Salvatore Pignata

La Chiesa vive in Cristo, prometto obbedienza al futuro Papa. Ora, sono solo un Pellegrino

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Il Sommo Pontefice Benedetto XVI

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI

La vostra vicinanza e il vostro consiglio mi sono stati di grande aiuto”, prego per il nuovo Papa e gli prometto fin d’ora “reverenza ed obbedienza”. Con queste parole Benedetto XVI ha ringraziato e si è congedato questa mattina dal Collegio cardinalizio, nell’ultima udienza del Pontificato che terminerà questa sera alle 20.00. Ai 144 porporati presenti, il Papa ha ribadito che la Chiesa non è un’organizzazione “costruita a tavolino”, ma il suo “cuore” è Cristo ed è Lui a renderla viva.
Il più straordinario atto di congedo nella storia della Chiesa non solo contemporanea si consuma in meno di un’ora. Ma tanto basta a Benedetto XVI per compiere un gesto che nessun protocollo poteva stabilire: inchinarsi fin d’ora, in segno di obbedienza, davanti al nuovo Papa, che tra non molti giorni verrà scelto dal gruppo dei cardinali che in quel momento gli siede davanti, e che tra breve si completerà in vista del Conclave:
“Continuerò ad esservi vicino con la preghiera, specialmente nei prossimi giorni, affinché siate pienamente docili all’azione dello Spirito Santo nell’elezione del nuovo Papa. Che il Signore vi mostri quello che è voluto da Lui. E tra voi, tra il Collegio dei cardinali, c’è anche il futuro Papa, al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza”.
Sono le 11.06 quando Benedetto XVI siede al suo posto. Il colpo d’occhio che gli si presenta è per certi versi simile a quello dell’11 febbraio, anche se la Sala del Palazzo apostolico dove si svolge l’incontro è la Clementina e il numero dei presenti è certamente maggiore e diversamente disposto. Ma stavolta i sentimenti dominanti sono commozione e affetto, non più sorpresa e stupore. E spetta ancora al cardinale decano, Angelo Sodano, trovare le parole per dire il grazie delle porpore al Papa:
“Amato e venerato Successore di Pietro, siamo noi che dobbiamo ringraziare Lei per l’esempio che ci ha dato in questi otto anni di Pontificato (…) Con profondo amore noi abbiamo sempre cercato di accompagnarla nel Suo cammino, rivivendo l’esperienza dei discepoli di Emmaus, i quali, dopo aver camminato con Gesù per un buon tratto di strada, si dissero l’un l’altro: ‘Non era forse ardente il nostro cuore, quando ci parlava lungo il cammino?’. Sì, Padre Santo, sappia che ardeva anche il nostro cuore quando camminavamo con Lei in questi ultimi anni. Oggi, vogliamo ancora una volta esprimerle tutta la nostra gratitudine”.
E Benedetto XVI ricambia, abbracciando affettuosamente il cardinale Sodano e, al termine del suo discorso, uno a uno tutti i presenti, e rileggendo la storia degli ultimi otto anni della Chiesa con chi, accanto a lui, ne ha portato la responsabilità:
“La vostra vicinanza, il vostro consiglio, mi sono stati di grande aiuto nel mio ministero. In questi 8 anni abbiamo vissuto con fede momenti bellissimi di luce radiosa nel cammino della Chiesa assieme a momenti in cui qualche nube si è addensata nel cielo. Abbiamo cercato di servire Cristo e la sua Chiesa con amore profondo e totale che è l’anima del nostro ministero. Abbiamo donato speranza, quella che ci viene da Cristo e che solo può illuminare il cammino”.

L’eco con quanto affermato in Piazza San Pietro, davanti ai 150 mila e più dell’ultima udienza generale, è evidente. Nel cuore del Papa quell’esperienza è impressa a fuoco, perché gli ha mostrato in modo “fisico” quei due capisaldi del suo magistero, emersi in modo plastico specie in questi ultimi giorni di Pontificato, ovvero che la Chiesa “è di Cristo” e che la Chiesa “è viva”:
“La Chiesa non è un’istituzione escogitata e costruita a tavolino, ma una realtà vivente. Essa vive lungo il corso del tempo in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi, eppure nella sua natura rimane sempre la stessa. Il suo cuore è Cristo. Era la nostra esperienza ieri, mi sembra, in piazza. Vedere che la Chiesa è un corpo vivo, animato dallo Spirito Santo, e vive realmente dalla forza di Dio.”
Benedetto XVI prende a prestito le parole di un teologo amato e tante volte citato, Romano Guardini, perché portano in sé la sapienza del Concilio. Ed è su questa sapienza che il Papa innesta la propria visione di Chiesa, espressa per l’ultima volta come capo e servitore. È la sua anima a parlare sommessamente nel silenzio della Sala Clementina. E chi ascolta non può non cogliere in quelle parole la roccia dell’eredità lasciata dal Pontefice teologo, e umile lavoratore della Vigna del Signore, a chi su di essa costruirà la storia della Chiesa di domani:

“’La Chiesa si risveglia nelle anime’. La Chiesa vive, cresce e si risveglia nelle anime che come la Vergine Maria accolgono la Parola di Dio e la concepiscono per opera dello Spirito Santo (…) Attraverso la Chiesa il mistero dell’incarnazione rimane presente per sempre. Cristo continua a camminare attraverso i tempi in tutti i luoghi. Rimaniamo uniti, cari fratelli, in questo mistero, nella preghiera, specialmente nell’Eucaristia quotidiana, e così serviamo la Chiesa e l’intera umanità. Questa è la nostra gioia che nessuno ci può togliere”.

Si trascrive il  saluto di congedo del Santo Padre benedetto XVI agli Em.mi Signori Cardinali presenti in Roma Sala Clementina giovedì 28 febbraio 2013:

Venerati e cari Fratelli!

Con grande gioia vi accolgo e porgo a ciascuno di voi il mio più cordiale saluto. Ringrazio il Cardinale Angelo Sodano che, come sempre, ha saputo farsi interprete dei sentimenti dell’intero Collegio: Cor ad cor loquitur. Grazie Eminenza di cuore. E vorrei dire – riprendendo il riferimento all’esperienza dei discepoli di Emmaus – che anche per me è stata una gioia camminare con voi in questi anni, nella luce della presenza del Signore risorto.

Come ho detto ieri davanti alle migliaia di fedeli che riempivano Piazza San Pietro, la vostra vicinanza e il vostro consiglio mi sono stati di grande aiuto nel mio ministero. In questi otto anni, abbiamo vissuto con fede momenti bellissimi di luce radiosa nel cammino della Chiesa, assieme a momenti in cui qualche nube si è addensata nel cielo. Abbiamo cercato di servire Cristo e la sua Chiesa con amore profondo e totale, che è l’anima del nostro ministero. Abbiamo donato speranza, quella che ci viene da Cristo, che solo può illuminare il cammino. Insieme possiamo ringraziare il Signore che ci ha fatti crescere nella comunione, e insieme pregarlo di aiutarvi a crescere ancora in questa unità profonda, così che il Collegio dei Cardinali sia come un’orchestra, dove le diversità – espressione della Chiesa universale – concorrano sempre alla superiore e concorde armonia.

Vorrei lasciarvi un pensiero semplice, che mi sta molto a cuore: un pensiero sulla Chiesa, sul suo mistero, che costituisce per tutti noi – possiamo dire – la ragione e la passione della vita. Mi lascio aiutare da un’espressione di Romano Guardini, scritta proprio nell’anno in cui i Padri del Concilio Vaticano II approvavano la Costituzione Lumen Gentium, nel suo ultimo libro, con una dedica personale anche per me; perciò le parole di questo libro mi sono particolarmente care. Dice Guardini: La Chiesa “non è un’istituzione escogitata e costruita a tavolino…, ma una realtà vivente… Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi… Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore è Cristo”. E’ stata la nostra esperienza, ieri, mi sembra, in Piazza: vedere che la Chiesa è un corpo vivo, animato dallo Spirito Santo e vive realmente dalla forza di Dio. Essa è nel mondo, ma non è del mondo: è di Dio, di Cristo, dello Spirito. Lo abbiamo visto ieri. Per questa è vera ed eloquente anche l’altra famosa espressione di Guardini: “La Chiesa si risveglia nelle anime”. La Chiesa vive, cresce e si risveglia nelle anime, che – come la Vergine Maria – accolgono la Parola di Dio e la concepiscono per opera dello Spirito Santo; offrono a Dio la propria carne e, proprio nella loro povertà e umiltà, diventano capaci di generare Cristo oggi nel mondo. Attraverso la Chiesa, il Mistero dell’Incarnazione rimane presente per sempre. Cristo continua a camminare attraverso i tempi e tutti i luoghi.

Rimaniamo uniti, cari Fratelli, in questo Mistero: nella preghiera, specialmente nell’Eucaristia quotidiana, e così serviamo la Chiesa e l’intera umanità. Questa è la nostra gioia, che nessuno ci può togliere.

Prima di salutarvi personalmente, desidero dirvi che continuerò ad esservi vicino con la preghiera, specialmente nei prossimi giorni, affinché siate pienamente docili all’azione dello Spirito Santo nell’elezione del nuovo Papa. Che il Signore vi mostri quello che è voluto da Lui. E tra voi, tra il Collegio Cardinalizio, c’è anche il futuro Papa al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza. Per questo, con affetto e riconoscenza, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

Fonte: www.vatican.va