Papa Francesco a Cassano per una Calabria migliore scomunica i “mafiosi”

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Papa Francesco

A cura della redazione de IL VATICANESE.IT/

Cerchiamo di capire insieme questa visita fortemente voluta da Santa Madre Chiesa a Cassano all’Jonio in Calabria, nella provincia di Cosenza. Si tratta del territorio sotto la competenza del Vescovo di Cassano S. E. Mons. Nunzio Galantino nominato da Papa Francesco Segretario della CEI. Per questa nomina, atteso il grande lavoro di umanità svolto da Mons Galantino, il Papa ha inteso chiedere scusa alla comunità di Cassano all’Jonio ove il lavoro di un Vescovo che sappia essere Pastore è fondamentale, attese le criticità del territorio a forte vocazione criminogena nel quale, però, proprio grazie al lavoro della comunità locale, sorge il sole che riscalda coloro i quali hanno sostenuto con coraggio il cambiamento. Ricordiamo, infatti, il territorio è tristemente noto per una serie di efferati crimini tra cui l’omicidio del piccolo Cocò ucciso a soli tre anni e del parroco di una frazione di Sibari Don Lazzaro Longobardi ucciso a sprangate.
Cassano all’Jonio, ricorda la Fondazione Culturale “Paolo di Tarso” di Roma che ha compiuto sul territorio una imponente opera di digitalizzazione, ha molto da dare in termini culturali ricordando che tra le tante “ricchezze” di Cassano ci sono anche il Santuario di Santa Maria della Catena (XI sec.) e le Grotte di Sant’Angelo, uno dei sistemi carsici più rilevanti del Mezzogiorno d’Italia. Quelle di Sant’Angelo Inferiore e di Sant’Angelo superiore sono le uniche grotte turistiche della Regione Calabria e hanno un valore storico-archeologico perché attestano la presenza dell’uomo dall’epoca del Neolitico Medio.
Proprio grazie alla Fondazione “Paolo di Tarso” che ha recentemente aperto una sede a Cosenza, possiamo offrire alcune meravigliose immagini di Cassano all’Jonio e di numerosi Beni Culturali che offrono, grazie ad un paziente e intelligente lavoro autofinanziato, un volto inedito della Calabria. Proprio quelli che il Segretario della CEI Mons. Galantino e Papa Francesco hanno valorizzato camminando fianco a fianco.

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Cassano all’Jonio – Piazzetta delle Tre Fontane fotografata dalla Fondazione “Paolo di Tarso”

PAPA FRANCESCO PER LA CALABRIA A CASSANO ALL’JONIO
La presenza di Papa Francesco è stata dilatata dalla visita ad un territorio vasto che da Castrovillari ha attraversato la Città di Cassano per poi giungere alla spianata di Sibari per la celebrazione eucaristica. La visita a Castrovillari ha commosso i cittadini già tutti in strada alle 6 del mattino: famiglie, bambini, disabili, nonni istituzioni locali. Il Papa è arrivato a Cassano all’Jonio in elicottero, dopo la visita alla Casa Circondariale di Castrovillari all’interno del quale ha incontrato la disperazione del padre di Cocò e dell’assassino del parroco pregando perchè mai più debbano accadere simili crimini. La sua prima tappa a Cassano è stato l’Hospice “San Giuseppe Moscati”, dove si è trattenuto circa 20 minuti con gli ammalati. Quindi l’incontro con i sacerdoti in cattedrale (Vedi Virtual Tour della Fondazione “Paolo di Tarso” CLICCA QUI), terminato il quale il programma la cui scanzione dei tempi è stata condotta da Mons. Leonardo Sapienza, ha previsto una breve sosta in episcopio, poi il pranzo in seminario insieme ai poveri ospitati dalla Caritas diocesana e ai giovani ospiti della Comunità residenziale terapeutico-riabilitativa Saman “Mauro Rostagno”. Quindi il trasferimento in auto alla “Casa Serena”, dove ha incontrato gli anziani, per poi recarsi sempre in auto alla Piana di Sibari. S.E. Mons. Nunzio Galantino, vescovo di Cassano all’Jonio, dallo scorso dicembre segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, è sempre stato al suo fianco. (Vedi Virtual Tour della Fondazione “Paolo di Tarso” CLICCA QUI)

Diocesi di Cassano all'Jonio - La Cattedrale fotografata dalla Fondazione "Paolo di Tarso"
Diocesi di Cassano all’Jonio – La Cattedrale fotografata dalla Fondazione “Paolo di Tarso”

MAFIOSI SCOMUNICATI: UN “QUARTIERE SENZA CRISTO”
Inutile da oggi per n’dranghetisti e omertosi bruciare il “Santino di San Michele” nel corso del loro rito iniziatore. Nelle loro mani è solo un pezzo di carta senza nessuna significazione. Papa Francesco ha scomunicato mafiosi e omertosi separando i buoni dai cattivi, tracciando con il suo piede nella Terra di Calabria il solco che divide nettamente il bene dal male. Dobbiamo decidere con i fatti da quale parte stare prima che non siano più riconoscibili nè gli uni nè gli altri. Gli operatori del male sono scomunicati dal Sommo Pontefice, dall’Apostolo a cui Cristo ha conferito il potere di legare o slegare in terra. Dunque da oggi, una data storica per l’Antropologia della religione del Mezzogiorno d’Italia, il 21 Giugno del 2014, nè carri, nè madonne, nè santi e santini, nè statue, nè processioni, nè altari e altarini, nè Vangeli o Sacre Scitture, avranno senso nelle mani dei mafiosi. Oggi i mafiosi sono stati messi a nudo e indicati per quello ce sono nella geometria delle nostre coscienze: esso sono donne e uomini che hanno scelto di vivere il “Quartiere senza Cristo”. Tutti i loro rituali mancheranno da oggi di quella sacralità che unisce indissolubilmente, rappresentata in Terra e in Cielo solo ed esclusivamente dalla Parola di Cristo che, come disse San Giovanni Paolo II in Sicilia quando chiese ai mafiosi di pentirsi, è “Parola di Vita, di Vita Eterna”.
Ma il “Quartiere senza Cristo” ha molte periferie perché sappiamo che i Mafiosi non sono sempre in carcere ma nella vita istituzionale, sociale e culturale del Mezzogiorno d’Italia. All’assassino molto spesso si associa un’idea che muove la sua arma, un sistema che approva, uno che garantisce molto spesso l’impunità, un sistema che ne facilita l’azione a volte indossando l’abito dello Stato. Questa periferia è la realtà mafiosa che ogni giorno costruisce fondamenta sempre più profonde del Quartiere senza Cristo. Dunque: chi è scomunicato? noi riteniamo chi sa bene di essere un mafioso con la sua testa, con la sua arma, con la sua cattedra, con la sua penna, nella sua casa, nel suo rifugio, negli ospedali, nelle università, nei pubblici uffici, nella politica, nelle redazioni giornalistiche, nei corridoi, nelle scuole, nelle chiese.
Se pur con le parole di pace di Papa Francesco, quindi, Cristo e la Santa Madre Chiesa sembrano agire in profondità per dirci che ormai tutti hanno capito tutto e che l’unica via d’uscita per il Sud Italia, strategicamente importante per l’Europa mediterranea, è sapere che senza conversione alla vita, il “mafioso” sarà sempre operatore di male e di morte, senza più una vita consacrata e consacrante.
I nostri complimenti alla Città di Cassano all’Jonio, alle Istituzioni, alle Forze dell’Ordine, alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, all’Assistenza Sanitaria. Un grazie speciale ai volontari, ai laici e ai religiosi, a tutti coloro i quali nella Diocesi si sono saputi sacrificare per mesi e che hanno saputo dare a tutti noi un segno di Pace. Ovviamente, il nostro grazie a Mons. Nunzio Galantino per avere dimostrato che insieme a Gesù e Maria possiamo tutto, anche il miracolo della spianata di Sibari.
A cura di Viviana Normando

Di Fabio Gallo – direttore editoriale/

Cosenza 21 Giugno 2014 – Benvenuto, Padre Santo, in Calabria. La Sua visita a Cassano all’Jonio fa sentire in ogni angolo di questa terra tanto bella quanto infelice, il vento dello Spirito Santo. Questa è una terra meravigliosa e lei la amerà come amerà di essa la gente profondamente onesta, leale, lavoratrice. Vedrà, ce n’è tanta che popola ogni angolo di questa terra degli Ulivi e dei Cedri che molti, molti, vorrebbero far passare come ‘ultima spiaggia e che, invece, è da millenni approdo di Civiltà che dal grande Mediterraneo hanno lasciato i loro segni che in essa sono ormai tessuti.

Le presento tutta la gente che Lei non incontrerà a Sibari e nel corso della Sua visita pastorale. Sono tanti altri Giovani, bravi e volenterosi cui è stata tolta la speranza; le presento le Mamme e i Papà che non hanno mai smesso di lacrimare in silenzio la partenza dei loro figli, Le presento i nonni e le nonne che amano enormemente nell’impotenza di non potere fare altro, più di quanti sacrifici hanno già fatto.

Poi, Padre Santo, Le presento le Università e le Scuole, unico punto di riferimento per tutti, prima della grande delusione: il lavoro. Poi, Santità, Le presento gli Ospedali dove gli sforzi di tanti bravi medici vengono compromessi da sempre dal male di una politica cattiva che sovrasta numericamente quella buona e che ormai da tempo, come dimostrano le cronache dell’ultimo decennio, è parte integrante di un sistema compromesso sin dalle sue fondamenta che non ha un’idea o una visione del futuro, se non la necessità di volere tutto e subito e così, di bruciare ogni vita buona.

Le presento anche le carceri, che Lei visiterà e di cui Le posso parlare per conoscenza diretta. Quella che Lei vedrà Padre Santo, non è vita ma morte. Non si lasci ingannare dalla pulizia e dall’ordine. Quello è l’inferno che arde l’anima di tutti coloro i quali vi entrano, anche di chi vi lavora, condannato anch’esso al carcere duro. Nessuno, dico nessuno, sarà mai riabilitato da un sistema carcerario che non preveda strumenti di lavoro atti ad offrire a chi finisce in cella un percorso alternativo, per cui possa sentirsi utile alla società. Ci sono le eccezioni ma la regola è che se non si offre la possibilità di dimostrare al detenuto che la vita è lavoro, ogni parola andrà al vento. A tal proposito, Santità, il Procuratore Antimafia Nicola Gratteri andrebbe preso molto seriamente quando parla di riabilitazione dei detenuti tramite il lavoro nella Terra. Ciò non è offensivo se pensiamo al lavoro nei vigneti, negli uliveti, nei pescheti, negli aranceti. Inoltre le Nazioni Unite sostengono che per il 2050 ogni città dovrà essere autonoma, per la nutrizione, per l’energia, per il reinvestimento dei rifiuti in rispetto dell’Ambiente. Il Progetto potrebbe partire proprio dalle carceri. Dobbiamo cambiare i modelli.

Le presento l’Agricoltura, il Turismo, i Beni Culturali, le Aree archeologiche, i Monti, i Parchi, la Natura rigogliosa, il Mare, le Colline verdi e i Borghi antichi. La nostra Terra è meravigliosa ma c’è poco mercato per i suoi prodotti. Questo è un momento positivo perché le organizzazioni si danno da fare per difendere Terra e Prodotti e nascono nei Giovani mille idee che devono trovare sostegno. Su tutto il resto governa una politica operata da gente legata al voto (ma nel modo più angosciante e triste), che ha dato vita all’incapacità di programmare per evolvere le potenzialità di questo grande capitale. Dunque, nella grande maggioranza dei casi vige la regola del contributo per accaparrare soldi e qualche potere.

Poi, Santità, Le presento i Vescovi della Calabria che non sono tutti Pastori come dovrebbero e la popolazione ne ha contezza. Di certo ciò non le sfugge e come vede noi non abbiamo problemi a dirlo perché sarebbe errato pensare, e più di ogni altra regione in Calabria, che siano ben distinti il bianco e il nero, il lupo e l’agnello, angeli e demoni, toghe e grembiuli, tuniche e mantelli, etc. Ma questa, nella bella Calabria è letteratura consolidata. Quante cose belle potrei presentarle ancora della Calabria? Tante, per davvero! Ma in questo momento, Padre Santo, Lei non è un visitatore qualsiasi che si reca in visita e basta; Lei è Pietro il Discepolo di Cristo Gesù. Per questo motivo avverto l’obbligo di ricordarle di San Francesco da Paola, il più grande Taumaturgo della storia cristiana, che in cammino verso Napoli alla volta della Francia, volgendo lo sguardo indietro per guardare ancora una volta la sua amata terra che non avrebbe più visto, disse: “Conca d’oro, lingua di serpente!”. Si fidi del Santo della Carità. Il lavoro da fare è tanto. Preghi per me io prego per Lei.

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