Redazione Il Vaticanese

Benedetto XVI indice Anno della fede

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Mons. Renzo Giuliano - Parroco della Basilica Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma

Roma: a cura di Mons. Renzo GiulianoBenedetto XVI indice un Anno della fede che avrà inizio l’11 ottobre 2012 e terminerà il 24 novembre 2013, un anno di intensa riflessione di vita spirituale che potremo preparare con particolare cura, posto il largo anticipo di annuncio dell’evento di grazia. Il Papa ci permette così di operare una serena, articolata e non precipitosa programmazione. L’occasione è data dalla volontà di ricordare il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II avvenuta esattamente l’11 ottobre 1962. Papa Giovanni XXIII quella sera pronunciò dalla sua finestra il memorabile discorso del cuore, in riferimento alla “Luna”, che commosse non solo i credenti, ma l’umanità intera. Per affidare alla Vergine Maria quell’evento storico, un mese prima, nel pomeriggio del 9 settembre 1962, il Papa si era voluto recare alla Basilica romana di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.

Alla decisiva memoria conciliare, Benedetto XVI unisce il ricordo della pubblicazione, nella stessa data, del Catechismo della Chiesa Cattolica avvenuta venti anni fa. Quindi all’evento dell’Anno della Fede, il Papa consegna anche il testo di una sua sicura ed ecclesiale riflessione per un autentico cammino di fede guidato dalla Chiesa. Il Papa afferma che “la conoscenza dei contenuti di fede è essenziale per dare il proprio assenso, cioè per aderire pienamente con l’intelligenza e la volontà a quanto viene proposto dalla Chiesa” (10) , ma unitamente ai contenuti della fede va compreso “l’atto con cui decidiamo di affidarci totalmente a Dio, in piena libertà” ( ivi).

La “Porta della fede”, così viene riconosciuta la Lettera Apostolica di indizione di questo Anno della fede, con tali caratteristiche di apertura alla grazia divina e di approfondimento sistematico dei contenuti della fede, ha lo scopo positivo primario di “riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo” (2), per “riscoprire la gioia del credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede” (7). La nuova evangelizzazione ha qui il suo fulcro di impegno assolutamente positivo, di espressione del “sì” più bello ed interessante per l’uomo. Il Papa Benedetto XVI basa la sua forte proposta sulla chiarezza di una analisi triste, ma non scoraggiante, del tempo presente. Con lucidità il Papa scrive: “Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato” (2) e parla di una odierna “profonda crisi di fede che ha toccato molte persone” (ivi). In queste parole o analisi sono echeggiate le indicazioni già pronunciate nell’ultimo viaggio papale in Germania ed in quello della Calabria, particolarmente nel luogo simbolo della Certosa di Serra San Bruno.

L’ambito della fede si confronta pure con il mondo della scienza ed in un passaggio di alto confronto leggiamo: “La fede si trova ad essere sottoposta più che nel passato a una serie di interrogativi che provengono da una mutata mentalità che, particolarmente oggi, riduce l’ambito delle certezze razionali a quello delle conquiste scientifiche e tecnologiche. La chiesa tuttavia non ha mai avuto timore di mostrare come tra fede e autentica scienza non vi possa essere alcun conflitto perché ambedue, anche se per vie diverse, tendono alla verità” (12). I campi di confronto della fede si aprono ad ogni dimensione e considerano anche il “preambolo della fede” che riguarda quelle persone che “sono comunque in una sincera ricerca del senso ultimo e della verità definitiva sulla loro esistenza e sul mondo” (10), aiutati dalla stessa ragione dell’uomo a cercare in pienezza il mistero di Dio. L’intero percorso di questa “porta della fede” ci porrà dinanzi a quelle vie che indicano un percorso di tutta una vita. Per i cristiani un intero anno di ricomprensione della loro fede e di ricomprendersi vitalmente in questa fede, come testimonianza sia personale che di impegno pubblico, faciliterà la possibilità di cogliere i segni reali dei tempi che essi vivono nel loro oggi e manifestarsi un “segno vivo della presenza del Risorto nel mondo” (15) ed essere dono di futuro e di amore autentico e duraturo. Sullo stile del Papa Benedetto, questa Lettera Apostolica presenta una sua struttura ben solida nell’accompagnamento alla comprensione dell’evento annunciato e proposto a tutta la Chiesa e nelle mete da raggiungere per “quel rinnovamento della Chiesa che passa anche attraverso la testimonianza di vita dei credenti” (6). Abbiamo, dicevamo, un tempo sufficientemente adeguato per una seria programmazione dell’Anno della Fede e sentire la vocazione personale a prepararsi a varcare la “porta della fede”.

 

 

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