La lezione di Papa Francesco a Lampedusa.

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Papa Francesco a Lampedusa

Le immagini di Papa Francesco a Lampedusa colpiscono. Ma sarebbe un errore ridurle al buonismo pro-immigrati, com’è un errore (che comincia a diffondersi) ridurre la predicazione di Jorge Mario Bergoglio a un generico pauperismo o alla riedizione del vecchio adagio che per i cristiani «il denaro è lo sterco del demonio».
La lezione del pontefice è che l’altro è un valore, è un bene, una risorsa, non un avversario da combattere e possibilmente eliminare. È impossibile ridurre l’altro a zero. Il papa non ha condannato le politiche che, giustamente, hanno cercato di fermare o limitare la tratta dei nuovi schiavi, i negrieri che sfruttano la disperazione di popolazioni afflitte da guerre e sottosviluppo. Ha invece denunciato la «globalizzazione dell’indifferenza», l’alzata di spalle, la convinzione che il problema riguarda sempre qualcun altro (in particolare la politica) e dunque diventa l’ennesimo pretesto per dare contro a qualcuno. «Caino, dov’è tuo fratello?». Davanti a questa domanda non è possibile scaricare responsabilità su altri o intestardirsi a ricercare colpevoli.
Gli sbarchi non sono soltanto una questione di ordine pubblico, un’emergenza da eliminare. Un’emergenza che si prolunga da vent’anni (i primi sbarchi di disperati risalgono agli inizi degli Anni 90 quando scoppiarono le guerre nei Balcani) non è più tale, ma un fenomeno che va governato. Avevo sperato che il ministro Kyenge potesse dare un contributo in questo senso, ma finora il suo immobilismo è una delusione.
Riconoscere che l’altro è un bene vale anche per la politica. Potrebbe essere la cifra di questo governo, come ho scritto in un precedente post: le larghe intese per la pacificazione, per favorire il riconoscimento reciproco. I passi avanti non sono stati molti ma lo spazio non si è ristretto.

Fonte: blog.ilgiornale.it/filippi

Foto: Papa Francesco Facebook.com

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