Redazione Il Vaticanese

Giovanni Paolo II Pontefice nell’epoca della comunicazione digitale

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Giovanni Paolo II è il Pontefice della Comunicazione digitale che commuta il tempo in istante e apre alla rivoluzione digitale. L'esperienza della Fondazione "Paolo di Tarso" che ne ha fatto la sua mission quotidiana

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Giovanni Paolo II e la rivoluzione della Comunicazione digitale

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Sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II il mondo della comunicazione subisce un repentino cambiamento che vede il concetto di “tempo” tramutarsi in “istante”. Giovanni Paolo II è il primo Papa globalmente mediato in tempo reale da una forma di comunicazione che, grazie a Internet, diventa sempre più veloce e incisiva, non più esclusivo territorio per esperti giornalisti bensì per semplici redattori. Con Giovanni Paolo II Internet fa il suo ingresso nel mondo civile e in breve tempo diventa strumento di comunicazione delle rivoluzioni moderne, amplificatore eccellente di mille problematiche sociali. E’ Giovanni Paolo II che prima di ogni governo raccomanda ai giovani di porgere molta attenzione a Internet, anticipando con parole semplici l’epoca della rivoluzione digitale e della comunicazione interattiva, diffusa e a portata di tutti.
Siamo nell’Anno 2000, il Santo Padre dalla sua finestra parla ai Giovani e per la prima volta di “Internet” in quanto fonte di una nuova evangelizzazione. Tra tanti in Piazza San Pietro Fabio Gallo e un gruppo di suoi amici tutti operatori provenienti dalla Basilica Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma che trasformarono, da li a poco, le parole di Giovanni Paolo II nella mission della loro stessa vita: la Comunicazione attraverso la Rete, una comunicazione, però, finalizzata alla crescita e alla promozione dei valori della vita.

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Il Cardinale Dario Castrillon Hoyos e Fabio Gallo

Giovanni Paolo II era il contenuto perfetto per dare vita ad una comunicazione cattolica moderna che si annunciava essere imprevedibile. L’attenzione di Giovanni Paolo II a Internet, per l’epoca ancora concetto assai poco definito colpì i giovani di “Via Cernaia n° 9″ e come spesso accadeva nella michelangiolesca basilica di Piazza della Repubblica, si concretizzò un incontro voluto dal Parroco Mons. Renzo Giuliano con il Cardinale Darío Castrillón Hoyos nel corso del quale, guarda caso, l’eminente prelato chiedeva impegno verso questa nuova forma di comunicazione.
Da li a poco quel gruppo di amici si ritrovarono in una Fondazione che sceglieva di dedicarsi alla Comunicazione dei valori cristiani per mezzo degli strumenti innovativi che prendeva il nome di “Paolo di Tarso”: il comunicatore, il Convertito per i Convertiti. Oggi la Fondazione ”Paolo di Tarso” - dopo undici anni di attività discreta e generosa è riconosciuta leader nella comunicazione in rete del Patrimonio culturale italiano, composto in grande quantità dalla “bellezza del sacro”, che ci racconta la propria esperienza nata, appunto, dall’impulso di Giovanni Paolo II.

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Il Cardinale Dario Castrillon Hoyos, Mons. renzo Giuliano e Fabio Gallo

GIOVANNI PAOLO II, IL GRANDE GIUBILEO DELL’ANNO 2000, I MEDIA E L’ARTE
Siamo alle porte dell’Anno 2000 e fervono i preparativi del grande Giubileo dell’Anno 2000 che avrebbe portato a Roma milioni di Giovani da ogni luogo del mondo. Nella Basilica Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma, il parroco Mons. Renzo Giuliano ha pensato di dare vita ad un incontro che cambierà molte cose nella storia della Comunicazione digitale in Italia e non solo, tra un gruppo di giovani e il Cardinale Darío Castrillón Hoyos. L’eminentissimo Cardinale all’epoca Prefetto della Congregazione per il Clero e appassionato di materia digitale rivolge a Fabio Gallo e al gruppo dei suoi collaboratori che animavano l’Ufficio Cultura della Basilica parrocchiale un esempio: “se un bambino dall’altra parte del mondo rischia di morire perché non è possibile reperire una semplice medicina e nessuno ne è a conoscenza, il bambino muore. Ma se tutti ne sono a conoscenza, allora diventa un problema di coscienza per tutti e abbiamo molte possibilità di salvarlo perché non tutti sono disposti a far morire un bambino”. Quelle parole erano alla base di un nuovo modo di fare comunicazione sociale e “gestione della conoscenza”. Dunque, aiutare un bambino, da quel momento, non era più solo un fatto di solidarietà ma di “intelligenza connettiva”. La Rete, internet, poteva essere “gestita” per orientare la coscienza sociale verso problematiche concrete, importanti. Fu proprio per quelle parole in linea con il suggerimento di Papa Giovanni Paolo II che in Santa Maria degli Angeli nacque la Fondazione “Paolo di Tarso” che in breve fece della comunicazione digitale lo strumento attraverso il quale esercitare la sua mission di promotori di idee per il bene comune.

CON GIOVANNI PAOLO II TUTTO DIVENTA ICONA DIGITALE IN AMBIENTE GLOBALE
Quest’epoca ha un nome anche in Europa e si chiama “Società dell’informazione”. Inizia con essa anche in Italia la corsa alla digitalizzazione, alla dematerializzazione, alla catalogazione di ogni tipo di bene culturale e non solo. La CEI lancia la nota catalogazione dei beni di natura ecclesiastica e il Governo Italiano, a sua volta, si lancia nel tentativo (mal riuscito), di gestire in rete l’immenso patrimonio culturale del bel Paese. Fallimenti dopo fallimenti dovuti ad una oggettiva ignoranza della classe politica italiana che in pochi anni ha dimostrato di non valere due soli giovani che danno vita a GOOGLE, il motore di ricerca che modificherà lo scenario della gestione della conoscenza trasformando la ricerca dei dati in rete in un grande mercato nel quale non sempre è vero ciò che è vero ma ciò che paga in danaro il miglior posizionamento in prima pagina.
Proprio la “gestione della conoscenza” diventa materia di approfondimento della Fondazione “Paolo di Tarso”  la cui mission inizia a diventare così specializzata da riuscire ad anticipare di molto quanto accadrà in Rete.
Intanto in Italia il Ministro Lucio Stanca, se pur molto competente in materia (ma solo), non riesce a contenere lo strappo tra presente e futuro imprevedibile della comunicazione di Rete che, a differenza dei vecchi modelli di comunicazione, si trasformava quotidianamente in altre forme di potere. Quel futuro che avrebbe reso l’Italia schiava delle multinazionali del “Potere della Rete”, dei motori di ricerca e dei sistemi di gestione della conoscenza che in breve, profittando dell’incapacità della classe politica italiana di competere in materia digitale, trasformavano tutto ciò che era “Italia” o “Made in Italy” in nuove economie gestite esclusivamente da un PC a vantaggio delle multinazionali. Se Giovanni Paolo II non avesse lanciato il suo appello a rivolgere molta attenzione ai nuovi modelli di evangelizzazione che si traducono in strumenti a tutela dei diritti fondamentali dell’Uomo, avremmo oggi avuto molti più danni causati dall’ignoranza di quanti oggi se ne manifestano attraverso la profonda crisi che colpisce il nostro Paese.

GIOVANNI PAOLO II “SANTO SUBITO”
Così come la comunicazione di un tempo ci risulta lenta rispetto a quella odierna, veloce e aggrassiva, anche la società reagisce chiedendo tutto “subito” e il mondo si adegua poiché oggi a dettare le regole del gioco, è tutto quanto oggi riesce a stare sempre in copertina. Così i giovani vogliono “tutto subito”, il politico perde il controllo e vuole “tutto subito” e la società si pone in corsa verso il “tutto subito”. Anche la richiesta di canonizzazione per il nostro amatissimo Giovanni Paolo II diventa  un’impellenza, simbolo di una società ove tutto corre, sfugge, scivola e rischia di perdersi, e che esige “tutto subito”.

RISTABILIRE UN RITMO AL CUORE DELL’UMANITA’
“E’ certamente giusto che la società scruti ogni possibilità perché il suo futuro possa essere assicurato - afferma Fabio Gallo della Fondazione “Paolo di Tarso”. Il problema è che questo sguardo al futuro del bene comune in moltissimi casi maschera, in realtà, un forte e irrefrenabile desiderio di presente nel senso più egoistico. Per questo anche il mondo della comunicazione deve ritrovare un suo ritmo naturale. Paragonata ad un cuore possiamo considerare la Comunicazione un cuore in fribrillazione, in crisi. Per guarirlo possiamo e dobbiamo trovare il modo per dare profondità e spessore alla comunicazione che ormai superficializza (volutamente) qualsiasi argomento, dalla vita alla morte, rendendo tutto piatto e l’essere umano refrattario a tutto e, conseguentemente, usabile, condizionabile, gestibile. Chi sta facendo muovere la comunicazione a questa velocità sa bene cosa sta facendo: il suo bene, il male di tanti altri. Il rimedio c’è ma è necessario che chi ha le orecchie per ascoltare, si disponga pazientemente a farlo. Diversamente il rischio è che Papa Francesco, l’Apostolo, il Sommo Pontefice, diventi “simpatico” e con lui la Santa Madre Chiesa e tutti noi”. 

 

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