Viviana Normando

Benedetto XVI nel giorno delle ceneri: “Convertiteti e credete nel Vangelo”

Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

In questo 2013 la tradizionale processione penitenziale del mercoledì delle ceneri si è spostata dall’Aventino alla Basilica di S. Pietro per dare la possibilità a tutti i fedeli, dopo le sue dimissioni, di essere più vicino al Papa, di sostenere il Sommo Pontefice e di pregare accanto a lui per la Madre Chiesa.

“Convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15) è la formula di ammonimento introdotta dalla riforma liturgica del Concilio Vaticano II con il riferimento alla predicazione di Gesù, che nella giornata dell’imposizione delle ceneri si è sostituita alla tradizionale frase “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”. Quel pizzico di polvere benedetta ricorda a tutti la caducità della vita terrena e come segno di penitenza sprona all’impegno della Quaresima, che inizia domenica 17 febbraio 2013, quale  domenica successiva al mercoledì delle ceneri.

Nel suo linguaggio umile e di studioso il Pontefice, con il gesto coraggioso, interiorizzato ma inaspettato, che ha compiuto dimettendosi da Capo della Chiesa, ci incentiva in realtà non a credere di meno ma di più, a cospargerci il capo di ceneri, laici e religiosi insieme, in quel sostegno vicendevole che Egli ha sempre auspicato e che abbiamo spesso menzionato sulla scia di Giovanni Paolo II, nelle gioie e nelle difficoltà. Joseph Ratzinger è un teologo vissuto accanto a Giovanni Paolo II e che da più di trent’anni prima da sacerdote e da Cardinale, poi da Papa ha tracciato intimamente quella progettualità positiva della Chiesa fino a divenirne guida, portandone tutto il peso. Giovanni Paolo II si aggrappava curvo alla sua Chiesa, Benedetto XVI in piedi l’ha portata in braccio. Un ineccepibile teologo, Ratzinger, nella sua severità e semplicità, che ha creato un solco rivoluzionario a partire dalla sua prima frase: “Sono un umile servo della Chiesa” e che nella sua purezza resta severo con se stesso e con il cambiamento. Domenica scorsa nel corso dell’Angelus quando menzionava delle sofferenze del sacerdote parlava di sé, delle sue ali, fede e ragione che si fondono insieme in un unico corpo, come abbiamo imparato dai suoi libri nei principi inopinabili da trasmettere al mondo. La fede e la ragione sono infatti due ali che portano entrambe a Dio (fin da “Fides et Ratio”, 1998, XIII Enciclica di Giovanni Paolo II). Un atto eroico quello di ammettere limiti legati alla sua fisicità fino all’inadeguatezza a condurre la Chiesa che il Santo Padre ha voluto dimostrare con sentimenti indicibili, senza volere dare moniti ma da inevitabile ammonimento anche a coloro che nella società civile e politica sono troppo legati al potere, a qualunque costo attaccati alla loro poltrona. Non c’è da parlare, c’è da riflettere e per chi ha fede c’è da pregare. Ha affidato il suo gesto e la Chiesa alla Madonna di Lourdes, nella giornata a Lei dedicata, l’11 febbraio 2013, in ricordo anche del viaggio compiuto con Giovanni Paolo II quando il Beato si inginocchiò davanti all’altare nella grotta di Lourdes offrendo le sue sofferenze, il suo martirio a Nostra Signora di Lourdes. E non può essere un caso che l’ultima celebrazione con il collegio cardinalizio avvenga nel giorno delle ceneri.

All’unanimità, dapprima increduli, abbiamo compreso, a fatica, ma tutti, dai fedeli ai capi di stato, e rispettato il segno di un Pontefice che continuerà con la preghiera e lo studio a servire la sua Chiesa. Così fece seicento anni fa Celestino V, sulle cui spoglie il Papa si recò dopo il terremoto di L’Aquila nella Basilica di Collemaggio per donare il pallio a quell’antico predecessore che si ritirò a vita ascetica e di cui ancora oggi, santo, percorriamo le vie della Perdonanza, quelle orme di perdono e di indulgenza plenaria celestiniana, a tutti, come indulgenza plenaria viene significativamente concessa già nella Porziuncola ad Assisi. Due luoghi, L’Aquila e Assisi, uniti nel tempo. Un insegnamento universale quello di Benedetto XVI, un terremoto spirituale che unisce non divide, per apprezzare ciò che di bello e rivoluzionario è stato fatto in questi otto anni di Pontificato – a cominciare ad esempio allo spostamento della formazione dei futuri ministri della Chiesa dalla Congregazione dell’Educazione Cattolica alla Congregazione per il Clero per una preparazione ancora più specifica – e che costringerà tutti a cospargersi il capo di cenere e ricominciare da capo, confidando nello Spirito Santo che aleggerà sul Conclave, a metà marzo.

Siamo stati accanto a Benedetto XVI nel bene, in tutti gli incontri con i giovani, in tutte le occasioni di festa in Cristo, nelle canonizzazioni, nelle consacrazioni e nel male che ha indebolito la Chiesa come l’indicazione dei casi di pedofilia, di superficialità, lotte di potere, di negligenza. Uniti nell’informazione corretta in rete per favorire scelte giuste. E siamo stati così attenti e fiduciosi nella sua guida, a ben vedere, che abbiamo non solo continuato positivamente a documentare i fatti della Chiesa e della vita cattolica nel mondo ma abbiamo anche scritto un libro nell’Anno sacerdotale “Gocce di Sorgente, Esempi Vocazionali” una raccolta di testimonianze virtuose per le vocazioni, seminaristi e sacerdoti presentata dalla Segreteria di Stato. Modelli, come Papa Benedetto XVI, che sappiamo ci traghetteranno alla Chiesa del futuro, unita, in un solo corpo, tra Oriente e Occidente, anche nei momenti di transizione, in Cristo.

Ed è a Cristo non solo a Maria che Benedetto XVI ha affidato la Chiesa nell’omelia della Celebrazione delle ceneri anche con queste parole: “Laceratevi il cuore, non le vesti – ha detto il Papa. Molti sono pronti a ‘stracciarsi le vesti’ di fronte a scandali e ingiustizie – naturalmente commessi da altri –, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio ‘cuore’, sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta”.

Viviana Normando

 Cosa accade in questi giorni

 Benedetto XVI non fa più parte del Collegio Cardinalizio, dall’elezione del 19 marzo 2005 e nel quale a norma del Diritto Canonico non rientrerà dopo il 28 febbraio, data nella quale diventa operativa la rinuncia al Pontificato annunciata.

Giovedì 14 febbraio il Papa incontra, ancora in Vaticano, i parroci di Roma. Domenica si svolge un atteso Angelus in piazza San Pietro, quindi la sera prendono il via gli esercizi spirituali in occasione della Quaresima della Curia romana cui prende parte il Papa e che sono predicati dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura. In quella settimana sono sospese tute le attività e le udienze del Pontefice come avviene normalmente. Domenica 24 febbraio si svolge un nuovo Angelus – l’ultimo del pontificato – e mercoledì 27 l’ultima udienza generale alle quale prendono parte rappresentanze diplomatiche, cardinali, vescovi e molte altre personalità. A metà marzo circa è previsto il Conclave per la nomina del nuovo Sommo Pontefice.