Redazione Il Vaticanese

San Giovanni in Laterano: Papa Francesco ed il suo presbiterio romano

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Basilica San Giovanni Laterano: Papa Francesco e il suo Presbiterìo Romano

a cura di Don Renzo Giuliano

Roma San Giovanni Laterano 16 settembre 2013 – L’incontro tradizionale del presbiterio della Diocesi di Roma all’inizio di ogni anno pastorale si colora quest’anno e si entusiasma di nuovo a motivo della presenza e del dialogo prolungato di Papa Francesco all’interno della Basilica di San Giovanni in Laterano. Il Papa, Vescovo di Roma ed il suo presbiterìo che è in servizio nella Diocesi di Roma, nella sua Cattedrale di Roma, si ascoltano e accrescono la reciproca conoscenza e, di fatto, irrobustiscono la comunione ecclesiale. La stampa fa un grande e pressante parlare del compito  di Papa Francesco di riformare la Curia romana e tutti pensiamo al Vaticano, marcando “Curia”. Con l’incontro di oggi con la sua Romana Curia, là dove l’accentuazione iniziale “romana” identifica la sua Diocesi e Chiesa locale di Roma, il Papa mostra il cuore di una riforma autentica basata sul dialogo reciproco, non primariamente su strutture, che apre  allo stile evangelico e ministeriale del servizio che unisce strettamente il Vescovo ed i suoi preti nella comune responsabilità spirituale e programmatica  verso il gregge e la sua unità.

Un incontro fecondo che necessitava di una adeguata preparazione ed i suoi contenuti il Papa stesso li ha suggeriti a partire dalla sua relazione tratta dal Documento di Aparecida e meditata con i sacerdoti di Buenos Aires nel 2008, un testo che illumina lo specifico della spiritualità sacerdotale e le sfide della concreta vita della nostra gente, che dà luce alla piena relazione del presbitero alla propria comunità. Il sacerdote non “gestisce” nulla, ma in lui si evidenzia la fedeltà alla chiamata del Maestro, così come egli non è un “delegato” od un “rappresentante”, ma un dono per il gregge in quanto è un unto dallo Spirito. Il sacerdote è un “pastore guidato” dal Signore, dal suo Spirito, e nelle attività svolte deve manifestare che è stato eletto ed è stato inviato per ”l’appartenenza ecclesiale”, una categoria questa, o forma di vita, su cui la Diocesi di Roma sta riflettendo da alcuni anni: “il presbitero appartiene al Popolo di Dio, da esso è stato tratto, ad esso è inviato e di esso forma parte”, una interconnessione in cui si è consacrati. Il presbitero non può assolutamente vivere di una “coscienza isolata” che lo distacchi dalla dimensione costitutiva dell’evento cristiano che è l’appartenenza ad una comunità concreta e, come esempio, si cita la parrocchia. L’appartenenza è un dono dello Spirito Santo il quale distingue ed armonizza e non fa cadere nella coscienza isolata dell’auto-appartenenza solitaria o di gruppi selettivi ed allontana il rischio di “partire per conto nostro” e dell’autoreferenzialità in ogni tipo di missione di annuncio. Al sacerdote è richiesta fortemente una “conversione pastorale”, vale a dire, come oramai è sentire comune, passare da una pastorale di sola conservazione ad una pastorale missionaria che entri nella storia delle comunità e la apra all’accoglienza chiesta dal Vangelo; la Chiesa desidera l’audacia apostolica. Cosa significa ciò? Il servizio presbiterale deve unirsi alla più viva dimensione della vita. Infatti i sacerdoti sono “presbiteri-servitori della vita” e di quella vita che rimanda alla vita concreta dei poveri, opzione preferenziale della pastorale, e accompagna verso le periferie abbandonate per non abbandonare la fondamentale dignità di ogni uomo. Per entrare in questa ottica di reale servizio, il sacerdote per sé ha bisogno di fare personalmente l’esperienza della misericordia del Signore e solo così sarà in grado di farsi carico esistenzialmente di tutti e di ciascuno. Tutto ha un nome semplice e ben preciso, quello di “carità pastorale”. Uno slogan efficacissimo? “Pastori di popolo e non chierici di Stato, funzionari”!

Questo documento di qualche anno fa il Papa Francesco lo ritiene ancora non solo valido per l’oggi , ma ancora  per la spiritualità e la pastoralità dei sacerdoti al di là dell’America latina, per i preti di Roma che sanno accogliere e vivere, come loro peculiarità storica e carisma, l’universalità della Chiesa. Il Vescovo di Roma chiede ai sacerdoti nel loro insieme, per questo fanno parte di un presbiterio, di investirsi di una coraggiosa creatività pastorale tale da indirizzare su vie nuove per l’evangelizzazione al fine di accogliere le ispirazioni dello Spirito di Dio e di manifestare una chiesa sempre più accogliente e di un’accoglienza cordiale verso l’umanità che le si rivolge, particolarmente di quella verso cui si va e si deve andare in ricerca. La cordialità è tradotta dal Papa in quella capacità del cuore di far sentire nella Chiesa ciascuno come a casa propria, il luogo dove sta bene e non si sente sfruttato. Sarà questa, stigmatizza il Papa che guarda alla sua esperienza di prete, la fatica del prete accanto alla sua gente, ma sarà ancora questo il segno della conversione che non si fa in laboratorio ma in strada, su quella strada su cui tanti uomini e donne vengono aiutati a vivere una santità quotidiana. Papa Francesco è costante nel parlare di “periferie esistenziali” e ad esse costantemente rimanda per l’azione missionaria; è evidente, nei discorsi e nei suoi gesti, che stando accanto a lui e dialogando con lui di queste periferie ne capiamo le dimensioni e lo spessore di fede e, nella sua persona testimoniante, soprattutto ne iniziamo già a vivere lo spirito, le problematiche, le attese, la concretezza, il desiderio fecondo di realizzare, l’afflato di una nuova e forte vocazione cristiana per il mondo. Il Cardinale Vicario Vallini, nel saluto, ha voluto attestare sinceramente la carica di simpatia e di affetto con cui il presbiterio di Roma segue il suo Vescovo, il Papa Francesco; tali sentimenti si sono tradotti in piena condivisione dei problemi pastorali discussi insieme, in piena sintonia di operatività spirituale e pastorale per creare, nel solco della più genuina storia dei preti romani, un afflato nuovo ed unitivo di amore educativo e vitale per l’umanità a cui il presbiterio di Roma è inviato. Nell’incontro e’ cresciuta, di rimando, anche la simpatia e l’affetto del Papa per i suoi preti romani, sicuramente.

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