mediante leggi e prescrizioni fredde che lo stesso Gesù condanna.”

Spesso ci allontaniamo da ciò che vale
Francesco evidenzia come Cristo non sia “un maestro che con severità impone ad altri dei pesi che lui non porta”: Egli si rivolge agli umili, ai piccoli, ai poveri, ai bisognosi perché Lui stesso – nel suo cammino per salvare l’umanità – si è fatto “povero e provato dai dolori”, caricandosi “sulle spalle i dolori e i peccati dell’intera umanità”. Ci sono momenti, riflette ancora il Papa, “di stanchezza e di delusione”: è allora che dobbiamo “capire se stiamo mettendo le nostre forze al servizio del bene”, perché “a volte” tale stanchezza “è causata dall’aver posto fiducia in cose che non sono l’essenziale, perché ci siamo allontanati da ciò che vale realmente nella vita”. Il Signore ci insegna invece cosa significhi “vivere di misericordia per essere strumenti di misericordia”: “Vivere di misericordia è sentirsi bisognoso della misericordia di Gesù e quando noi ci sentiamo bisognosi di perdono, di consolazione, impariamo a essere misericordiosi con gli altri”.

La gioia del perdono
L’invito è a non farci “togliere la gioia di essere discepoli del Signore”: “Lasciati guardare dal Signore, apri il tuo cuore, senti su di te il suo sguardo, la sua misericordia, e il tuo cuore sarà riempito di gioia, della gioia del perdono, se tu ti avvicini a chiedere il perdono”.

I pellegrini di lingua francese
Un’esortazione ribadita nei saluti finali, in particolare ai fedeli di lingua francese, tra cui quelli dell’arcidiocesi di Rouen che poco prima avevano preso parte alla Messa del Pontefice a Casa Santa Marta in ricordo di padre Jacques Hamel: “Nelle difficoltà della vita, prendiamo coraggiosamente la rotta con Gesù e non saremo mai soli. Non lasciamoci togliere la gioia di essere discepoli del Signore”.

Fonte News.va – Servizio a cura di Giada Aquilino

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