Papa Benedetto XVI: “la Domenica per il riposo e la famiglia”

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Prosegue in tutta Italia la raccolta di firme sostenuta dalla Cei contro l’apertura degli esercizi commerciali. Numerose le occasioni in cui Benedetto XVI ha sottolineato l’importanza della domenica come giorno del Signore da vivere in famiglia. «L’uomo, in quanto immagine di Dio, è chiamato anche al riposo e alla festa – ha affermato nell’omelia pronunciata durante la Messa conclusiva del VII incontro mondiale delle famiglie a Milano – Per noi cristiani, il giorno della festa è la domenica. È il giorno dell’uomo e dei suoi valori: convivialità, amicizia, solidarietà, cultura, contatto con la natura, gioco, sport. È il giorno della famiglia, , nel quale vivere assieme il senso della festa, dell’incontro, della condivisione». E proprio alle famiglie si è rivolto il Pontefice: «Pur nei ritmi serrati della nostra epoca, non perdete il senso del giorno del Signore! È come l’oasi in cui fermarsi per assaporare la gioia dell’incontro e dissetare la nostra sete di Dio».

Papa Benedetto XVI: Domenica per il riposo e la famiglia
Papa Benedetto XVI: Domenica per il riposo e la famiglia

È partita dal nord Italia, ma si sta diffondendo in tutto il territorio nazionale, la raccolta di firme contro la domenica lavorativa. Con lo slogan «Libera la domenica», la Confesercenti, sostenuta dalla Conferenza episcopale italiana, si propone di limitare gli eccessi di liberalizzazioni e tutelare il diritto di un giorno per il riposo e per la famiglia di lavoratori e imprenditori. Secondo i promotori dell’iniziativa aprire i negozi sette giorni su sette, vuol semplicemente dire «dedicare meno tempo alle famiglie e alla vita personale. Si corre il rischio di trascorre indiscriminatamente tutto il proprio tempo al lavoro. Nell’intento di vincere una “crisi” , spiegano, si corre il rischio di generarne una nuova che è quella dei valori, ben peggiore di una crisi economica». Obiettivo dei promotori è di raccogliere cinquantamila firme, in 6 mesi, necessarie a una legge di iniziativa popolare per far tornare nell’ambito regionale i poteri di decisione sulle aperture domenicali degli esercizi commerciali. Si può dare la propria adesione firmando presso le apposite strutture che sono state attivate da Confesercenti sul territorio nazionale e presso i sagrati di moltissime Chiese italiane. «I negozi — ha spiegato di recente monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso- Boiano e presidente della commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace “devono rimanere chiusi la domenica per quattro ragioni: perché l’uomo ha bisogno di riposo, deve rimanere la domenica a casa per tutelare la famiglia e andare in Chiesa, per un motivo economico ed etico». Per il vescovo, la prima ragione è di tipo antropologico in quanto l’uomo ha bisogno del riposo, soprattutto di quello domenicale per “ricaricarsi”. La seconda ragione è sociale perché l’individuo deve rimanere la domenica a casa «per tutelare la famiglia e per andare in Chiesa». Il terzo motivo è economico e in sintonia con le idee di Confesercenti, convinta che tenere aperti i negozi la domenica non migliori la situazione economica. Infine, l’ultimo è di tipo etico in quanto «non serve la libertà, serve la verità» lasciando intendere che senza scopo, senza un fine, senza liberalizzazioni è inutile aprire la domenica. «Questa iniziativa, ha concluso il presule, è libera e aperta a tutti e noi attendiamo che anche le altre confessioni aderiscano». Intanto, il comitato promotore di “Libera la domenica” ha già presentato e depositato presso la Corte di cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare. È necessario, si legge sul sito della Conferenza episcopale italiana, ripresentare la domenica in tutta a sua ricchezza: giorno del Signore, della sua Pasqua per la salvezza del mondo, di cui l’Eucaristia è memoriale, origine della missione; giorno della Chiesa, esperienza viva di comunione condivisa tra tutti i suoi membri, irradiata su quanti vivono nel territorio parrocchiale; giorno dell’uomo, in cui la dimensione della festa svela il senso del tempo e apre il mondo alla speranza. Queste dimensioni della domenica, prosegue il messaggio della Cei, sono oggi in vario modo minacciate dalla cultura diffusa; in particolare, l’organizzazione del lavoro e i fenomeni nuovi di mobilità agiscono da fattori disgreganti la comunità e giungono anche a precludere la possibilità di   vivere la domenica e le altre feste».

 

Fonte: www.vatican.va, CEI

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