Redazione Il Vaticanese

Chi Dite che io Sia? – XII Domenica T.O.

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a cura di S.E. l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Mani/

Gesù prende risolutamente la strada di Gerusalemme. Ciò che lo attende a Gerusalemme è la croce. Prima di partire però Gesù da un assaggio di cosa sarà la sua gloria con la trasfigurazione , poi comincia ad interrogare su cosa pensassero di Lui. “il Messia di Dio” risponde Pietro per tutti, ma non dice niente dell’opera concreta di Gesù. Il Messia è un personaggio che deve prendere il potere, un potere universale perché le nazioni pagane convergeranno verso Gerusalemme. (Is. 60)
Gesù proibisce ai suoi di dire che è il Messia perché l’immagine di potenza e di grandezza potrebbe ingannare gli uditori. Nella risposta sostituisce l’appellativo Messia con quello di “Figlio dell’Uomo”, personaggio misterioso di cui parla il libro di Ezechiele e di Daniele e che sarà investito della sua funzione alla fine dei tempi quando giudicherà il mondo. Così rinvia l’esercizio del poter fuori della storia. Gesù dirà a Pilato che il suo regno non è di questo mondo.
Una domanda: questo passaggio dalla parola Messia a quella di “Figlio dell’uomo” vale anche per noi? Quanto valgono le nostre idee del trionfo della fede cristiana ora, adesso? Certamente il vangelo deve esser proclamato e accettato ma sopratutto questo :“Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua Croce e mi segua”. Noi stiamo vivendo il tempo della Croce. La resurrezione, la realizzazione del Regno avverrà il terzo giorno, quello del ritorno del Figlio dell’uomo…

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