La Scomparsa di Fra Modestino

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Leggendo una delle tante riviste di gossip, del tutto inutili ed a mio avviso diseducative, non offrendo alcun insegnamento valido per i giovani, pubblicizzando soltanto modelli di vita estetica futile e vanesia, legata soltanto all’effimero inconsistente, mi sono imbattuto sfogliando, con grande sorpresa, in un articolo dedicato alla scomparsa di Fra Modestino, un piccolo semplice fraticello del convento di S. Giovanni Rotondo amico di S. Padre Pio cui era devotissimo.
Debbo dire, per lealtà, che l’articolista ha ben rappresentato la figura di questo oscuro frate laico che per tutta la sua vita non ha avuto nemmeno la gioia di celebrare la S. Messa né di poter confessare, divenuto proprio per la sua grande innocente modestia figlio spirituale di Padre Pio che prima di morire gli donò l’oggetto cui era più affezionato, il santo rosario da lui portato con sé sempre. Questo piccolo, ma grande uomo, percependo la grandezza del Santo che gli era vicino ebbe l’autorizzazione ad iniziare quella che riteneva una grande missione e con il benestare di Padre Pio, iniziò a seguire coloro che volevano diventare “figli Spirituali di Padre Pio” e lo fece sempre con grande dedizione, sino a che la malattia, accettata con amore, giunta all’epilogo, non lo ha poi riavvicinato al suo santo padre spirituale.
Una storia semplice, modesta come il nome del nostro frate, ma che cozza violentemente con tutte le altre storie riportate nel settimanale, per la grandezza morale smisurata che sovrasta, intimidisce ed impoverisce incomparabilmente le fatue inconsistenti gioie rappresentate nelle foto delle bellissime donne e degli altrettanto aitanti giovanotti, tutti ripresi in un sorriso stereotipato fatuo sicuramente non paragonabile a quello che Fra Modestino riusciva ad avere nei 42 anni di convento accanto al padre spirituale S. Padre Pio.
Bravo direttore, questo articolo che ha colpito me, avrà forse avuto anche nei giovani lettori del Suo settimanale lo stesso effetto nel valutare i veri valori della vita.

Giovanni Borrelli  

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