Redazione Il Vaticanese

Testamento biologico: legge giusta da difendere

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In piena armonia con il contenuto del testo, Il Vaticanese.it, pubblica l’articolo inviato da Mons. Paolo Mancini sul tema del Testamento Biologico.

“A partire dal 21 febbraio prossimo la Camera dei Deputati sarà chiamata a discutere e votare la legge sul testamento biologico. Già durante l’esame al Senato questo provvedimento ha suscitato un grande interesse nell’opinione pubblica, trovando ampio spazio nei programmi televisivi e sui giornali, ed è facilmente immaginabile che anche la prossima discussione parlamentare susciterà nuovamente un’ampia discussione in cui si cercherà di favorire il principio di autodeterminazione, sganciandolo dalla contestuale tutela della vita. È questo un primo passo per favorire la legalizzazione dell’eutanasia in quella che viene definita la forma passiva ed omissiva, in nome di una falsa idea della pietà e della libertà.
È, dunque, necessario che tutti i credenti, illuminati dal magistero del Papa e dei Vescovi, sappiano difendere i punti qualificanti di una legge giusta e non confessionale, coerente con i principi della retta ragione oltre che con la fede cristiana. In particolare quanti operano nel mondo sanitario e toccano quotidianamente con mano quanto sia fragile la vita umana, dovrebbero favorire, attraverso l’organizzazione di possibili incontri e dibattiti, la conoscenza della delicatissima questione e il sostegno ai punti qualificanti della legge. Allo stesso tempo le comunità parrocchiali sono chiamate a un rinnovato annuncio del Vangelo della vita nelle diverse attività e nella catechesi.
È un impegno decisivo per il futuro nel nostro Paese perché, come ha recentemente ricordato il Santo Padre incontrando gli Amministratori di Roma e del Lazio, “la misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente” (Spe Salvi, 38).
È, quindi, opportuno che i Parlamentari si sentano sostenuti nel difendere una visione antropologica che ha come finalità ultima quella di difendere la dignità dell’essere umano anche quando è gravemente ammalato o afflitto da gravi disabilità”.

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