Salvatore Pignata

Il Papa: mi ritiro sul monte a pregare per la Chiesa

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Piazza San Pietro
Domenica, 24 febbraio 2013

Passano alcuni momenti prima che si richiuda la finestra, dopo che Benedetto XVI ha benedetto e salutato la folla venuta a salutarlo. E in quel lasso di tempo resta la finestra aperta, il drappo rosso ed una luce che si vede trapelare, mentre qualche raggio di sole continua ad aprire l’atmosfera. Mi ritiro in preghiera per continuare a servire la Chiesa “con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui l’ho fatto fino ad ora”. Sono queste le parole con le quali Benedetto XVI si è congedato questa mattina dalle oltre 100 mila persone che hanno gremito Piazza San Pietro e l’inizio di Via della Conciliazione, nell’ultimo Angelus del Pontificato. In sette lingue, il Papa ha ringraziato tutti i fedeli “per l’affetto e la condivisione” dimostratigli in questo “momento particolare” per lui e per la Chiesa. Un bagno di folla, il penultimo sullo sfondo del Vaticano, prima di salire su un angolo del Tabor come gli Apostoli, e a differenza di loro rimanervi per essere, lontano dagli occhi del mondo, ogni giorno vicino al cuore della Chiesa, con le residue energie spese per servirla nella preghiera. Al suo ultimo affacciarsi dalla finestra che lo ha visto benedire per otto anni le folle della domenica, il Papa regala un nuovo squarcio su ciò che sarà per lui tra 72 ore. E il Vangelo della seconda domenica di Quaresima – la trasfigurazione di Gesù davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni – gli offre l’immagine per la similitudine più suggestiva. Questo brano “particolarmente bello”, dice, è una “parola di Dio che sento in modo particolare rivolta a me, in questo momento della mia vita”. Si riporta integralmente il discorso del Santo Padre:

 

Cari fratelli e sorelle!

Grazie per il vostro affetto!

Oggi, seconda domenica di Quaresima, abbiamo un Vangelo particolarmente bello, quello della Trasfigurazione del Signore. L’evangelista Luca pone in particolare risalto il fatto che Gesù si trasfigurò mentre pregava: la sua è un’esperienza profonda di rapporto con il Padre durante una sorta di ritiro spirituale che Gesù vive su un alto monte in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre discepoli sempre presenti nei momenti della manifestazione divina del Maestro (Lc 5,10; 8,51; 9,28). Il Signore, che poco prima aveva preannunciato la sua morte e risurrezione (9,22), offre ai discepoli un anticipo della sua gloria. E anche nella Trasfigurazione, come nel battesimo, risuona la voce del Padre celeste: «Questi è il figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!» (9,35). La presenza poi di Mosè ed Elia, che rappresentano la Legge e i Profeti dell’antica Alleanza, è quanto mai significativa: tutta la storia dell’Alleanza è orientata a Lui, il Cristo, che compie un nuovo «esodo» (9,31), non verso la terra promessa come al tempo di Mosè, ma verso il Cielo. L’intervento di Pietro: «Maestro, è bello per noi essere qui» (9,33) rappresenta il tentativo impossibile di fermare tale esperienza mistica. Commenta sant’Agostino: «[Pietro]…sul monte…aveva Cristo come cibo dell’anima. Perché avrebbe dovuto scendere per tornare alle fatiche e ai dolori, mentre lassù era pieno di sentimenti di santo amore verso Dio e che gli ispiravano perciò una santa condotta?» (Discorso 78,3: PL 38,491).

Meditando questo brano del Vangelo, possiamo trarne un insegnamento molto importante. Innanzitutto, il primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo. Nella Quaresima impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che dà respiro alla nostra vita spirituale. Inoltre, la preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma l’orazione riconduce al cammino, all’azione. «L’esistenza cristiana – ho scritto nel Messaggio per questa Quaresima – consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio, per poi ridiscendere portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio» (n. 3).

Cari fratelli e sorelle, questa Parola di Dio la sento in modo particolare rivolta a me, in questo momento della mia vita. Grazie! Il Signore mi chiama a “salire sul monte”, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze. Invochiamo l’intercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Gesù, nella preghiera e nella carità operosa.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Grazie! Ringraziamo il Signore per un po’ di sole che ci dona!

Rivolgo infine un cordiale saluto a voi tutti di lingua italiana. Io so che sono presenti molte diocesi, rappresentanti di parrocchie, associazioni, movimenti, istituzioni, come pure tanti giovani, anziani e famiglie. Vi ringrazio per l’affetto e per la condivisione, specialmente nella preghiera, di questo momento particolare per la mia persona e per la Chiesa. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana. Grazie! In preghiera siamo sempre vicini. Grazie a voi tutti!

Fonte:www.vatican.va