Redazione Il Vaticanese

Il “Bollettino Parrocchiale” a cura di Don Franco Cutrone

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San Brunone di Colonia in Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma

di F.G.

Cari Amici, centinaia di migliaia di pagine visitate in pochissimo tempo da parte di tutti voi, ci impongono un maggiore senso di responsabilità che si traduce nella ricerca di contenuti capaci di farci riflettere sulle importanti questioni che rappresentano le piaghe di questo particolare momento della nostra società. Non esiste una crisi Economia così come non esiste una crisi della Giustizia, così come una crisi del Lavoro. Esiste, invece, una gravissima crisi che sta deprimendo l’Essere Umano portandolo a manifestare ciò che stiamo vedendo e subendo. Come sapete, l’editore de IL VATICANESE.IT e delle altre nove Testate Giornalistiche del Gruppo ComunicareITALIA è la Fondazione Culturale “Paolo di Tarso” che in questo anno speciale, “Anno della Fede”, celebra anche i suoi primi dieci anni di attività incentrate sulla diffusione dei contenuti di fede cristiana. “Paolo di tarso” ci insegna ad essere testimoni della Verità e per noi Cristo è la “Verità” che abbiamo vissuto e viviamo quotidianamente con semplicità, seguendo l’insegnamento di Chiara e Francesco di Assisi che, quando abbiamo attraversato la loro età, abbiamo ritenuto più vicini a noi della “Paolo di Tarso” . E li, ad Assisi, che inizia la nostra avventura e oggi siamo felici che Papa Francesco convalida il nostro intuito chiedendo al mondo di seguire il loro insegnamento: quello di spogliarsi degli “abiti infelici”. Il Sommo Pontefice che significa “costruttore di ponti” ci sta offrendo contenuti rivoluzionari offrendoci ogni giorno con le sue parole la possibilità di comprendere che il ponte più lungo che noi possiamo percorrere e lui accorciare, è quello che unisce la nostra ragione al nostro cuore. Noi siamo molto lontani dal nostro cuore e per questo generiamo la crisi di ogni valore. Papa francesco ci chiede di spogliarci della mondanità perché essa è la causa del male del nostro mondo. Ma condanna chi fomenta la “zizzania”, chi parla male dei suoi fratelli, perchè esso non sa quanto male la sua parola di stolto potrebbe fare male. Tutto questo ci conforta perché significa che Papa Francesco ci chiede di continuare sulla strada della semplicità, in controtendenza con le multinazionali che ci chiedono di essere schiavi di un finto progresso che ci propina tutto ciò che non ci serve per davvero.
Percorrendo questa strada abbiamo pensato di amplificare il battito del cuore del nostro Parroco, di Don Franco Cutrone, Parroco in Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma, perché le sue parole possano giungere anche a tutti voi, nostri amici e fratelli in Cristo. Si tratta del “Bollettino Parrocchiale” con il quale ci aiuta a riflette su atteggiamenti che molto spesso caratterizzano la nostra fede che Benedetto XVI, in linea con quanto di ricorda Don Franco, ha definito “pariolina”. Vi auguriamo buona lettura anticipandovi che abbiamo pensato di aprire uno spazio interamente dedicato ai “Bollettini Parrocchiali” perché noi siamo una semplice Parrocchia. Speriamo che ciò possa contribuire anche alla vostra crescita spirituale.
Caro Don Franco, sappiamo che sei a Lourdes: prega per tutti noi e ti chiediamo, quando accenderai la candela di pronunciare le parola che Santa Bernadette mi ha rivelato in un sogno in un momento di mia grande disperazione: “Mio caro Gesù, Madonna Mia, questa è la luce che illuminerà il cammino che vi condurrà nel luogo delle nostre necessità”. Grazie.
Bollettino Parrocchiale della Parrocchia
Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma
a cura di Don Franco Cutrone
“Cari parrocchiani, la fede degli italiani è una fede a singhiozzo:c’è, scompare, ricompare, è una fede un po’ ibrida. E’ questo il frutto più evidente del processo di secolarizzazione che ha attraversato la società moderna. Oggi prevale il concetto in base al quale ognuno deve costruirsi a sua misura una religiosità. La fede si configura sempre più come una ricerca personale, portata avanti dal singolo individuo a
seconda delle proprie esigenze o del proprio vissuto esistenziale.
Oggi parecchi valori della fede cristiana sono messi in discussione e c’è una grande massa di cattolici che non conosce i contenuti della propria fede e su tanti punti non ha affatto le idee chiare. Ed al dilemma “Credere, non credere” un numero sempre maggiore di italiani risponde: “Io, credo, sì, ma a modo mio”.
Nel rapporto tra fede e mondo i due termini sollecitano qualche riflessione. Anzitutto, chiediamoci: che cosa è la fede? San Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae (II, 11,29) dà una definizione che è stata ripresa dal recente Catechismo della Chiesa Cattolica: “Credere è un atto dell’intelletto che sotto la spinta della volontà mossa da Dio per mezzo della grazia dà il proprio consenso alla verità divina”. La fede è assenso e un contenuto che non è evidente. Non esiste, dunque, una fede che non sia accompagnata e, a volte, anche disturbata dal dubbio.
Fede, nella sua radice ebraica, significa “appoggiarsi” : come chi si appoggia a una roccia per non essere trascinato dal fiume in piena. Nel nostro caso si tratta di appoggiarsi a Dio, solo a Lui. Fede è accoglimento da parte
dell’uomo con tutto quello che è, che fa, che sa (con la sua razionalità, la sua libertà, i suoi timori, le sue speranze ecc.) dell’iniziativa salvifica di Dio e cioè della missione tra di noi del Verbo di Dio; non dunque di una dottrina, ma di una persona che è venuta nel mondo per salvare il mondo (da Gv3,16) ossia tutti gli uomini con il loro modo di convivere e di rapportarsi tra di loro e la fede è fondamentalmente accogliere questo intervento d’amore da parte di Dio.
Per quanto riguarda poi fede e religione c’è da precisare che l’esperienza religiosa e l’esigenza spirituale non sono la stessa cosa.
Certamente l’esperienza religiosa alimenta e può favorire la dimensione spirituale dell’uomo, ma non è essa a rendere possibile la vita spirituale. Una cosa è la religione, una cosa è la fede. La fede implica una religiosità; mentre la religiosità non presuppone necessariamente una fede. Religioso è colui che cerca Dio, che prega Dio, che fa degli atti di culto per propiziarsi Dio. E’ un andare dall’uomo verso Dio. La fede, invece, ha un percorso contrario: è Dio che va incontro all’uomo e si rivela, e l’uomo accoglie questa iniziativa di Dio e si abbandona a Lui. La fede è un lasciarsi incontrare da Dio è un accoglierlo pienamente e liberamente nella propria vita. La fede, per sua natura, comporta l’incontro, il dialogo, la comunione “personale” dell’uomo con il proprio Dio. Il vero Dio è colui che ci persuade della nostra miseria e insieme della nostra grandezza. Più che l’esistenza o la negazione
dell’esistenza di Dio, il vero problema riguarda la Sua vera immagine. L’immagine di Dio che ci fa conoscere la nostra miseria ma senza gettarci nella disperazione è quella di Gesù Cristo, l’autentica immagine di Dio che ha
assunto tutta la povertà della nostra condizione umana.
Vi sono molti modi di credere in Dio. C’è chi lo sente ostile e lo teme. Per cui, anche quando prega e lo chiama Padre, lo pensa più severo che misericordioso. Altri pensano a Dio come a un protettore o a un agente di assicurazione. Per cui, anche se lo pregano lo fanno esclusivamente per una sicurezza nei momenti di difficoltà. Ma quando non hanno particolari motivi di preoccupazione vivono dimenticandosi completamente di Lui. Vi sono infine coloro che scoprono Dio come fondamento e ragione della propria vita. In questo caso, si tratta di fede adulta. E’ questa fede adulta che siamo chiamati ad accrescere e a tenerla molto viva nella nostra vita e, durante il prossimo anno pastorale, lo faremo guidati dalla lettera enciclica del nostro Vescovo Papa Francesco LUMEN FIDEI per essere messaggeri di speranza e di carità e scoprire la vera gioia che ci rinnova e ci trasforma. E’ una sfida urgente e impegnativa”.
don Franco

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