Redazione Il Vaticanese

Il dolce sentire di Francesco di Assisi per la tv tra Viterbo e i Monti della Tolfa

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Mickey Rourke nel San Francesco di Assisi del 1989 di Liliana Cavani

Mickey Rourke nel San Francesco di Assisi del 1989 di Liliana Cavani

Non è stato possibile ‘trovare Francesco di Assisi’ se non in particolare nella natura incontaminata tra i Monti della Tolfa e Viterbo. E’ questa principalmente la location dell’ultimo film della regista Liliana Cavani, che dal 1966 insegue i tratti del giovane assisiate, su San Francesco di Assisi che andrà in onda a ottobre su Rai uno. A Liliana Cavani va il merito di avere modernizzato il personaggio così attuale proprio di Francesco di Assisi già nel medioevo, ove un attore come Mickey Rourke, protagonista di pellicole trasgressive, aveva interpretato le vesti del poverello. Una immagine che fornisce con effetto la conversione che Francesco di Assisi ebbe da giovane, lui che è stato bello, potente e ricco, pieno di donne bellissime al seguito e nelle feste, che pensava di servire il padrone ma che non sapeva che il padrone non lo avrebbe trovato da cavaliere in un’armatura lucente ma nella povertà, nella contemplazione della natura, nella preghiera, nell’aiuto ai poveri, nell’incentivo ai grandi della terra di quel tempo e di credo diversi, quale uomo di dialogo e di pace. E noi desideriamo ringraziare la regista Cavani perché in un mondo di messaggi pubblicitari e di ‘pacchi’ ha pensato di donare nuovamente una versione del film sul santo di Assisi a tutti, perchè questo mondo di oggi ha un disperato bisogno di Francesco.

Di queste ore è il twitter del Papa, di Papa Francesco: “Quando si vive attaccati al denaro, all’orgoglio, al potere, è impossibile essere felici”. Questo Francesco lo aveva capito molto bene fino a vincere solo con se stesso accanto a Dio. E quante cose ha fatto Francesco di Assisi invocando e seguendo Dio, persino nella comunicazione se pensiamo che egli con le sue lodi a Dio, nelle laudi cantate e non, ha inventato la lingua italiana, il ‘volgare’, il popolare perché tutti lo capissero, perché tutti comprendessero il messaggio di Dio, quel messaggio che Chiara, bellissima ragazza, condivise e sposò per amore di tutti i figli del mondo che, come in una famiglia che ha bisogno di numerose attenzioni, sono invece di numero indefinito, ai quali Chiara e Francesco come sentire, azione e insegnamenti non hanno fatto mancare nulla, neppure oggi.

Il film di Francesco di Assisi di ottobre 2014 nasce evidentemente dalla esigenza di girare, nella natura, in una natura bellissima e incontaminata, indisturbata, e dal profilo pratico raggiungibile facilmente dai mezzi delle troupe, scene rimaste insolute o necessarie per la regista di definizione come uno degli episodi culminanti dell’esperienza di fede di Francesco, quale il ricevimento delle stigmate e del segno tangibile di unione e amore con Cristo.

La scena delle stigmate è stata girata come molte altre nei fitti faggi delle località dei Monti Cimini e nei boschi, molto simili ai percorsi della via Francigena, dei Monti della Tolfa tra il lago di Bracciano e il mare laziale. Un presagio e un’assonanza che unisce la regista agli esperti della Fondazione “Paolo di Tarso” che in questi anni, con la regia di Fabio Gallo, oggi nelle quotatissime immagini fotografiche a favore di progetti seri e destinati ai giovani nonchè impostati sulla ‘logica’ francescana, hanno girato in lungo e largo questo territorio, tra i tanti in Italia, forgiando sotto la guida di Fabio Gallo, regista di Rai uno per dieci anni e della sottoscritta storico dell’arte Viviana Normando, itinerari della Bellezza del Sacro inconfondibili, sconosciuti e ben radicati nella tradizione cristiana. Non si può non visitare l’eremo della Trinità restaurato tra Tolfa e Allumiere in occasione del Giubileo del 2000 e dove ad esempio Sant’Agostino scrisse il ‘De Trinitate’. Non si possono non ammirare le floride committenze di nobili famiglie quali i Doria, i Pamphili, i Chigi che emergono straordinariamente e all’improvviso nella natura e nelle valli tufacee ricoperte a tratti da un verde così intenso. E noi lo sappiamo molto bene poiché questo territorio lo abbiamo amato, studiato, pubblicato in varie forme, visitato incentivando tutti a conoscerne la tradizione a seguito di sopralluoghi con acqua, pioggia, vento e neve.

Il lago di Bracciano già con Fabio Gallo è divenuto il lago di Tiberiade, nella collezione Art for Peace del 2001, in quelle opere d’arte di Gallo che hanno consentito la costituzione, attraverso l’acquisizione e la valutazione delle immagini fotografiche della Fondazione “Paolo di Tarso”.

Auguriamo alla Regista Cavani, di cui per caso abbiamo conosciuto, tra una estenuante ripresa e l’altra, a San Martino al Cimino, l’aiuto regia Federica Valente, in una giornata di riunioni a Viterbo a favore delle vocazioni sacerdotali, di esaudire le sue esigenze per potere esprimere al meglio la storia di Francesco, affinchè le location in questi luoghi sulla Via Francigena, in quell’ultimo tratto che Francesco ha compiuto per far approvare la Regola del suo Ordine, restituiscano il senso e la sensibilità di un ragazzo normale che con fiducia ha seguito Cristo, rivoluzionando il mondo. Spesso si pensa a chissà quali rivoluzioni il mondo debba inseguire per cambiare ove invece il cambiamento è già dentro di noi e insito nella nostra storia, una storia che non cambia e si rinnova da più di duemila anni. E’ questa la difficoltà vera: trasmettere questa rivoluzione nella maniera più appropriata. E noi siamo molto attenti.

Ed è con questa attenzione di esperti del territorio e studiosi della bibliografia francescana, fonte di lezioni in università laiche e pontificie e spesso degli articoli che torniscono la rete, che attendiamo fiduciosi il film di Liliana Cavani, dalle scene tra la Riserva di Canale Monterano, tra la faggeta di Soriano al Cimino, tra la Chiesa di S. Eusebio sulle rive del Lago di Vico a Ronciglione, tra la Valle del Treja nei pressi del Santuario di S. Maria ad Rupes e restiamo a disposizione per sostenere “questo nobile e dolce sentire”, nelle grotte non solo grigie o cineree delle necropoli etrusche ma di semplice tufo, nelle naturali cellette nelle folta e luminosa vegetazione da cui Francesco amava contemplare il Creato, a partire da Assisi per il mondo. Quel Creato che si aprì e si sublimò su di un monte, tra cielo e terra, con piaghe nelle mani e pienezza del cuore.

Ricordiamo che il film nuovo giungerà sugli schermi dopo Francesco di Assisi nel 1966 con Lou Castel e il Francesco con Mickey Rourke del 1989.

Ci auguriamo che in maniera diversa e sostanziale anche Fabio Gallo, attraverso la sua storia di vita, presto renda note quelle esperienze inedite con Chiara e Francesco di Assisi che danno un senso oggi a quell’antico “dolce sentire” e che trapelano, per chi le coglie, nella luce e nella ricerca di Dio che è alla base delle sue opere d’arte fotografiche, come si evince in uno degli articoli tratti da www.ilvaticanese.it.

Viviana Normando

 

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