Lavoro è diritto di tutti, non “variabile” dei mercati

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Papa Francesco

Lo Stato di diritto sociale “non va smantellato”. Soprattutto “il diritto fondamentale al lavoro. Lo ha ribadito Papa Francesco ricevendo in udienza i partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, in corso in Vaticano. Urgono ha detto il Papa, “riforme” per la redistribuzione della ricchezza e garanzie di accesso all’istruzione e alla sanità per tutti i più poveri, così da cancellare squilibri e ingiustizie.

Non può essere un capriccio soggetto all’umore delle Borse ciò che per un essere umano vale la sua stessa dignità. Soprattutto quando c’è gente, anzi “miliardi di persone”, la cui dignità è valutata “meno di due dollari al giorno”. Papa Francesco come sempre non fa sconti nel riaffermare il lavoro come diritto non negoziabile e nel condannare qualsiasi forma di sfruttamento. La sua riflessione affonda nel ventre molle della globalizzazione, processo spesso fuori controllo in quanto a equità, perché seppure ha accresciuto la ricchezza di molti Stati, tuttavia, stigmatizza il Pontefice, “ha anche inasprito i divari tra i vari gruppi sociali, creando diseguaglianze e nuove povertà negli stessi Paesi considerati più ricchi”

Per un maggior approfondimento trascriviamo le parole del Pontefice:

Signori Cardinali,

Cari fratelli vescovi e sacerdoti,

fratelli e sorelle,

vi saluto tutti con affetto e ringrazio il Cardinale Peter Turkson per le parole con cui ha introdotto questo incontro. La vostra Plenaria coincide con il quinto anniversario della promulgazione dell’Enciclica Caritas in veritate. Un documento fondamentale per l’evangelizzazione del sociale, che offre preziose indicazioni per la presenza dei cattolici nella società, nelle istituzioni, nell’economia, nella finanza e nella politica. La Caritas in veritate ha attirato l’attenzione sui benefici ma anche sui pericoli della globalizzazione, quando essa non sia orientata al bene dei popoli. Se la globalizzazione ha accresciuto notevolmente la ricchezza aggregata dell’insieme e di parecchi singoli Stati, essa ha anche inasprito i divari tra i vari gruppi sociali, creando diseguaglianze e nuove povertà negli stessi Paesi considerati più ricchi.

Uno degli aspetti dell’odierno sistema economico è lo sfruttamento dello squilibrio internazionale nei costi del lavoro, che fa leva su miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno. Un tale squilibrio non solo non rispetta la dignità di coloro che alimentano la manodopera a basso prezzo, ma distrugge fonti di lavoro in quelle regioni in cui esso è maggiormente tutelato. Si pone qui il problema di creare meccanismi di tutela dei diritti del lavoro, nonché dell’ambiente, in presenza di una crescente ideologia consumistica, che non mostra responsabilità nei confronti delle città e del creato.

La crescita delle diseguaglianze e delle povertà mettono a rischio la democrazia inclusiva e partecipativa, la quale presuppone sempre un’economia e un mercato che non escludono e che siano equi. Si tratta, allora, di vincere le cause strutturali delle diseguaglianze e della povertà. Nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho voluto segnalare tre strumenti fondamentali per l’inclusione sociale dei più bisognosi, quali l’istruzione, l’accesso all’assistenza sanitaria e il lavoro per tutti (cfr n. 192).

In altre parole, lo Stato di diritto sociale non va smantellato ed in particolare il diritto fondamentale al lavoro. Questo non può essere considerato una variabile dipendente dai mercati finanziari e monetari. Esso è un bene fondamentale rispetto alla dignità (cfr Ibid.), alla formazione di una famiglia, alla realizzazione del bene comune e della pace. L’istruzione e il lavoro, l’accesso al welfare per tutti (cfr Ibid, 205), sono elementi chiave sia per lo sviluppo e la giusta distribuzione dei beni, sia per il raggiungimento della giustizia sociale, sia per appartenere alla società (cfr Ibid, 53) e partecipare liberamente e responsabilmente alla vita politica, intesa come gestione della res publica. Visioni che pretendono di aumentare la redditività, a costo della restrizione del mercato del lavoro che crea nuovi esclusi, non sono conformi ad una economia a servizio dell’uomo e del bene comune, ad una democrazia inclusiva e partecipativa.

Un altro problema sorge dai perduranti squilibri tra settori economici, tra remunerazioni, tra banche commerciali e banche di speculazione, tra istituzioni e problemi globali: è necessario tenere viva la preoccupazione per i poveri e la giustizia sociale (cfr Evangelii gaudium, 201). Essa esige,da una parte profonde riforme che prevedano la ridistribuzione della ricchezza prodotta e l’universalizzazione di mercati liberi a servizio delle famiglie, dall’altra la ridistribuzione della sovranità, sia sul piano nazionale sia sul piano sovranazionale.

La Caritas in veritate ci ha anche sollecitati a guardare all’attuale questione sociale come questione ambientale. In particolare, ha rimarcato il legame tra ecologia ambientale ed ecologia umana, tra la prima e l’etica della vita.

Il principio della Caritas in veritate è di estrema attualità. Un amore pieno di verità è infatti la base su cui costruire quella pace che oggi è particolarmente desiderata e necessaria per il bene di tutti. Consente di superare fanatismi pericolosi, conflitti per il possesso delle risorse, migrazioni dalle dimensioni bibliche, le piaghe perduranti della fame e della povertà, la tratta di persone, ingiustizie e disparità sociali ed economiche, squilibri nell’accesso dei beni collettivi.

Cari fratelli e sorelle, la Chiesa è sempre in cammino, alla ricerca di nuove vie per l’annuncio del Vangelo anche nel campo del sociale. Vi ringrazio per il vostro impegno in questo ambito e, nell’affidarvi alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, vi chiedo di pregare per me e di cuore vi benedico. Grazie.

Fonte: www.radiovaticana.it

 

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