Come Persone che Attendono – XIX Dom del T.O.

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a cura di S. E. l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Mani/

Aspettare qualcuno è un’esperienza che abbiamo fatto tutti, nel lavoro, in famiglia, nel gioco. Quando la persona che aspettiamo ritarda ad arrivare , l’attesa diventa difficile. La mia generazione ha atteso tante cose: la fine della guerra, la fine del fascismo, del comunismo e adesso la fine di altre cose in attesa del nuovo. Oggi Gesù ci richiama “Siate come coloro che attendono….” La caratteristica del cristiano è l’attesa del ritorno di Cristo e di avere i giusti sentimenti di coloro che attendono. Ma per noi non si tratta di una speranza, spesso aleatoria ma di una speranza fondata su una certezza, la promessa del Signore Gesù che noi crediamo sempre fedele. Per aspettare in buone condizioni la realizzazione di questa promessa Gesù ci da tre consigli.
Rimanete in stato di servizio. . C’è una maniera cattiva di attendere: non far niente, come nella sala di attesa del medico o dal barbiere. Si perde tempo. Il Signore ci chiede di vegliare, di stare in stato di servizio. “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà svegli” cioè al suo lavoro. Ammiro i vigilanti della notte della casa per anziani o nei centri ospedalieri: sono una garanzia di sicurezza per tutti i residenti, non interrompono mai il servizio durante la notte.. Il modo migliore per preparare il ritorno del Signore è di essere ciascuno al proprio posto, al proprio lavoro, alla propria occupazione, al proprio dovere di stato. Il Signore non si attende nel deserto o vestiti a festa ma con l’abito da lavoro applicati al proprio servizio. La qualità di un cristiano si riconosce dal valore del suo lavoro, al proprio posto: l’officina, l’ufficio, la casa , la strada, la scuola , la parrocchia. E’ la dove il Signore ci precede . E’ la che prepariamo il suo ritorno.
Mantenere accese le lampade. La seconda lettura di oggi ci dice qual è la luce di cui abbiamo bisogno. L’undicesimo capitolo della lettera agli ebrei è un riassunto della storia santa e ogni capitolo comincia così: “per fede….”. Quello di oggi , il testo ci parla soltanto di Abramo. Per noi aver fede è accogliere Dio che ci parla attraverso Gesù. “La Parola di Dio è una lampada sui miei passi” ci dice il salmista.. Il vangelo domenicale è vitale per ciascuno di noi. Coloro che non hanno la grazia di sentirla sono come una macchina in panne durante la notte e senza fari.” I loro pensieri non sono quelli di Dio ma quelli degli uomini”. Pensano come l’ultimo che ha parlato alla televisione, al caffè o al mercato. Ritengono l’ultima maldicenza o calunnia. Non pensano come Gesù. Dobbiamo aggiustare il nostro pensiero al suo.
La speranza non tradisce. “Siate come gente che aspettano”. Il cristiano è in attesa ¸la sua speranza è una certezza, non delude. (Rom 5,5). Non è opera d’uomo ne proiezione dei suoi desideri. E’ dono gratuito di Dio. La speranza cristiana ci fa accogliere la forza di un altro. Alcuni filosofi (Marx) ritengono che la chiesa sia la droga del popolo facendo sperare i beni futuri e lasciando il mondo com’è. La speranza cristiana mobilita da oggi per costruire un mondo migliore di cui i segni sono l’amore e la pace.
Quando il Signore tornerà vorrà trovare le cose cambiate: il maestro si farà servo come con gli apostoli il Giovedì Santo. Il ritorno di Gesù non è soltanto una speranza ma una promessa, una certezza. Ce lo ha promesso. La nostra vita ha un senso; siamo felici di attenderlo e di preparare il suo ritorno. Il cristiano è una persona che attende.

www.lamiavocazione.it

 

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