Redazione Il Vaticanese

Malasanità in Calabria: telecamere in sala operatoria?

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Malasanità in Calabria: telecamere in Sala Operatoria?

“Cercare di migliorare il sistema sanitario offrendo maggiori garanzie sia agli utenti sia alla classe medica e agli operatori sanitari”. Questo l’obiettivo della proposta di legge regionale in discussione in Calabria sull’”Istituzione del servizio di videosorveglianza nelle sale operatorie”, che prevede l’installazione di telecamere per riprendere tutte le fasi delle attività chirurgiche. Le immagini acquisite dall’impianto di videosorveglianza devono essere obbligatoriamente registrate e conservate secondo legge e il trattamento dei dati dev’essere consentito unicamente in presenza di una preventiva autorizzazione del soggetto destinatario della prestazione sanitaria.

Non è uno strumento valido. 
“Che il diritto alla salute in Calabria, come in ogni altra parte del mondo, debba essere sempre tutelato è al di fuori di ogni dubbio”, sottolinea Aldo Foscaldi, presidente dell’Associazione medici cattolici della Calabria, per il quale tuttavia l’utilizzo delle videocamere in sala operatoria “non è uno strumento valido per migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie e per tutelare la salute dei cittadini”. Anzi, “l’eventuale installazione potrebbe ottenere l’effetto opposto a quello sperato mettendo a rischio la serenità e la concentrazione degli operatori sanitari”. I percorsi da seguire per ottenere una sanità “qualitativamente migliore” sono altri, precisa Foscaldi citando una “formazione competente degli operatori sanitari attraverso corsi obbligatori organizzati dagli enti preposti”, “strutture sanitarie adeguate e sottoposte a controlli di qualità da parte di organi preposti”, “controlli di qualità sulle prestazioni sanitarie effettuate e riconoscimento alle unità operative che raggiungono tali obiettivi”, “maggiore obiettività e responsabilità degli organi di stampa che mettono in risalto eventuali casi di malasanità (anche quando non lo sono) e omettono di evidenziare la buona sanità che anche in Calabria viene erogata”, “far crescere nei cittadini una cultura di fiducia nella sanità calabrese per rallentare il ricorso alla denuncia facile”.

Superare la diffidenza. 
Per don Antonio Martello, direttore della pastorale sanitaria della Conferenza episcopale calabra, “non si risolvono i casi di malasanità con queste iniziative” ma “servono strumenti per fare buona sanità”. “Sbaglia chi pensa che i problemi della sanità siano oggi solo di carattere economico e organizzativo. C’è, piuttosto, una crisi profonda legata alla perdita di relazioni umane fra medico e paziente”, spiega Nicola Cosentino, cardiologo presso l’ospedale di Cariati (Cs), rilevando che “appare irrimediabilmente compromesso quel patto non scritto, fondato sulla fiducia, che per millenni ha reso possibile l’arte della buona medicina. Se la nuova realtà scientifica, il facile accesso alle informazioni e una sempre maggiore attenzione ai temi della salute, hanno giustamente mandato in soffitta l’approccio ‘paternalistico’ (che poneva il malato alla esclusiva mercé del medico), quella che ora sembra emergere è una situazione di reciproca diffidenza, talvolta di ostilità”. “Da un lato la crescita esponenziale del contenzioso giudiziario per sospetti casi di malasanità” e dall’altro “la medicina difensiva. I sanitari, nel tentativo di tutelarsi per eventuali questioni medico-legali, sottopongono i malati a una serie infinita di procedure ed esami in gran parte inutili e talvolta anche dannosi”. Per cui, osserva Cosentino, “si può ben immaginare quale potrebbe essere lo stato d’animo del chirurgo ‘video-sorvegliato’ e come, inevitabilmente, scatterebbero in tutta l’équipe i meccanismi psicologici propri della medicina difensiva”.

I malati non si sentano numeri. 
“È tutta da verificare, anche sotto il profilo tecnico – spiega il medico – la possibilità di video-documentare in modo completo ogni passaggio e tutti gli accadimenti che si verificano durante una seduta operatoria. Si può capire l’esigenza da cui parte la proposta. Gli episodi di presunta malasanità calabrese diventano facilmente notizia di tiratura ‘nazionale’ e un’immediata conoscenza della verità sarebbe davvero auspicabile. Eppure, a parte le degenerazioni dell’informazione, non mancano già ora gli strumenti d’indagine per fare chiarezza, anche rapida, nei singoli casi. Quello che resta, invece, è il problema di fondo di come ricreare fiducia tra il paziente (con i suoi familiari) e il medico (e il sistema sanitario)”. Un problema che in Calabria assume “connotazioni assai più rilevanti”, e per questo occorrono iniziative per “modificare atteggiamenti e modi di pensare sia dei sanitari sia dei cittadini”. “Per cambiare rotta, il primo e più importante passo – conclude Cosentino – è quello di dare ai malati ragioni per credere in un sistema ‘amico’ su cui fare affidamento, anziché sentirsi un numero, un conto economico o, peggio, percepirsi come i soliti sfortunati a cui togliere anche l’essenziale per poter pagare le altrui inefficienze e disonestà”.

a cura di Raffaele Iaria

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