Viviana Normando

Iqbal Masih il bambino eroe

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iqbal-masish - Il Vaticanese.it

La storia del bambino che per amore della vita altrui ha donato la sua. Ricorre il 16 aprile l’anniversario della morte di Iqbal Masih, il bambino pakistano che si oppose alla schiavitù del lavoro minorile e per questo fu assassinato il 16 aprile 1995. Era nato nel 1983.

Nel suo ricordo prosegua la lotta per abolire la schiavitù, prosegua la lotta per il rispetto dei diritti dei bambini, prosegua la lotta contro lo sfruttamento e la violenza, prosegua la lotta per una società inclusiva dell’intera umanità che sia libera, giusta, responsabile, fraterna e sororale.

La storia

Iqbal Masih nacque nel 1983 in una famiglia molto povera. A quattro anni già lavorava in una fabbrica di mattoni.

Quando aveva cinque anni i suoi familiari si indebitarono per pagare le spese matrimoniali del primogenito e Iqbal fu ceduto a un fabbricante di tappeti per l’equivalente di 12 dollari. Fu quindi costretto a lavorare un minimo di 12 ore al giorno per sette giorni alla settimana, incatenato al telaio, con uno stipendio pari ad una sola rupia (corrispondente a pochi centesimi di euro).

Cercando di fuggire, si rivolse alla polizia ma venne riportato alla manifattura e bastonato per punizione.

Nel 1992 riuscì a uscire di nascosto dalla fabbrica/prigione e partecipò insieme ad altri bambini ad una manifestazione del Bonded Labour Liberation Front, (BLLF), organizzazione fondata da Ullah Khan che ottenne nello stesso anno la promulgazione del Bonded Labor System Abolition Act. Ritornato nella manifattura, si rifiutò di riprendere il lavoro malgrado le percosse. Il padrone disse alla sua famiglia che il debito contratto anziché diminuire era aumentato a diverse migliaia di rupie, pretendendo di inserirvi lo scarso cibo dato a Iqbal, supposti errori di lavorazione eccetera. La famiglia fu costretta dalle minacce ad abbandonare il villaggio e Iqbal, ospitato in un ostello dalla BLLF, ricominciò a studiare.

Iqbal attivista

Dal 1993 cominciò a viaggiare e a partecipare a conferenze internazionali, sensibilizzando l’opinione pubblica sui diritti che nel suo paese erano negati ai bambini, e contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia.

Nel dicembre del 1994 ottenne un premio (sponsorizzato da un’azienda di calzature) di 15.000 dollari, con il quale decise di finanziare una scuola nel natìo Pakistan. In una conferenza a Stoccolma, affermò che «Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite». Ricevette una borsa di studio, ma la rifiutò: aveva deciso di rimanere in Pakistan, per portare avanti la sua campagna.

Nel 1995, nella città di Lahore, partecipò ad una conferenza contro la schiavitù dei bambini. Grazie a lui, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dalla loro condizione: sotto la pressione internazionale, il governo pakistano iniziò infatti a chiudere decine di fabbriche di tappeti.

Di sé disse “da grande voglio diventare avvocato e lottare perché i bambini non lavorino troppo”.

L’omicidio

Il 16 aprile 1995, a solamente 12 anni, Iqbal Masih venne assassinato, mentre si stava recando in bicicletta in chiesa (l’edificio era situato nei pressi della casa di sua nonna dove poi sarebbe andato) con i suoi cugini Liaqat e Faryad. “Un complotto della mafia dei tappeti” disse Ullah Khan subito dopo il suo assassinio.

La polizia pakistana attribuì il gesto ad un contadino col quale Iqbal avrebbe avuto una lite.

Alcuni testimoni affermarono di aver visto una macchina (dai finestrini oscurati) avvicinarsi al ragazzo in bici. Dall’auto sarebbero poi partiti dei colpi di arma da fuoco che ne avrebbero causato la morte.

Riconoscimenti

Nel 2000 fu il primo a ricevere anche alla memoria il premio World’s Children’s Prize, premio per i diritti dei bambini.

Nel messaggio di fine anno del 31 dicembre 1997, il presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro ricordò il grande sacrificio di Iqbal Masih.

Fonte, Lacittà.eu.

 

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