Redazione Il Vaticanese

Da Assisi, Padre GianMaria Polidoro scrive su “Francesco”

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Assisi, Città di Chiara e Francesco

Introduzione a cura di Fabio Gallo – direttore editoriale/

Quello che ricorda l’opera umana e di pace di San Francesco di Assisi è un giorno che dovrebbe durare molto di più. Anche tutta la vita. Ecco, vorrei che il giorno dedicato a San Francesco durasse tutta la vita. Perché ci vorrebbe una vita intera per porsi alla ricerca dello Spirito evangelico di Francesco e tentare di seguirne compiutamente l’esempio. Assisi: che terra fortunata ad avere visto San Francesco e Santa Chiara. Che meraviglia! Il caro Padre GianMaria Polidoro, persona che amiamo, ci cura sempre e mai ci fa mancare il soffio del Vento di Assisi con la sua lettera che bussa alla nostra posta puntuale, sempre al momento giusto. Prima di lasciarvi alla lettura della lettera di Padre GianMaria che pubblichiamo integralmente, vorrei rivolgere una preghiera a Chiara e Francesco: possano le cattiveria di sacerdoti e vescovi aridi di amore e carità salire in Cielo e grazie alla loro intercessione scendere in terra convertite dall’amore di Gesù Cristo in opere di bene per i bambini e le vittime della guerra. Infatti, fa più male un sacerdote che allontana i figli di Dio dalla chiesa, che una bomba che uccide il solo corpo. Dio abbia pietà di voi e vi conduca sulla strada di Francesco.

LA LETTERA DI PADRE GIANMARIA POLIDORO DA ASSISI
Carissimi/e, era il vespro del 3 ottobre 1226 quando in Santa Maria degli Angeli, nel territorio di Assisi, moriva frate Francesco. Intorno a lui i suoi frati e la gente di Assisi. Dopo quasi ottocento anni noi sentiamo la bellezza di stare attorno a Francesco che manda lungo i secoli il suo messaggio sempre attuale. Non è il possedere che conta; egli si fa posare sulla nuda terra coperto da un abito datogli in prestito dal suo frate Guardiano. Neppure il potere conta; egli ha attorno a sé solo amici accorati e non sudditi o dipendenti. E la ricchezza non conta; all’approssimarsi della morte, ha mangiato e distribuito ai frati un po’ di pane a ricordo di una vita e a memoria del Sacramento Eucaristico. Non ha sfruttato la natura; ed alla sua morte uno stormo di allodole ha cantato la gloria di Dio. Amava tutta la creazione; e voleva che l’orto dei frati fosse diviso in tre parti: una per le erbe commestibili, l’altra per ammirarvi i fiori e le erbe odorose, e l’altra ancora da non toccare e rispettare. Ha amato ogni fratello o sorella; e quando alcuni di essi li trovò ladri, li chiamò ugualmente fratelli. Fratelli che è verità teologica; ladroni che è realtà sociologica. Ha guardato negli occhi ogni suo frate; in essi ha letto le qualità positive donate da Dio. Sul monte della Verna ha chiesto di soffrire come il suo Signore Gesù Cristo; e le sue mani e i piedi e il costato si aprirono come a Cristo sulla croce. Poi Papa Pio XII lo ha proclamato Patrono d’Italia quando la seconda guerra mondiale era alle porte; ma non servì a cambiare i cuori e tenerci fuori dagli odi e dalle bombe. Poi san Giovanni Paolo II tentò di por freno al malessere del mondo; venne ad Assisi e lo indicò esempio di pace e proclamò lo “Spirito di Assisi”. Da allora noi siamo gruppo e formiamo l’Associazione Assisi Pax International. L’ideale nostro è essere come lui, Francesco di Assisi, amanti della pace; estimatori dei doni che Dio regala ad ogni essere umano che viene nel mondo; ammiratori di tutto il creato: gli animali, le piante, le praterie, i boschi … Anche dei deserti e delle pietre. Come lui noi siamo chiamati ad attuare giustizia nel mondo, perdonare ogni offesa, e non avere nemici sulla terra. E questo non per irenismo, ma per aiutare ogni uomo a redimersi quando ha peccato contro Dio, contro il prossimo o contro la natura, senza accettare furbizie e cattiverie. Siamo chiamati ad essere come Francesco che non ha cancellato la propria fedeltà alle scelte fatte, accorrendo sul campo di battaglia tra islamici e crociati, mangiando nella stessa scodella del fratello lebbroso, spogliandosi per coprire il povero bisognoso, gioioso quando giunse per lui la chiamata del Signore. Che bello, essere come Francesco! E Dio vi benedica.

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