La guerra è follia: “A me che importa?”. Caino direbbe: «Sono forse io il custode di mio fratello?».

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Sacrario Militare di Redipuglia

Fabio Gallo – Direttore Editoriale de ILVATICANESE.IT

Ringraziamo News.va al quale rivolgiamo il nostro plauso per il lavoro minuzioso e attento grazie al quale offre al mondo notizie inerenti Papa Francesco e le mille attività di pace di Santa Madre Chiesa Cattolica e Apostolica. La Guerra, la morte sembrano essere così distanti da noi perché non sono ancora tra di noi, in Italia. Ma la nostra comunità cristiana in Italia e nel mondo ha da sempre il sapore del proprio sangue sulle proprie labbra.  Noi cristiani abbiamo combattuto tutte le guerre nel tentativo di restituire al prossimo la Pace. Abbiamo sempre pagato a caro prezzo le nostre scelte di libertà e amore per il prossimo. Oggi, rimbalzando notizie già ben scritte in rete, speriamo di fare la nostra piccola parte perché la follia umana abbia un limite. Ci teniamo a dire che c’è un’altra guerra che combattiamo ogni giorno e che, tutti insieme, dobbiamo continuare a sperare di vincere: quella dell’indifferenza, del silenzio, dell’omertà, dell’ignoranza, che mietono molte più vittime che ogni guerra. E questa è la guerra che richiede uno sforzo ma anche una logica nell’informazione che grazie alla rete è sempre più “formazione”.

PAPA FRANCESCO: LA GUERRA E’ FOLLIA
“La guerra è follia”:
dal Sacrario di Redipuglia, in provincia di Gorizia, nel centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, il Papa chiede all’umanità la conversione del cuore, perché oggi si sta combattendo una terza grande guerra, “con crimini, massacri, distruzioni”. Nella Messa celebrata sotto la pioggia davanti ad almeno 15 mila persone, ha pregato per i caduti di tutte le guerre. 320 concelebranti, 60 vescovi, di cui 13 ordinari militari. La liturgia è stata animata dai seminaristi dell’Ordinariato militare e del Friuli. Presenti delegazioni provenienti da Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Austria e Croazia, oltre ad una decina di rappresentanti della comunità islamica in Italia. Per un maggior approfondimento trascriviamo il testo originale delle parole del Santo Padre:

Dopo aver contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano… trovandomi qui, in questo luogo, vicino a questo cimitero, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia.

Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!

La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere… sono motivi che spingono avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso distorto. L’ideologia è una giustificazione, e quando non c’è un’ideologia, c’è la risposta di Caino: “A me che importa?”. «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà… “A me che importa?”.

Sopra l’ingresso di questo cimitero, aleggia il motto beffardo della guerra: “A me che importa?”. Tutte queste persone, che riposano qui, avevano i loro progetti, avevano i loro sogni…, ma le loro vite sono state spezzate. Perché? Perché l’umanità ha detto: “A me che importa?”.

Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni…

Ad essere onesti, la prima pagina dei giornali dovrebbe avere come titolo: “A me che importa?”. Caino direbbe: «Sono forse io il custode di mio fratello?».

Questo atteggiamento è esattamente l’opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo. Abbiamo ascoltato: Lui è nel più piccolo dei fratelli: Lui, il Re, il Giudice del mondo, Lui è l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ammalato, il carcerato… Chi si prende cura del fratello, entra nella gioia del Signore; chi invece non lo fa, chi con le sue omissioni dice: “A me che importa?”, rimane fuori.

Qui e nell’altro cimitero ci sono tante vittime. Oggi noi le ricordiamo. C’è il pianto, c’è il lutto, c’è il dolore. E da qui ricordiamo le vittime di tutte le guerre. Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? E’ possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: “A me che importa?”.

E’ proprio dei saggi riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e piangere. Con quel “A me che importa?” che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere. Caino non ha pianto. Non ha potuto piangere. L’ombra di Caino ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede qui. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche nei nostri giorni. Con cuore di figlio, di fratello, di padre, chiedo a tutti voi e per tutti noi la conversione del cuore: passare da “A me che importa?”, al pianto. Per tutti i caduti della “inutile strage”, per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo. Il pianto. Fratelli, l’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto.

Fonte: www.news.va

 

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