I primi posti – XXIX dom.

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S.E. l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Mani

a cura di S.E. L’Arcivescovo Mons. Giuseppe Mani/

A destra e a sinistra. Siamo sulla strada di Gerusalemme. Gesù annuncia il suo cammino verso la morte, ma gli apostoli non sono sullo stesso piano. La strada geografica che percorrono è la stessa ma gli spiriti seguono un cammino diverso. Sedere a destra e a sinistra del Cristo, ecco la domanda bizzarra. È la vecchia ambizione dell’uomo di farsi “come Dio”, il sogno di grandezza e di dominio. Sedere, essere assiso, avere tutte le cose sotto i piedi. Il Cristo, nello spirito di Giacomo e di Giovanni è lo strumento per questa ascensione. Dio finalmente compirà questo loro desiderio ma dovrà essere trasformato.

Giacomo e Giovanni hanno una visione piramidale delle cose: loro al di sopra e gli altri al di sotto. È la visione classica, spontanea, che ispira i tre quarti degli sforzi del lavoro umano: “salire la scala sociale”, “elevarsi”, “salire i gradini”. Dio soddisfa questo desiderio dell’uomo nel senso che sia il desiderio di raggiungere Dio. Il problema è di come si concepisce Dio. Dio è potenza, certo, ma potenza che fa esistere, che fa crescere gli esseri fino a Lui. Essere grande significa dare la vita, far vivere. Gesù dice: servire, essere servitore. Ciò che deve essere cercato non è essere grande ma servire e non servire per essere grande ma per far crescere. La nostra grandezza è una conseguenza non cercata e più spesso ignorata.

Il servizio che uccide. Far crescere gli altri può essere una pretesa intollerabile e generare sottilmente degli atteggiamenti di dominio che uccidono, che riducono gli altri allo stato di oggetti. La potenza di creare può diventare facilmente paternalismo. Come essere padre e madre alla maniera di Dio? Guardiamo a Cristo per farci un’idea: “è bene che io me ne vada”. Nella Pasqua di Cristo scopriamo un Dio che crea “sparendo”. Tutto avviene come se Dio si fosse ritirato per lasciare un vuoto, uno spazio in cui noi troviamo il nostro posto. Il posto stesso di Dio. Non possiamo essere che facendo ciò che fa Lui. Il posto che abbiamo da occupare per esistere è in movimento, il posto della sparizione per far vivere gli altri. Esistere e creare donando la vita per tutti è la stessa cosa. C’è un modo di servire che uccide gli altri, ma c’è il modo di servire che fa passare attraverso la morte colui che serve; è il solo modo che faccia vivere colui che serve e colui che è servito.

La lezione del primo posto vale per tutti, non solo per chi vuol far carriera. È prima di tutto per i genitori che non si rassegnano a passare in second’ordine nell’interesse dei figli e così si hanno i bamboccioni, figli che non crescono, e giovani famiglie che si dividono, è per tutti gli educatori la cui gioia può essere soltanto quella di veder crescere e passare avanti i propri alunni, è per i preti per i quali vale la lezione di Giovanni: “Lui deve crescere e io diminuire”. È per chiunque vuol amare e creare come Dio ama e crea.

La destra e la sinistra del Cristo? Ci sono due uomini crocifissi con Lui. Due peccatori ma il cui il posto è “riservato”. 

UNA FAMIGLIA SANTA

Santa la famiglia Luigi e Zelia Martin
Santa la famiglia Luigi e Zelia Martin

E’ un  grande evento. La realizzazione di una profezia di san Giovanni Paolo II: “La novità del terzo millennio saranno le famiglie sante”. Domenica 18 ottobre Papa Francesco dichiara Santa la famiglia Luigi e Zelia Martin, i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino. Il Papa dichiara che la loro vita è stata secondo il Vangelo, per cui imitando loro si attua il Vangelo.

Una famiglia normale, lei ricamatrice e lui orologiaio. Da giovani desideravano talmente di farsi santi che volevano diventare lei suora e lui frate; ma la loro vocazione era quella di sposi e formarono una bella famiglia. Ebbero nove figli di cui soltanto cinque sopravvissero alla grande mortalità infantile che infieriva all’epoca.

Portano le loro croci con fede e dignità. La morte dei figli, la morte della moglie all’ età di 44 anni. Lui rimase solo con cinque figli tra i 4 e i 17 anni. “Il pensiero di vostra madre mi segue costantemente”, scriverà alle figlie.

Una dopo l’altra le figlie entrano nel Carmelo e quando l’ultima gli annuncia il desiderio di entrare anch’essa in clausura esclama: “Andiamo a ringraziare il Signore per l’onore che fa alla nostra famiglia di scegliersi delle spose nella mia casa”.

Luigi è colpito da arteriosclerosi cerebrale che gli causerà la morte. Una prova che accoglie per vivere in unione alla passione di Cristo, offrendo a Dio sofferenze e umiliazioni per la salvezza delle anime. Muore all’età di 71 anni.

I due coniugi Martin non hanno fatto grandi opere né fondato congregazioni religiose ma una famiglia per la quale sono vissuti con amore e dedizione.

Un pensiero di Zelia: “Signore, vorrei proprio essere una santa, ma non so da che parte cominciare; c’è così tanto da fare che mi limito al desiderio. Dico spesso durante la giornata: «Mio Dio vorrei proprio essere una santa». «Mio marito è un sant’uomo, ne auguro uno così a tutte le donne».

Un pensiero di Luigi: “Mi rassegno a tutti gli avvenimenti fastidiosi che mi accadono o possono accadermi. Mi dico che il Buon Dio lo permette e non ci penso più”.

Per le coppie una occasione da non perdere: non servono due miracoli ma uno solo. Pago uno e prendo due. Auguri!

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