Papa Francesco: la gioia del cristiano non è l’allegria di un momento, ma un dono di Gesù

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Questa mattina, venerdì 10 maggio, Papa Francesco durante la messa nella cappella della Domus Sanctae Marthae ha voluto in qualche modo descrivere il suo stato d’animo per la presenza, nella stessa residenza, di Sua Santità Tawadros II, Papa di Alessandria, e condividere la sua gioia con i fedeli presenti alla celebrazione.
“Oggi – ha detto infatti – c’è un motivo bello di gioia, in questa Casa” dove è ospitato il Papa di Alessandria, il Patriarca della Chiesa di Marco”. E ha anche spiegato il perché della sua gioia: “È un fratello che viene a trovare la Chiesa di Roma per parlare, per fare assieme un pezzo di strada. È un fratello vescovo, vescovo come Balthasar, come me: un vescovo, e porta avanti una Chiesa. Chiediamo al Signore che lo benedica e lo aiuti nel suo ministero di portare avanti la Chiesa copta; e anche per noi, perché sappiamo percorrere insieme questo pezzo di strada. Questa è una vera gioia, una piccola gioia di oggi. Rendiamo grazie al Signore per questa gioia”. Lo aveva accolto egli stesso ieri mattina giovedì 9 maggio, quando il capo della Chiesa copta d’Egitto era giunto proprio a Santa Marta, – dove si intratterrà sino al giorno della sua permanenza a Roma, il 13 prossimo – con tutto il suo seguito. Questa mattina c’è stata l’udienza ufficiale, come riferiamo in questa stessa pagina.
La riflessione sulla gioia è stata ispirata dal brano del vangelo di Luca, (24, 50-53) in cui si parla dell’Ascensione del Signore e si racconta dei discepoli che “sono tornati a Gerusalemme pieni di gioia. Il dono che Gesù aveva dato loro – ha spiegato il Papa – non era una certa nostalgia” ma “era gioia”.

“Il cristiano è un uomo e una donna di gioia. Questo ci insegna Gesù, ci insegna la Chiesa, in questo tempo in maniera speciale. Che cosa è, questa gioia? E’ l’allegria? No: non è lo stesso. L’allegria è buona, eh?, rallegrarsi è buono. Ma la gioia è di più, è un’altra cosa. E’ una cosa che non viene dai motivi congiunturali, dai motivi del momento: è una cosa più profonda. E’ un dono. L’allegria, se noi vogliamo viverla tutti i momenti, alla fine si trasforma in leggerezza, superficialità, e anche ci porta a quello stato di mancanza di saggezza cristiana, ci fa un po’ scemi, ingenui, no?, tutto è allegria … no. La gioia è un’altra cosa. La gioia è un dono del Signore. Ci riempie da dentro. E’ come una unzione dello Spirito. E questa gioia è nella sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre”.

L’uomo gioioso, ha proseguito, è un uomo sicuro. Sicuro che “Gesù è con noi, che Gesù è con il Padre”. Ma questa gioia, si chiede il Papa, possiamo “imbottigliarla un po’, per averla sempre con noi?”:

“No, perché se noi vogliamo avere questa gioia soltanto per noi alla fine si ammala e il nostro cuore diviene un po’ stropicciato, e la nostra faccia non trasmette quella gioia grande ma quella nostalgia, quella malinconia che non è sana. Alcune volte questi cristiani malinconici hanno più faccia da peperoncini all’aceto che proprio di gioiosi che hanno una vita bella. La gioia non può diventare ferma: deve andare. La gioia è una virtù pellegrina. E’ un dono che cammina, che cammina sulla strada della vita, cammina con Gesù: predicare, annunziare Gesù, la gioia, allunga la strada e allarga la strada. E’ proprio una virtù dei grandi, di quei grandi che sono al di sopra delle pochezze, che sono al di sopra di queste piccolezze umane, che non si lasciano coinvolgere in quelle piccole cose interne della comunità, della Chiesa: guardano sempre all’orizzonte”.

La gioia è “pellegrina”, ha ribadito. “Il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia”. E’ una virtù del cammino, anzi più che una virtù è un dono:“E’ il dono che ci porta alla virtù della magnanimità. Il cristiano è magnanimo, non può essere pusillanime: è magnanimo. E proprio la magnanimità è la virtù del respiro, è la virtù di andare sempre avanti, ma con quello spirito pieno dello Spirito Santo. E’ una grazia che dobbiamo chiedere al Signore, la gioia. In questi giorni in modo speciale, perché la Chiesa si invita, la Chiesa ci invita a chiedere la gioia e anche il desiderio: quello che porta avanti la vita del cristiano è il desiderio. Quanto più grande è il tuo desiderio, tanto più grande verrà la gioia. Il cristiano è un uomo, è una donna di desiderio: sempre desiderare di più nella strada della vita. Chiediamo al Signore questa grazia, questo dono dello Spirito: la gioia cristiana. Lontana dalla tristezza, lontana dall’allegria semplice … è un’altra cosa. E’ una grazia da chiedere”.

Alla messa ha partecipato tra, gli altri, un primo gruppo di colleghi giornalisti, tecnici e amministrativi della Radio Vaticana, accompagnati dal direttore generale padre Federico Lombardi, dal direttore amministrativo Alberto Gasbarri e dal responsabile dell’ufficio promozione e sviluppo padre Lech Rynkiewicz.

Fonte: www.vatican.va

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