Redazione Il Vaticanese

Benedetto XVI: “coltivare il dono dell’umiltà”, all’incontro con il presbiterio romano

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Il Sommo Pontefice Benedetto XVI

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI

A cura di Mons. Renzo Giuliano – Ogni  incontro tra il Santo Padre ed il presbiterio di Roma si muove sempre sulla manifestazione  di un affetto spirituale che motiva una intensa riflessione pastorale, come ancora è accaduto per l’inizio della Quaresima nel dono di una “lectio divina” sul testo paolino di Efesini 4,1-16. La paternità del cuore di Benedetto XVI si è aperta anzitutto nella trasmissione della Parola di Dio, secondo la più pura, come la più semplice ed antica, forma di crescita con essa, rendendola sostegno al cammino presbiterale ed insegnamento di quale fondante cibo nutrire prioritariamente i fedeli.

La Lectio divina offerta dal cuore e dalla dottrina del Papa ha offerto punte di interesse per la lettura dell’oggi del mondo e del servizio di evangelizzazione della Chiesa. L’ascolto orante e vitale della Parola illumina la finalità del servizio del sacerdote come del fedele cristiano: “con forza entrare in questo nostro tempo … per fare andare avanti il Regno di Dio” – introduce il Papa – . La lettura sapienziale, legandosi al tempo liturgico quaresimale che è propriamente battesimale, ha dato modo al Papa di offrire spunti spirituali e pastorali per quello che è il Programma diocesano annuale di Roma, che verte sull’Iniziazione cristiana, cammino “per divenire sempre più conformi a Cristo, divenire sempre più realmente cristiani”.

Il Papa ha chiarito con puntualità. “Battesimo e fede sono inseparabili” ; la fede è un atto ed un incontro profondamente personale con Cristo, e, di conseguenza,   è un atto “pieno di contenuto” che lo stesso Battesimo esprime: “la formula trinitaria è l’elemento sostanziale del credo dei cristiani”. Il Papa ha questa insistenza di riflessione giacchè constata che “un grande problema della Chiesa attuale è la mancanza di conoscenza della fede, è ‘l’analfabetismo religioso’. … Dobbiamo fare il possibile per un rinnovamento catechistico, perché la fede sia conosciuta e così Dio sia conosciuto, Cristo sia conosciuto, la verità sia conosciuta e cresca l’unità nella verità”.

Benedetto XVI, Il Cardinale Agostino Vallini, Mons. Renzo Giuliano

Benedetto XVI, Il Cardinale Agostino Vallini, Mons. Renzo Giuliano

Continuando su questa disamina, ancora ha evidenziato con determinatezza che “Non si può vivere in una fanciullezza spirituale, in una fanciullezza di fede: purtroppo, in questo nostro mondo, vediamo questa fanciullezza. Molti, oltre la prima catechesi, non sono più andati avanti; forse è rimasto questo nucleo, forse si è anche distrutto”. Il Papa augura “una fede adulta” e ne spiega il senso: “con competenza e con convinzione profonda, esporre e rendere presente la filosofia della fede – per così dire – la grande saggezza, la razionalità della fede, che apre gli occhi anche degli altri, che apre gli occhi proprio su quanto è buono e vero nel mondo”; in una sintetica espressione: “essere capaci di rispondere alle sfide del nostro tempo”.

La vera età adulta si configura e configura come essere verità nella carità, sintesi inscindibile: “la carità è la legittimazione della verità … la carità è il frutto della verità … dove è la verità nasce la carità”. E oggi? “nonostante i fatti negativi, il frutto della carità è sempre stato presente nella cristianità e lo è oggi!”. Il Papa sostiene così una visione di reale speranza e fonda la responsabilità sull’ascolto della chiamata divina, sia quella prima del Battesimo, sia quella del servizio ecclesiale, sia la “chiamata alla speranza” in un “cammino verso il futuro, verso il rinnovamento del mondo, e un cammino nel ‘noi’ dei chiamati che chiama altri, fa ascoltare loro questa chiamata”.

Quali le virtù che alimentano questo cammino di speranza? Come indica San Paolo nel brano biblico, esse sono: umiltà, dolcezza, magnanimità, accettare l’altro; e “tutte queste virtù sono anche virtù dell’unità” per arrivare a quell’unità di una sola fede e di un solo Battesimo che, nell’amore, realizzano l’unico Corpo di Cristo.

Nell’ascolto del Papa e del suo essere servo che sa porgere al suo clero il cuore della Parola di Dio, spada a doppio taglio per chi ha ascoltato e per le comunità che si avvantaggeranno di questa profondità viva di ‘lectio divina’, la comunione ecclesiale raggiunge una sua consistente qualità testimoniante e produce la gioiosa ripresa di senso della vita di servizio in Cristo. Qui siamo nel cuore della missione di fede cristiana annunciata con lucidità spirituale secondo le linee della teologia paolina e del tempo quaresimale-pasquale-battesimale della Chiesa.