Fabio Gallo

Quale Compito! a cura di Padre GianMaria Polidoro di Assisi

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Non dimentichiamo, vi prego, San Francesco e Santa Chiara ma non ricordiamoli come se fossero la scena di un film o una pagina di letteratura.

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Padre GianMaria Polidoro di Assisi

Introduzione a cura di Fabio Gallo – direttore editoriale/

Davvero utile la lettura delle riflessioni di Padre GianMaria Polidoro di Assisi il cui solo nome “Assisi”, evoca i due grandi, Chiara e Francesco, che cambiarono il modo di pensare la Chiesa di Cristo. Cari amici, che grande intuito questi due ragazzi che appartenevano ad un’epoca proprio come la nostra, forgiata da guerre, incertezze e discordanze di ogni tipo. Non dimentichiamo, vi prego, San Francesco e Santa Chiara ma non ricordiamoli come se fossero la scena di un film o una pagina di letteratura. La loro vita è una svolta, una rivoluzione, una visione testimoniata da secoli e secoli di certezze. Chiara e Francesco vivono e Assisi, la bella Assisi, evoca ogni giorno il loro amore così grande da potere essere vissuto solo in Dio, in un Dio vero. Qual’è il nostro compito oggi? 

Assisi

Assisi

SEGUE LA LETTERA DI PADRE GIANMARIA POLIDORO DI ASSISI
Carissimi/e, vi sembra possibile vivere in seno alla società senza contribuire in qualche modo alla sua crescita ed alla sua sopravvivenza? Io penso di no. E mi auguro che non vi sia alcuno tra noi che non si ponga il problema di quale possa essere il compito che la Provvidenza di Dio ha affidato a ciascuno di noi. Dio infatti ci ha creati a sua immagine e ci ha resi operatori e custodi del mondo e della società umana. Questa verità ci entusiasma e ci responsabilizza. Quando io parlo di positività, infatti, davanti ai miei occhi brilla sempre quella grandezza che Dio ci ha donato. Pensate all’insegnante che lavora per aprire la mente ai discepoli; al chirurgo che mette il proprio sapere e le proprie mani nell’opera creata da Dio che siamo noi; a chi, con la propria presenza ed attività, rasserena lo sfiduciato ridonando a lui la gioia della vita. Ecco noi siamo chiamati a lavorare e il nostro impegno allora è bello quando ci sentiamo utili alla famiglia o alla società. Vi ricordo che la nostra comune adesione ad Assisi Pax è basata sul nostro comune sogno di essere persone che non passano inutilmente sulla scena del mondo. Quando ci presenteremo a Dio, porteremo nelle mani le cose buone che abbiamo operato nella nostra esistenza nella speranza che coprano le debolezze della vita. Noi diciamo di vivere una spiritualità che ci eleva e questo è cosa buona, ma una spiritualità che non si incarna possiamo chiamarla una buona spiritualità? E noi ci si incarna nella società quando la nostra capacità di bene giunge a toccare ed aiutare i fratelli e le sorelle nostre. Proprio come ha fatto Cristo che, pur essendo Dio è diventato uomo tra noi ed ha dato la propria vita per il bene del mondo intero. La nostra attività deve aver presente l’impegno di “condizionare il futuro”; cioè incidere nella società fino al punto di modificarla per un futuro migliore. E per fare questo, prima di tutto noi dobbiamo agire nel campo della cultura che vuol dire aiutare ogni persona a pensare non in modo egoistico o pigro, ma essere fattori di mentalità migliore, di inventiva alta che ci faccia operatori di una maggiore civiltà di amore o, come diciamo noi, di una civiltà di pace. Qualcuno dice che pensare alla cultura vuol dire dimenticare la gente che ha fame, che piange o che muore, e non sa che offrire un pane per compassione è gesto bello, ma momentaneo; mentre offrirlo per mentalità fraterna, per civiltà, ci rende aperti alla fraternità in ogni istante della vita. E il cristianesimo vuole questo quando parla di “metanoia”. Noi oggi vediamo immenso odio, guerra truce e disperazione perché non c’è una mentalità di amore e di dialogo. Io aggiungo che aver dimenticato Cristo e il suo Vangelo ci ha portati ad una mentalità dell’egoismo e del profitto personale. Qualcuno, quando sente parlare di cultura da rinnovare, afferma che il mondo ha bisogno di pane e di cose concrete e non di cultura che per lui vuol dire solo parole e dimentica che la cosa infinitamente più concreta che c’è è proprio il mutamento di mentalità che ci fa passare dalla semplice compassione (quando c’è) ad una vita di convincimenti per cui operiamo il bene nei modi concreti possibili ogni giorno. Noi vogliamo essere quella gente nuova che muta l’attuale civiltà in civiltà di pace. Dio ce lo faccia comprendere.

fr. GianMaria Polidoro ofm

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