Papa Francesco: mai vicini al peccato, sempre accanto al peccatore

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Non scendere mai “a compromessi” col peccato, trattare sempre con misericordia i peccatori. È ciò che ha insegnato Cristo nel Vangelo e che Papa Francesco ha approfondito nella catechesi all’udienza generale, tenuta in Piazza San Pietro davanti a circa 30 mila persone.

La maschera pulita che punta sprezzante il dito – e cosa ci sia dietro la bella apparenza non è dato sapere – e la faccia sincera e addolorata che chiede umilmente perdono per il male commesso. Da che parte stia Dio in queste circostanze l’ha svelato Gesù nel Vangelo in molti episodi.

Peccato e peccatore
Papa Francesco sceglie quello emblematico di Simone il fariseo, che un giorno invita a pranzo Gesù e a un tratto vede interrotto il suo convivio da una donna col marchio d’infamia, una pubblica peccatrice, che entra, si inginocchia ai piedi del Maestro, li bagna con le sue lacrime, li asciuga con i suoi capelli. Il fariseo, scandalizzato dall’atteggiamento di Gesù che lascia fare la donna, non concepisce – nota Francesco – che il Rabbi “si lasci ‘contaminare” da una sorta di “lebbrosa” sociale:

“Questo atteggiamento è tipico di un certo modo di intendere la religione, ed è motivato dal fatto che Dio e il peccato si oppongono radicalmente. Ma la Parola di Dio ci insegna a distinguere tra il peccato e il peccatore: con il peccato non bisogna scendere a compromessi, mentre i peccatori – cioè tutti noi! – siamo come dei malati, che vanno curati, e per curarli bisogna che il medico li avvicini, li visiti, li tocchi. E naturalmente il malato, per essere guarito, deve riconoscere di avere bisogno del medico!”.

“Guarda il tuo peccato”
Rispetto al fariseo, nota il Papa, “Gesù è libero, libero perché vicino a Dio che è Padre misericordioso”. Anzi, “entrando in relazione con la peccatrice, Gesù pone fine a quella condizione di isolamento a cui il giudizio impietoso del fariseo e dei suoi concittadini (…) la condanna:

“Tutti noi siamo peccatori, ma tante volte cadiamo nella tentazione dell’ipocrisia, di crederci migliori degli altri. Ma guarda il tuo peccato… Tutti noi guardiamo il nostro peccato, le nostre cadute, i nostri sbagli e guardiamo il Signore. Questa è la linea di salvezza: il rapporto tra ‘io’ peccatore e il Signore. Se io mi sento giusto, questo rapporto di salvezza non si dà”.

Ama di più chi più è perdonato
Gesù replica allo sconcerto altero del fariseo con la storia dei due debitori ai quali il padrone condona i rispettivi debiti, una molto maggiore rispetto all’altro. Storia conclusa dalla domanda: “Chi dunque di loro lo amerà di più?”:

“La donna peccatrice ci insegna il legame tra fede, amore e riconoscenza. Le sono stati perdonati ‘molti peccati’ e per questo ama molto; ‘invece colui al quale si perdona poco, ama poco’. Anche lo stesso Simone deve ammettere che ama di più colui al quale è stato condonato di più. Dio ha racchiuso tutti nello stesso mistero di misericordia; e da questo amore, che sempre ci precede, tutti noi impariamo ad amare”.

La misericordia che abbonda
Tra lo “zelante servitore della legge” e l’“anonima donna peccatrice”, Francesco invita i cristiani a imitare il secondo atteggiamento, chiedendo a Dio la grazia “abbondante” della misericordia:

“Lasciamo che l’amore di Cristo si riversi in noi: a questo amore il discepolo attinge e su di esso si fonda; di questo amore ognuno si può nutrire e alimentare. Così, nell’amore riconoscente che riversiamo a nostra volta sui nostri fratelli, nelle nostre case, in famiglia, nella società si comunica a tutti la misericordia del Signore”.

Tra i saluti conclusivi ai gruppi in Piazza, Papa Francesco ne ha rivolto uno comune ai fedeli giunti dall’Ucraina e dalla Bielorussia, in occasione della conferenza internazionale che ricorda i 30 anni della tragedia di Chernobyl.

Fonte News.va a cura di Alessandro De Carolis

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